Giochi del decennio: Dishonored mi ha insegnato che non esiste un modo giusto per giocare - articolo

Arte alternativa. 

Con l'arrivo del 2020 abbiamo deciso di celebrare i 30 giochi che hanno lasciato il segno negli ultimi dieci anni. Potete trovare tutti gli articoli pubblicati nell'archivio dei Giochi del decennio, e leggere dell'idea da cui è nato il progetto nel nostro editoriale.

La città di Dunwall è un paradosso. Il suono di passi disumani che echeggia contro il cielo livido e roditori di ogni dimensione e colore che corrono, ricoprendo silenziosamente i ciottoli con morte e malattia. È una vita estrema, questa, fatta di sfarzi e povertà, scienza e superstizione. Le donne bisbigliano e ridacchiano in sontuose sale da pranzo, le pesanti tende di seta sono ben serrate per nascondere i corpi emaciati dei cittadini morenti, là oltre il prato ben curato.

I giochi spesso ci toccano non solo per quello che sono ma per ciò che non sono e, per me, Dishonored è stato un gioco che è riuscito a rendere più fruibile un gameplay tradizionale in un modo che non avevo previsto. Ha infranto le aspettative, permettendomi di esplorare i dintorni malridotti e distrutti di Dunwall al mio ritmo e con il mio stile.

Dishonored, con il principio del "gioca a modo tuo", mi ha insegnato che non esiste un modo "corretto" di fare qualcosa in quel mondo. Non importa se facciamo schifo con lo stealth o se ci facciamo prendere dal panico con i combattimenti ravvicinati: ci sono tantissimi modi per progredire nei livelli e la cosa è sorprendentemente liberatoria.

L'atrio è protetto da un gruppo di Sacerdoti Sorveglianti? Alza lo sguardo e forse troverai un portico aperto. Stai lottando per riuscire a superare una pattuglia di Tallboy senza essere individuato? Una nuotata di mezzanotte a fianco ad una baleniera sul Wrenhaven e potresti riuscire a strisciare via senza essere visto. E dal momento che non esiste un'unica 'reale' soluzione in questo gioco, l'esplorazione (per non parlare della sperimentazione) è la nostra vera ricompensa.

Di conseguenza, Dishonored offre alcuni dei level design più belli che si siano mai visti, nonché alcuni dei più versatili. Questo titolo mi ha insegnato il valore di una finestra aperta e di un porta nascosta e ha instillato una sete di esplorazione che non ho mai dimenticato da allora. In tutta Dunwall si scorgono deliziosi ambienti a più livelli che eccellono nella narrazione visiva, e anche se mi lamento spesso di non avere abbastanza tempo per i più importanti giochi in uscita e per qualsiasi altra cosa che dovrei (vorrei) giocare, sono sempre lì pronta a ritornare con incredibile regolarità tra le pareti umide di quella città... E ancora, a distanza di molti anni, ogni gameplay è diverso dal precedente.

Dunwall è un personaggio di Dishonored tanto quanto il disonorato Corvo. Sebbene corrotto e avido, rinuncerà ai suoi segreti abbastanza prontamente se saremo pronti a lavorarci un po'. Per ogni indizio in cui ci imbatteremo nel sentiero battuto, ce ne saranno altri cinque da scoprire, e più esploreremo e più cose avremo da imparare. Dishonored è un viaggio da assaporare: nonostante la morte e la malattia, Dunwall è uno scenario curiosamente bello, un mondo che sfida il fascino convenzionale e riesce comunque ad affascinare lo stesso.

Se presi singolarmente, lo stile artistico unico di Dishonored, la pianificazione richiesta nell'azione, la storia avvincente e il design innovativo, sono tutti elementi piuttosto affascinanti. Se però vengono intrecciati insieme, si comprende immediatamente che Arkane è riuscita ad offrirci uno dei titoli più originali ed avvincenti in questi anni.

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Riguardo l'autore

Vikki Blake

Vikki Blake

Redattore

When​ ​her friends​ ​were falling in love with soap stars, Vikki was falling in love with​ ​video games. She's a survival horror survivalist​ ​with a penchant for​ ​Yorkshire Tea, men dressed up as doctors and sweary words. She struggles to juggle a fair-to-middling Destiny/Halo addiction​ ​and her kill/death ratio is terrible.

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