Pokémon Spada e Pokémon Scudo - recensione

Tra passato e futuro.

Il mondo dei Pokémon è meno accogliente di quanto si possa sospettare. Non solo i ragazzini vengono cacciati di casa non appena raggiungono la pubertà, ma vengono messi alla porta con un solo mostro tascabile nello zaino e una manciata di monete in tasca. Ad accoglierli c'è poi una terra piena di mostri piuttosto aggressivi e attaccabrighe, appostati anche negli angoli più sperduti in attesa che qualcuno incroci il loro sguardo.

Non stupisce, quindi, che i ragazzini crescano un po' strani e passino il loro tempo a catturare e collezionare le straordinarie creature che vagano indisturbate per la loro terra. Non contenti le usano persino per mettere in scena combattimenti clandestini il cui scopo è ottenere i soldi necessari per sopravvivere.

Coloro che riescono ad uscirne vivi diventano talmente famosi e temuti da essere ritenuti delle vere e proprie celebrità da invitare in televisione.Eroi ai quali chiedere aiuto per sistemare i disastri che scienziati pazzi o deviati mecenati immancabilmente scatenano. A tutto ciò vanno aggiunti fastidiosi personaggi che seguiranno ostinatamente questi ragazzini per tutto il loro viaggio, continuando a prendere sonore scoppole, nonostante i proclami di grandezza.

Insomma, essere allenatori di pokémon non è facile come potrebbe sembrare all'apparenza.

Vista con occhi disincantati, il canovaccio che sta alla base di ogni episodio della serie Pokémon non ha molto senso. Anzi, sembra piuttosto diseducativo. Però sono circa 25 anni che ogni dodici mesi ci ricaschiamo e ci tuffiamo anima e corpo alla scoperta delle nuove avventure che Nintendo e Game Freak hanno confezionato per noi. Perché queste strambe contraddizioni sono ormai parte integrante di universo estremamente riconoscibile, gestito da regole e abitudini molto particolari, rimaste immutate sin dal debutto su Game Boy. Un mondo ipercompetitivo, ma nel quale si sa accettare la sconfitta, non ci si approfitta della vittoria e si può essere amici del proprio rivale.

In Pokémon Spada e Pokémon Scudo, i due nuovi videogiochi che danno il via all'ottava generazione di mostri tascabili, le tradizioni immutabili della serie si scontrano frontalmente con le tante innovazioni degli ultimi anni, provando ad abbracciare un pubblico che va dall'adulto che è fan sin dai tempi del Game Boy al ragazzino che si è avvicinato grazie ai cartoni animati o a Pokémon Go e Masters. Il risultato è un mix strano che a volte riesce ad amalgamare alla perfezione queste tante anime dei Pokémon, evidenziando in maniera chiara quello che dovrebbe essere il futuro del brand. Talvolta, invece, il risultato è meno convincente, soprattutto quando Game Freak dà l'impressione di essere ancora troppo legato a schemi e tecnologie del passato.

Durante la nostra recensione ci è sembrato che il team giapponese non abbia avuto sufficiente tempo per includere tutto quello che avrebbe voluto all'interno di Pokémon Spada e Pokémon Scudo. I combattimenti, per esempio, sono ancora estremamente statici, lontani anni luce da quelli spettacolari visti negli anime e nei film ispirati al videogioco. Il passaggio al 3DS prima e a Switch ora -ricordiamo che Pokémon Spada e Pokémon Scudo sono comunque il secondo capitolo giunto sulla console ibrida dopo Let's Go Pikachu ed Eevee- ha costretto il team ad abbandonare i modelli bidimensionali e a creare delle animazioni un po' più convincenti per alcune tra le mosse più spettacolari. Ma evidentemente il lavoro di conversione, per qualche strana ragione, non è ancora completo.

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I tre starter sono piuttosto carini, peccato che il design delle evoluzioni non sia convincente.

Durante la trasformazione Dynamax, il potere specifico della regione di Galar che consente ai pokémon di diventare giganteschi e potentissimi per tre turni, si può cominciare ad intuire dove potrà arrivare la serie in un prossimo futuro. I modelli poligonali sono enormi, dettagliati, colorati in maniera eccezionale. Allo stesso modo le mosse sono esagerate, spettacolari e viscerali.

