Warcraft 3: Reforged - recensione

Le foreste di Lordaeron sussurrarono la parola... Remastered.

Warcraft 3 è una reliquia preziosa come il Santo Graal. Non importa l'angolazione da cui si osserva il capolavoro di Blizzard Entertainment: ogni sfaccettatura di Reign of Chaos e The Frozen Throne ha trasformato il biennio 2002/2003 in un equivalente dell'Anno 0 per il mercato dei videogiochi.

L'eredità dell'RTS firmato da Rob Pardo è un monumento pesante quanto le Piramidi, perché centinaia di migliaia di appassionati, fra una campagna militare e l'altra, si sono mossi inconsapevolmente in un labirinto che nascondeva le fondamenta dell'intero universo del PC gaming.

Anzitutto, Warcraft 3 è diventato l'epicentro del successo di Blizzard Entertainment: dalle sue ceneri sono scaturiti un MMO e un Digital Card Game, entrambi capaci di raggiungere posizioni di assoluto monopolio nei mercati di riferimento. Stiamo parlando, ovviamente, di World of Warcraft e Hearthstone, veri e propri colossi inaffondabili nel portfolio della compagnia, progetti che hanno saputo cavalcare l'onda di quell'universo straordinario per metterlo al servizio di milioni di persone in tutto il mondo.

Come se non bastasse, non bisogna dimenticare che all'alba del nuovo millennio, fra le partite personalizzate che costellavano i server multigiocatore, spuntò una stramba mappa Battle Arena chiamata Defense of the Ancients. Senza neppure rendersene conto, Blizzard aveva scolpito nella pietra gli assiomi alla base del genere Multiplayer Online Battle Arena, meglio conosciuto come MOBA, inaugurando la più grande rivoluzione nella storia dei videogiochi competitivi.

Anche se nemmeno Nostradamus avrebbe potuto prevederne la tentacolare influenza, Warcraft 3 rimane tutt'ora una delle produzioni più apprezzate e meglio recensite dell'epoca, una creatura insolitamente longeva e altrettanto amata dal pubblico. Perché? Beh, quel cofanetto celava un diamante raro fra i giochi di strategia in tempo reale, un'opera in grado di oltrepassare i confini del genere e srotolare un tessuto narrativo da antologia, mescolando un gameplay all'avanguardia con l'intricata sceneggiatura di Chris Metzen.

Date queste premesse e l'atmosfera di ritorno al passato che sta caratterizzando l'attuale generazione, l'annuncio di Warcraft 3: Reforged non è stato certo un fulmine a ciel sereno, ma si è dimostrato più che sufficiente per surriscaldare le community. Da una parte si sono schierati i puristi, quello zoccolo duro di appassionati che non ha mai disinstallato l'opera originale e che tremava solo all'idea di veder intaccata la leggenda di Warcraft, mentre dall'altra si sono opposti coloro che sono cresciuti con le ultime versioni del celebre MMORPG, desiderosi di confrontarsi con una versione riveduta e corretta per scavare fra le radici della saga.

La battaglia a colpi di petizioni online ha portato gli sviluppatori a raccattare una dopo l'altra le briscole calate in tavola durante la BlizzCon 2018. Reforged avrebbe dovuto essere un vero e proprio remake volto ad allineare la "lore" originale con i nuovi sviluppi narrativi, aggiungendo ore di filmati inediti, rivedendo i dialoghi e modificando le campagne dalla A alla Z.

Ma durante la seconda metà del 2019 e la lunga fase Beta, il partito dei conservatori ha avuto la meglio e le promesse si sono bruscamente ridimensionate: oltre alla grafica "riforgiata", le uniche novità importanti sono quelle che s'insinuano fra bilanciamento e multigiocatore.

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Checché se ne dica, Arthas, Uther e l'intera Azeroth sono invecchiati molto bene.

Anche se è molto facile avvicinare Warcraft 3: Reforged guidati dal risentimento, è sufficiente vestire i panni del Capoguerra Thrall per trovarsi ancora una volta rapiti da un capolavoro immune alle intemperie del tempo. Che sia dovuto alla narrativa impeccabile o alle meccaniche intuitive e profonde, alla malinconica atmosfera di Azeroth o alle lacrime degli eroi, l'universo di Warcraft è a distanza di 18 anni uno scrigno che custodisce gemme di grande caratura.

Il comparto single player dell'originale Reign of Chaos è ciò che ha permesso al titolo di farsi strada fino all'Olimpo dei videogiochi. L'avventura coincide con la celebre Terza Guerra, conflitto scatenato dal nuovo tentativo dei Demoni di conquistare e distruggere Azeroth, questa volta per mezzo del Flagello dei non morti. Mentre i raccolti vengono infettati e il contagio alimenta l'armata dell'oltretomba, si prende parte alla tragica vicenda degli umani guidati da Arthas, alla storica redenzione degli orchi, alle tribolazioni della sacerdotessa Tyrande e agli oscuri piani di Kel'Thuzad.

Inutile precisare che l'eredità delle prime campagne militari si è trasformata nel cuore pulsante della mitologia di Warcraft, un equivalente a tutti gli effetti dell'Iliade e dell'Odissea in chiave Blizzard Entertainment; è una fucina di personaggi leggendari e risvolti epici, ulteriormente impreziositi dalla celebre espansione The Frozen Throne, che ha messo sul piatto un indimenticabile Illidan e presentato al mondo la banshee più discussa di tutti i tempi, ovvero l'onnipresente Sylvanas.

