Resident Evil 5 e 6 (Switch) - recensione

La saga è quasi completa anche sulla portatile di Nintendo.

Era inevitabile che prima o poi anche il quinto e sesto capitolo old-gen della saga di Resident Evil arrivassero su Nintendo Switch. Era altrettanto inevitabile che tutti noi ci chiedessimo se era davvero necessario portare anche questi due criticatissimi episodi sulla console ibrida di Nintendo.

Dopo averli rigiocati per l'ennesima volta diamo una risposta che è anche la più scontata: no, non era assolutamente necessario in quanto nessuno dei due giochi porta effettive novità ai capitoli originali... anzi.

Ma andiamo con ordine e partiamo da Resident Evil 5, il capitolo "meno" controverso dei due usciti sull'eShop Nintendo. Con questo gioco Capcom ha tentato di rafforzare e migliorare quando di buono fatto con il quarto capitolo, riuscendo solo in parte a rinfrescarne la formula ma finendo per peggiorare l'equilibrio quasi perfetto di RE4 con una virata secca verso il genere action-sparatutto... che purtroppo degenera del tutto con il titolo successivo.

Ne sono protagonisti un Chris Redfield sotto pesanti dosi di steroidi e la new entry Sheva Alomar, sua compagna d'avventura nella B.S.A.A., organizzazione preposta al rintracciamento ed estinzione delle residue armi biologiche create dalla Umbrella che vengono vendute al mercato nero. La loro ultima indagine li porta in Africa, dove l'ennesima mutazione del virus originario ha creato un esercito di Majini, una nuova generazione di zombie molto più intelligenti, reattivi e soprattutto veloci.

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Chris Redfield contro una locusta gigante... o è un Troll di caverna del Signore degli Anelli? Resident Evil 6, meglio dimenticare.

Il resto della storia probabilmente già lo sapete o preferite scoprirlo da soli, quindi passiamo al sodo. Resident Evil 5 include una lunga campagna che può essere giocata anche interamente in coop. Se ne avete la possibilità vi consigliamo di sfruttare questa modalità perché in singolo l'Intelligenza Artificiale di Sheva non brilla di certo e spesso tende non solo a non dare una mano con l'orda di nemici che vi verrà vomitata contro, ma anche ad arraffare tutti gli oggetti che si trovano in giro o ad usare gli oggetti di cura quando non ce ne sarebbe bisogno.

Fortunatamente è possibile gestire manualmente gli inventari dei due personaggi ma alla lunga questo elemento diventa a dir poco fastidioso. In aggiunta troviamo anche una modalità multiplayer e ovviamente anche tutti i DLC usciti a suo tempo sulle altre piattaforme.

Questi includono anche due mini avventure single-player, Incubo Senza Uscita e Una Fuga Disperata, che riportano sotto i riflettori un'altra vecchia conoscenza dei fan, Jill Valentine, e introducono un altro membro della B.S.A.A., Josh Stone.

La prima, della durata di circa un'ora, è per certi versi migliore della campagna principale in quanto riporta il gameplay ad uno stile ibrido tra quello dei vecchi Resident Evil e l'evoluzione del quarto capitolo. La seconda invece si svolge in contemporanea con gli eventi di RE5 e il suo stile di gameplay è molto più simile a quello del gioco originale.

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Essendo un sequel diretto, in Resident Evil 5 non mancano riferimenti al quarto capitolo, in particolare a Las Plagas e a Leon Kennedy.

Di "ciccia" insomma ce n'è tanta e come sempre poterla giocare in mobilità su Nintendo Switch rappresenta sia un plus non indifferente che un problema. I tasti dorsali dei due JoyCon infatti non rappresentano il sistema di input migliore del mondo e, specialmente nelle fasi più concitate, risultano decisamente scomodi. Le versioni Switch di entrambi i titoli hanno come unica novità la presenza dei controlli giroscopici che permettono di mirare con sorprendente precisione alle teste dei nemici, ma risultano quasi del tutto inutili quando la situazione diventa particolarmente movimentata.

A Resident Evil 6 non vorremmo concedere più di tanto spazio perché in fondo cosa dovremmo aggiungere a quello che è già stato detto e ridetto negli ultimi anni? Si tratta di un titolo fallimentare praticamente sotto ogni punto di vista, del quale salveremmo al massimo la porzione di avventura di Leon e parte di quella di Ada. Il capitolo che vede protagonista Chris Redfield sarebbe più adatto come spin-off di Gears of War ed è quanto di più distante dallo spirito di Resident Evil si possa immaginare.

Per quanto riguarda l'esordio del figlioccio di Albert Wesker, non possiamo che tirare le orecchie al mutato paparino, il quale avrebbe fatto meglio ad insegnare all'irrequieto figlioletto come si entra in scena e soprattutto come si mantiene alta la tensione in un action game che di horror ha davvero poco o niente. Meglio dimenticarlo subito come facemmo all'epoca della sua uscita originale, anche perché il porting su Switch è tutt'altro che memorabile e sfigura quasi con le versioni old-gen.

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La campagna di Leon Kennedy è forse l'unico pezzo del sesto capitolo che si salva, un po' poco per un franchise così prestigioso.

Tecnicamente parlando sia RE5 che RE6 soffrono i loro anni una volta "sparati" su un pannello di dimensioni maggiori in modalità docked, mentre risultano più che piacevoli con la console in versione portatile. Nonostante tutto Resident Evil 5 merita ancora di essere giocato. Il sesto capitolo, invece, era e rimane il più deludente gioco della serie "regolare", un brutto incubo che speravamo di dimenticare per sempre ma che Capcom continua purtroppo a ricordarci ad intervalli regolari.

La media voto tra i due è una stiracchiata sufficienza ma se fossimo in voi prenderemmo in considerazione solo l'acquisto dell'avventura di Chris e Sheva... magari quando scenderà un po' di prezzo dagli esosi 30 Euro richiesti al lancio.

6 /10

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Riguardo l'autore

Daniele Cucchiarelli

Daniele Cucchiarelli

Redattore

Lavora nel giornalismo videoludico da oltre 11 anni. Anche se tutti quelli che lo conoscono gli hanno consigliato di "trovarsi un lavoro serio", resta sempre fedele al suo primo amore.

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