Poi però si seleziona un "Doppio calcio" o si fallisce una mossa e tutto quello che si ottiene è un sussulto da parte del pokémon. Non ci sono segni della lotta o degli effetti di stato. È ancora tutto come 20 anni fa, ci sono solo più dettagli da vedere. Lo stesso discorso vale per il gameplay: si tratta sempre del solito, profondissimo sistema a turni che basa il suo successo su di un intricato schema di punti di forza e debolezze. In combattimento ogni pokémon ha ha disposizione solo quattro mosse tra le quali scegliere, frutto della selezione operata dal suo allenatore durante la sua crescita. Lo stesso mostro tascabile, infatti, può avere un set di mosse completamente differente da un suo simile, in base al suo ruolo all'interno del team o, in Pokémon Spada e Pokémon Scudo, a seconda del suo compito durante i Raid Dynamax.

Una delle novità più interessanti del gioco, infatti, è la possibilità di affrontare delle sfide contro speciali pokémon Dynamaxati (o Gigamaxati, ovvero che non solo diventano più grossi, ma cambiano anche aspetto) in compagnia di altri tre giocatori. In queste occasioni si avranno un massimo di 10 turni o quattro svenimenti per cercare di sconfiggere l'avversario. Lo scopo è di ottenere rari oggetti utili ad addestrare i propri pokémon oltre che di catturare queste speciali creature. Alcune di loro, infatti, saranno molto rare se non addirittura assenti a Galar e l'unico modo per averle sarà durante i raid.

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Le Terre Selvagge sono un'idea incredibile, non sviluppata come avremmo voluto.

Contro i mostri più forti, quindi, non basterà semplicemente scatenare le proprie mosse più letali, ma si dovrà essere in grado di mantenere in vita i propri compagni, a meno di voler veder arrivare un KO prematuro. Una sorta di specializzazione dei pokémon in questo senso potrebbe aiutare durante le lotte più dure, dato che ci si potrebbe concentrare a curare e difendere i compagni. Una meccanica classica nei giochi di ruolo canonici, ma piuttosto rivoluzionaria per la serie, dato che dona un ulteriore strato di profondità a tutto il sistema creato da Game Freak.

Anche in questo caso, però, si nota come lo sviluppatore giapponese viaggi sempre col freno a mano tirato. Le Terre Selvagge, l'area open world nella quale è possibile trovare i Raid Dynamax sono una trovata estremamente interessante, ma che è afflitta da alcuni problemi strutturali e tecnici. Innanzitutto sono talmente piene di pokémon da sembrare una sorta di supermercato: si arriva in una zona, si fa scorta dei tantissimo pokémon che saltano fuori dai cespugli e ci si sposta all'area successiva. Inoltre dopo aver sbloccato un potenziamento della bicicletta le Terre Selvagge non hanno più segreti da svelare: tutte le zone sono facilmente raggiungibili in poche pedalate e attraversarle da nord a sud richiede solo qualche minuto. Al momento non ci sono attività settimanali, raid speciali o altro. È tutto dettato dalla fortuna. Non ci sono nemmeno aree staccate o nuove mappe da scoprire.

È possibile solo partecipare a brevi corse in bicicletta e poco altro, quando invece le potenzialità per una struttura "alla Destiny", con missioni dalla complessità crescente o scandite da una precisa scelta editoriale, erano proprio dietro l'angolo e sarebbero state esaltanti. A questo aggiungiamo qualche problema tecnico di troppo, come rallentamenti e pop-up selvaggio e si ha l'impressione di un potenziale enorme che è andato in gran parte sprecato.

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Le battaglie negli stadi sono spettacolari, peccato che siano ancora molto statiche.

In alternativa sarà possibile utilizzare l'Y-Comm per partecipare ai raid scovati dagli altri giocatori. In questo caso occorrerà essere abbastanza veloci da rispondere celermente alla chiamata alla armi o capiterà spesso di trovare la stanza già chiusa. Non ci sono funzioni di matchmaking che mettono direttamente in coda per il raid successivo.

A fare da contraltare alle Terre Selvagge c'è la parte "civilizzata" di Galar. Strutturata come i classici giochi dei pokémon con percorsi numerati che uniscono le città, Galar è chiaramente ispirato al Regno Unito. Verdi e curate campagne si alternano a città industriali dallo stile vittoriano, ricche di boutique nelle quali cambiare aspetto al protagonista o comprare rimedi per i propri pokémon.

I percorsi sono come al solito aree tematiche che consentono di catturare pokémon di una tipologia specifica, mentre sono le palestre il vero fulcro della storia. Ognuna di esse, infatti, chiederà di superare una prova specifica, diversa per ogni città, prima di farci combattere col suo capo. Lo scontro finale, poi, sarà combattuto all'interno di uno stadio gremito di spettatori e caricato di energia Dynamax.

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Molti dei pokémon più amati sono presenti nel gioco, peccato che non sia presente l'intero pokédex.

