Giochi del decennio: The Last of Us una lezione magistrale di narrazione silenziosa - articolo

Fate silenzio.

Con l'arrivo del 2020 abbiamo deciso di celebrare i 30 giochi che hanno lasciato il segno negli ultimi dieci anni. Potete trovare tutti gli articoli pubblicati nell'archivio dei Giochi del decennio, e leggere dell'idea da cui è nato il progetto nel nostro editoriale.

"È davvero tutto quello di cui dovevano preoccuparsi?" chiede Ellie, appollaiata su un copriletto macchiato sotto i manifesti sbiaditi di un adolescente ormai dimenticato da tempo. “Ragazzi? Film? Decidere quale camicia sta bene con quale gonna? È assurdo.”

The Last of Us reca impresso ciò che una volta era e che non sarà mai più. È un mondo così devastato dalla morte che ancora, decenni dopo, offre poco sollievo ai suoi sopravvissuti. Alcuni corpi marciscono sotto il sole di mezzogiorno, mentre altri, gonfi e umidi, si degradano nelle fogne. Altri ancora ne stanno seduti, a soffocare e decomporsi nei veicoli o si nascondono dietro le finestre sbarrate della periferia vuota. È un ricordo infinito ed implacabile di ieri che offre davvero poche speranze per il domani, ma questa è anche la realtà di Joel ed Ellie. L'intensità di questo mondo spezzato e di quest'uomo distrutto è riuscita ad emozionarmi in un modo che non mi sarei mai aspettato.

Non potevo però abituarmi alla vita di Joel fatta di ricerca di provviste e di crudeltà. Molto raramente mi sono sentito al sicuro in quella realtà. Ogni scontro, che si trattasse di umani o meno, sembrava troppo disperato e angosciante. Non sono riuscito a raccogliere gli sporchi resti della vita di qualcun altro, passando accanto a piatti di pietanze non finite e orsacchiotti o a candide foto di vacanze per frugare tra armadi e credenze in cerca di rifornimenti.

E cosa è accaduto a Joel, d'altra parte? La vita ha consumato qualunque cosa ci fosse prima di delicato e tenero in lui. Il dolore ha soffocato la sua umanità. È spietato ed egoista, crudele ed intransigente in un modo che raramente si è visto, completamente privo di umorismo e cuore: un sopravvissuto che tenta di sopravvivere quando non c'è più nulla per farlo.

Abbiamo trascorso molto tempo in compagnia di eroi imperfetti: i videogiochi ne sono pieni. Ma Joel è il più imperfetto di tutti e con una propensione scioccante alla violenza. La maggior parte di noi si sarebbe aspettata che avrebbe fatto la cosa giusta alla fine, ma… beh, non l'ha fatta. Non capisco davvero perché ne sono rimasto così sorpreso. Quell'atto egoistico finale era poi così inappropriato? Neppure Ellie che, nonostante tutto ha imparato ad amarlo, Ellie che ha sfondato ogni muro che lui ha interposto tra i loro cuori, neppure lei ha creduto alla fine alle sue bugie.

No, The Last of Us non è stata la prima incursione del settore videoludico nel mondo degli zombie e sì, utilizza un insieme di meccaniche che, seppur inserite in modo competente, restano sempre le stesse: craftare e potenziare, oltre ad un ordinario combat-system basato sulle coperture. Anche il tema dell'umanità come vero nemico non è particolarmente nuovo. Eppure The Last of Us resta l'unico gioco che è riuscito a farmi soffrire per personaggi che non ho mai incontrato, piangere in un modo che non mi era mai capitato e fare il tifo per un uomo distrutto e la sua “merce umana”.

Il vero trionfo di The Last of Us, tuttavia, è rappresentato dal fatto che anche se Ellie e Joel non aprissero mai la bocca, la loro storia avrebbe la stessa potenza (lo so, è offensivo persino immaginare questo titolo senza le voci del cast vincitrici del BAFTA, ma ascoltatemi un attimo). Vedete, questo gioco resta altrettanto potente grazie alla sua costruzione del mondo, alla sua sceneggiatura e alle performance VO. È una vera e propria lezione magistrale di environmental storytelling. Per ogni chiara rappresentazione della vita post-apocalittica, ci sono cinque segreti nascosti nei sorprendenti ambienti realizzati da Naughty Dog.

E oltre alla morte, vera e concreta, che sporca le strade e vacilla dietro di noi in corridoi pieni di spore (ho ancora gli incubi popolati da quel suono schioccante), questa storia parla anche della morte dell'innocenza. È una storia spietata, inquietante e profondamente cupa che racconta l'amore e la perdita e, oh mio dio, non vedo l'ora che arrivi il sequel.

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Riguardo l'autore

Vikki Blake

Vikki Blake

Redattore

When​ ​her friends​ ​were falling in love with soap stars, Vikki was falling in love with​ ​video games. She's a survival horror survivalist​ ​with a penchant for​ ​Yorkshire Tea, men dressed up as doctors and sweary words. She struggles to juggle a fair-to-middling Destiny/Halo addiction​ ​and her kill/death ratio is terrible.

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