Golem - recensione

Da grandi poteri...

Che ci crediate o no sono passati già più di 3 anni da quando PlayStation VR si è affacciata sul mondo promettendo meraviglie e sollevando altrettanti dubbi. In questi 36 mesi abbondanti di grandi titoli ne sono arrivati parecchi, molti dei quali hanno contribuito a rendere questa prima uscita Sony nel mondo della realtà virtuale un discreto successo.

Sono stati parecchi anche i momenti di assoluto silenzio, con uscite scarse sia in termini numerici che di qualità. Poi però è quasi sempre seguito un guizzo, sotto forma di spettacolari corse futuristiche come in Wipeout Omega Collection o di eccellente (e stra-consigliato) shooter, come nel caso di Blood & Truth.

Proprio dallo scorso maggio, periodo di uscita dell'eccellente titolo firmato London Studio, le uscite di qualità si sono quasi del tutto fermate. Wolfenstein: Cyberpilot è andato ben al di sotto delle aspettative e l'esperienza visiva di Concrete Genie non è bastata a risollevare le agonizzanti sorti di questa prima generazione di PSVR.

A risollevare parzialmente il morale degli appassionati è arrivato L.A. Noire: The VR Case Files, ma si è trattato di un'oasi nel deserto. In attesa di capire se l'esperienza Iron Man VR sarà davvero all'altezza delle aspettative ci siamo giocati questo Golem, avventura narrativa annunciata un bel po' di tempo fa e arrivata proprio questi giorni sugli scaffali dei negozi.

Ne è protagonista un giovane di nome Twine, costretto su un letto da un brutto incidente che gli permette però di viaggiare con la fantasia. Durante uno di questi viaggi Twine scopre di essere membro dell'antica stirpe dei Dreamer e di avere dei poteri unici: può infatti entrare in un misterioso mondo parallelo al suo, e soprattutto può controllare un gigantesco e potente Golem con la forza della mente.

Come ormai anche i sassi sanno, da un grande potere deriva una grande responsabilità, e nel caso di Twine questa è relativa in quanto dovrà usare il suo potere per esplorare questo luogo mistico alla ricerca di indizi sulle sue origini, che sembrano legate all'antica terra dei Golem. Lo attendono grandi tesori, segreti e ovviamente pericoli, e voi dovrete aiutarlo facendo affidamento sui vostri PlayStation Move.

A tal proposito è bene aprire una parentesi. In un gioco del genere la comodità e l'immediatezza del sistema di controllo dovrebbero essere scontate, in fondo stiamo parlando di un'avventura dal ritmo non elevatissimo e i PlayStation Move ormai non dovrebbero più avere segreti per i team di sviluppo. In Golem invece le cose sono state inutilmente complicate, scegliendo un doppio binario.

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La mancanza di localizzazione in Italiano non è un grande ostacolo in termini di gameplay ma potrebbe farvi mancare qualche dettaglio narrativo.

Il primo prevede l'utilizzo di un unico PS Move, preposto al movimento laterale e all'attacco dei nemici, e all'inclinazione del corpo per far procedere avanti o indietro il gigantone di pietra. Una scelta inconsueta, operata forse per rendere il gioco fruibile anche a chi possieda una sola periferica di comando e ha sufficiente spazio a disposizione di fronte alla console.

La seconda opzione a questo punto dovrebbe essere la più scontata: due PlayStation Move per gestire tutte le azioni disponibili... e invece no, se ne utilizza sempre uno abbinato ad un DualShock 4 o a un Navigation Controller (il secondo "pezzo" del Move che credevamo ormai caduto in disuso). Più comoda e precisa della prima, ma sicuramente più faticosa. Vi consigliamo di provare entrambe le opzioni prima di inoltrarvi a fondo nell'avventura.

Le prime due ore di gioco sono assai piacevoli: tutto diventa una scoperta e la storia inizia a svelarsi facendosi sempre più intrigante. Non mancano purtroppo alcuni problemi di deambulazione, dovuti ad una gestione non precisissima delle collisioni e ad un rilevamento dei movimenti del giocatore che di tanto in tanto perde qualche colpo.

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Il team di Golem è formato da veterani che hanno lavorato in Bungie e Valve, ma questo loro primo esperimento VR non è del tutto riuscito.

La sensazione di trovarsi dentro una specie di Hulkbuster di pietra è tuttavia piacevole e la sensazione di potenza che se ne ricava è grandiosa. Proprio quando tutto sembra filare per il meglio, però, Golem tira il freno a mano, la storia quasi sparisce dai radar ed emergono tutti i difetti di design che in precedenza erano stati nascosti dalla sete di novità.

La gestione dell'inventario è particolarmente assurda. Il Golem può essere potenziato ed equipaggiato con svariate armi ma non è possibile farlo in qualsiasi momento. È necessario infatti tornare nell'hub principale e solo successivamente proseguire verso la meta prefissata. Ma non finisce qui, perché il gioco ha la sciagurata tendenza a resettare spesso la presenza dei nemici, costringendo il giocatore a ripetere battaglie francamente evitabili, visto che non stiamo parlando di un souls-like.

Inutile dire che problematiche del genere smorzano non poco la voglia di giocare e fanno calare pesantemente il ritmo di un'avventura che di per sé non ha un passo particolarmente esaltante.

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Golem era previsto addirittura come titolo di lancio per PlayStation VR, ma la sua gestazione è stata travagliata.

Per quanto riguarda il famigerato motion sickness non abbiamo riscontrato particolari problemi, merito anche di un ritmo di gioco mai troppo sostenuto e di movimenti e cambi di direzione mai troppo repentini. In ogni caso se siete dei neofiti del VR troverete numerose opzioni per rendere il vostro ingresso più morbido.

Vi consigliamo come sempre di partire con una velocità di rotazione non eccessiva, un angolo di scatto della visuale adeguato e un'adeguata sfocatura che limiti il cono visivo; nel caso il vostro stomaco non dia allarmanti segnali di torsione, potrete poi passare ad opzioni più aggressive.

Sia visivamente che in termini di meccaniche ludiche, giochi come Stormland e soprattutto Asgard's Wrath hanno innalzato notevolmente l'asticella del VR su Oculus Rift, mentre la tecnologia PlayStation VR sembra ormai faticare parecchio nel tenere il passo.

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Twine può trasferire la sua mente all'interno del Golem usando un'antica pietra chiamata Dream Stone.

Golem è tecnicamente pregevole e in grado di rivaleggiare con i titoli per PlayStation VR migliori in ambito grafico. Purtroppo non si può dire altrettanto dal punto di vista ludico a causa delle discutibili scelte di design descritte poche righe fa.

La mancanza di esperienza degli sviluppatori in ambito VR si fa sentire ma ci auguriamo che questo risultato non proprio positivo serva a regalarci qualcosa di meglio magari nella prossima generazione di PlayStation VR.

5 /10

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Riguardo l'autore

Daniele Cucchiarelli

Daniele Cucchiarelli

Redattore

Lavora nel giornalismo videoludico da oltre 11 anni. Anche se tutti quelli che lo conoscono gli hanno consigliato di "trovarsi un lavoro serio", resta sempre fedele al suo primo amore.

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