Gli scontri coi capipalestra diventano quindi un momento davvero esaltante, che ricorda da vicino alcuni scontri vissuti da Ash e company all'interno dell'anime. Durante queste battaglie, oltretutto, si avrà l'occasione di Dynamaxare un pokémon per tre turni. Questa nuova mossa aggiunge un piccolo elemento tattico all'interno dello scontro. Avendo solo tre turni a disposizione occorre capire quando usare il potere Dynamax per ottenere il massimo vantaggio. Sempre considerando che i vari capipalestra lo utilizzeranno sempre con l'ultimo mostro tascabile.

Dopo il giro delle palestre e il torneo degli sfidanti si avrà la possibilità di sfidare il tamarrissimo campione di Galar e, eventualmente, prendere il suo posto. A quel punto partirà un'ulteriore torneo grazie al quale mettere alla prova i propri pokémon prima di lanciarsi nelle competizioni online contro i giocatori più forti del pianeta.

A fare da collante al tutto c'è un intelligente ripensamento di tutte le funzioni necessarie per allenare e gestire la propria squadra. In qualunque punto della mappa, per esempio, è possibile accedere al proprio box per fare una sostituzione al volo dei pokémon attivi, fermarsi in campeggio in modo da recuperare un po' di energie, o prendere un taxi per spostarsi in una delle città già visitate.

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Zacian e Zamazenta sono i due pokémon leggendari che hanno ispirato il nome del gioco.

Presso i centri pokémon, inoltre, sarà possibile inviare i propri mostri tascabili in una pletora di differenti missioni utili a migliorare qualche statistica specifica, recuperare oggetti o ad accumulare semplicemente esperienza.

A questo aggiungiamo una direzione artistica davvero convincente che al netto di un numero esiguo di filmati e dell'assenza di qualunque tipo di doppiaggio, ha creato una delle regioni più belle ed interessanti della storia del franchise. La potenza di Switch è stata sfruttata per creare paesaggi incantevoli che si perdono a vista d'occhio, design dei pokémon ancora più elaborati e per portare su schermo una palette cromatica accesa ed ispirata.

Il design dei nuovi pokémon è generalmente molto buono, così come le varianti di Galar dei mostri tascabili sono decisamente interessanti. Peccato per l'assenza dell'intero Pokédex, ma anche con queste defezioni sarà difficile incontrare due volte lo stesso pokémon durante l'avventura pricipale.

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Il design è eccellente e Galar è una regione bellissima da visitare.

Il gioco, inoltre, gira piuttosto solidamente in tutte le situazione (Terre Selvagge escluse) e rappresenta un bel passo in avanti fatto rispetto a Let's Go Pikachu e Let's GO Eevee. Peccato però che le innovative funzionalità di questi spin-off non siano state integrate anche in questo capitolo (connessione con Pokémon Go, controlli di movimento). Si trattava di novità che aiutavano ad accogliere quei fan provenienti da altre esperienze pokémon e che non snaturavano eccessivamente la natura della serie.

In definitiva il vero difetto di Pokémon Spada e Pokémon Scudo è il non essere stato abbastanza ambizioso. Tutte le novità introdotte, infatti, lasciano solo intuire quante potenzialità ancora inespresse la serie di Game Freak ha. Le Terre Selvagge sono un'idea incredibile che, se correttamente sviluppata, può dar vita ad un'esperienza online definitiva, nella quale gli allenatori di tutto il mondo possono esplorare una landa aperta e incontaminata alla ricerca dei pokémon più rari. Gli stadi e le lotte Dynamax pongono invece l'accento sul lato competitivo del gioco. Gli scontri tra i giocatori sono finalmente spettacolari e dotati di una cornice all'altezza. Peccato che non tutte le mosse abbiano un'animazione specifica e che le battaglie siano ancora un po' troppo statiche.

Per il resto si tratta di un episodio solido, piacevole da giocare, con tante novità pensate per semplificare la vita di ogni allenatore, così da potersi concentrare ad allevare pokémon sempre migliori e a riempire il proprio pokédex.

Pokémon Spada e Pokémon Scudo, quindi, non sono perfetti. Non sono i migliori episodi della serie, ma hanno gettato -si spera- delle solidissime fondamenta sulle quali sviluppare i prossimi 25 anni di mostri tascabili.

8 /10

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Riguardo l'autore

Luca Forte

Luca Forte

Redattore

Luca si divide tra la gestione del ruspante VG247.it e l'infestare Eurogamer con i suoi giudizi sui giochi sportivi, Civilization, Fire Emblem, Persona e Football Manager. Inviato d'assalto, si diverte a rovinare le anteprime video dei concorrenti di tutto il mondo in modo da fare sembrare le sue piů belle.

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