Captain Tsubasa: Rise of New Champions - prova

Il ritorno di un mito.

Lo scorso 21 gennaio Bandai Namco ha annunciato al mondo Captain Tsubasa: Rise Of New Champions e finalmente, dopo un evento stampa tenutosi a Milano, noi di Eurogamer possiamo parlarvi non solo dell'annuncio di un gioco così inaspettato, ma nello specifico raccontare la nostra esperienza pad alla mano.

Captain Tsubasa nasce dalla matita di Yoichi Takahashi nell'aprile del 1981, diventando poi il manga calcistico cult per eccellenza capace di appassionare milioni di lettori e telespettatori. In Occidente non abbiamo purtroppo avuto tantissime opportunità di trovare sui nostri scaffali prodotti videoludici legati a questo brand, probabilmente perché il pubblico era più affezionato alla serie televisiva e al fumetto.

Ora però ci troviamo finalmente davanti ad un titolo che ha le carte in regola non solo per rilanciare l'opera nel mercato videoludico, ma anche per raggiungere potenzialmente un volume di vendite importante grazie alle sinergie con l'anime.

A favorire queste riflessioni è la natura stessa del videogioco: Captain Tsubasa infatti non è assolutamente un prodotto simulativo, ma arcade. E questa sua impronta porta a un gioco leggero e fresco, ma comunque competitivo.

Dimenticatevi allora ciò che avete affrontato nei simulatori calcistici usciti fino ad ora: qui si gioca con regole decisamente diverse. Partiamo ad esempio con la selezione delle squadre: la Scuola Media Nankatsu e la Toho Academy erano gli unici due team presenti nella nostra versione prova. Ogni giocatore presentava delle personali statistiche ed abilità peculiari, quindi ci siamo approcciati al gioco in modo da sfruttare ogni risorsa in campo.

I giocatori in possesso della palla hanno una stamina (o spirito, come viene chiamato dal gioco) con cui dobbiamo fare i conti: più questa statistica sarà bassa, più il nostro giocatore sarà stanco e quindi debole in un eventuale contrasto. I contrasti possono essere affrontati premendo il giusto pulsante al momento opportuno, o dribblati scattando in una precisa direzione.

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Si potranno effettuare tiri speciali caricando la barra.

Arrivati finalmente in area potremo effettuare il tiro speciale tenendo premuto il tasto quadrato per caricare la barra, il che ci garantirà un goal o meno a seconda della stamina del portiere avversario. I "Supertiri" o le "Superparate" sono accompagnate da animazioni davvero eccellenti, che riprendono momenti salienti ed azioni iconiche del manga.

Ogni tanto siamo incappati anche in contrasti molto singolari: quando ad esempio due giocatori eseguivano la stessa azione all'interno dell'area, finivano per scontrarsi dando il via a un improvviso quick time event. Un'altra interessante meccanica è la Zona V: rappresentata da una barra, essa permette di aumentare temporaneamente tutte le statistiche dei giocatori di una squadra.

I falli in Captain Tsubasa sono invece quasi del tutto tollerati ed è accaduto una sola volta che l'arbitro abbia fischiato una punizione: il resto del gioco ha visto susseguirsi numerose scivolate spacca-ginocchia.

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Captain Tsubasa non è assolutamente un prodotto simulativo, bensì arcade.

L'unica nota negativa che abbiamo riscontrato è che l'IA lascia davvero a desiderare: i giocatori avversari alle volte corrono a caso, dando vita ad azioni improbabili. Ma va pur sempre ricordato che il titolo è nelle fasi iniziali dello sviluppo, ed è plausibile che al momento della release tutto ciò verrà sistemato.

In conclusione Captain Tsubasa: Rise of New Champions è un gioco calcistico diverso dal solito e con un gameplay coinvolgente, capace di appassionare sia gli amanti dei simulatori calcistici in cerca di un'esperienza più arcade, sia chi non si è mai approcciato al genere.

La grafica, contraddistinta da un eccellente cel-shading e da animazioni ben riuscite, ci ha poi soddisfatto non poco e non vediamo l'ora di mettere le mani sul gioco nel corso di questo 2020, affrontando la modalità storia che ripercorrerà tutto il manga.

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Riguardo l'autore

Lorenzo Longoni

Lorenzo Longoni

Redattore

È un collezionista letteralmente ossessionato dai videogames. Il suo obiettivo è diventare un po' l’Alberto Angela e un po’ la Chiara Ferragni del mondo videoludico. Sogna in futuro di combinare il lavoro di giornalista e divulgatore a quello di sviluppatore.

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