Quello di Warcraft 3 è un dipinto che prende forma sullo sfondo di un gameplay tipicamente RTS ma lievemente sfumato verso il gioco di ruolo, una ricetta particolare che intreccia strategia ed esecuzione nel mosaico narrativo. Reinterpretando la tradizione del cugino sci-fi Starcraft, la gestione delle unità, delle strutture e delle risorse, è il fondale perfetto per mettere in scena le vicende degli Eroi, fra eccellenti scenari da completare uno dopo l'altro in compagnia di un solido sistema di progressione.

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Sembra un classico accampamento di Orchi dell'originale, vero? In realtà no: non solo ci sono evidenti migliorie grafiche, ma anche tantissimi nuovi dettagli legati alla lore sparsi fra gli scenari.

Ma se state leggendo questa recensione, è molto probabile che già conosciate le disavventure del principe Arthas Menethil, la potenza militare delle Driadi o degli Orsi, magari persino le migliori tattiche per imporsi nello spietato multigiocatore competitivo, una scatola degli enigmi che ha impegnato i professionisti durante gli scorsi 18 anni. Pertanto, è arrivato il momento di rispondere alla domanda scottante: come si posiziona Warcraft 3: Reforged rispetto alla release originale?

A un primo sguardo sembra che non sia trascorso neppure un giorno da quel luglio del 2002: per qualche istante si ha la sensazione di trovarsi di fronte allo stesso identico titolo, ma la verità è che si tratta di un piccolo inganno dovuto alla memoria storica. Disattivando l'opzione Reforged, infatti, ci si rende conto del considerevole miglioramento grafico che ha toccato i modelli e le texture, introducendo nuove animazioni legate tanto alle strutture quanto alle unità, ripulendo le cutscene e aggiungendo diversi dettagli ad ogni singolo scenario.

Detto questo, è evidente che la versione Reforged sia destinata a far discutere. Da una parte non si distanzia dal modello della classica remastered, arricchendo il pacchetto con un paio di sequenze in CGI, un comparto audio rinnovato e una completa rilettura estetica, ma dall'altra sceglie di non replicare in scala uno a uno l'offerta dell'opera originale, accantonando numerose funzionalità fra cui spiccano, fra le altre, la Ladder e le Campagne Personalizzate, contenuti imprescindibili per gli appassionati della prima ora.

Di conseguenza, Warcraft 3 Reforged non è abbastanza fedele nella riproposizione delle meccaniche e del bilanciamento per convincere i giocatori più hardcore, e al tempo stesso non mette sul piatto la poderosa rilettura tecnica e narrativa auspicata da un nutrito gruppo di fan. A chi è adatto, dunque? Beh, è perfetto per tutti coloro che non abbiano avuto occasione di vivere da protagonisti la Terza Guerra, per chiunque sia in cerca di un RTS vicino alla perfezione e, ovviamente, per chi volesse ripercorrere le sponde del capolavoro, ammirandolo sotto una nuova veste grafica.

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Il segmento che ha conosciuto la maggior rifinitura è senz'altro quello delle animazioni: vale per gli Eroi, per le unità e anche per le strutture.

Perché nonostante l'ondata di indignazione che sta attraversando i forum ufficiali, l'operazione Reforged rispolvera e mette a disposizione di tantissimi nuovi utenti il Vangelo secondo Blizzard, avvicinando orde di nuovi giocatori a un genere tanto affascinante quando sbiadito negli anni, oltre che alzando il sipario su un'immensa mole di contenuti.

Le Partite Personalizzate in multigiocatore, infatti, sono più che sufficienti per garantire centinaia di ore di intrattenimento, mutando il gameplay al punto da fargli assumere i connotati dell'Hero Arena o addirittura del Tower Defense. Esistono centinaia di mappe diverse dalla famosissima MOBA DotA All Stars, fra esperienze Survival, RPG, tanti mini-giochi e diversi gioielli che hanno mantenuto il titolo in vita per un ventennio, fatta eccezione per quelli che violassero copyright di terzi (era molto in voga, ad esempio, una mappa ormai scomparsa che ripercorreva la battaglia del Fosso di Helm).

Nel corso delle Campagne siamo incappati in un pizzico di rallentamenti senza mai incontrare gli sfortunati bug di cui si legge in giro, ma durante il viaggio verso Icecrown Citadel, non lo nascondiamo, ci siamo emozionati più di una volta, scoprendo nuovamente un tesoro che avevamo sepolto da anni. E proprio per questo motivo vale la pena di sfruttare la bufera che si è scatenata attorno a Warcraft 3: Reforged per fare un piccolo inciso sulla community di Blizzard.

Negli ultimi tempi gli utenti del colosso di Irvine stanno attraversando una vera e propria guerra intestina, essendo costantemente divisi fra la frangia degli elitisti della prima ora e l'utenza catturata dai successi più recenti. Il pubblico di World of Warcraft Classic si scontra con i giocatori della versione retail, Overwatch presenta una frattura fra il segmento competitivo e i cosiddetti "casual", mentre lo stesso Warcraft 3 ha conosciuto da vicino l'aspra battaglia fra puristi e riformisti.

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Nonostante l'età, le campagne di Reign of Chaos e The Frozen Throne continuano a far scorrere più di un brivido lungo la schiena.

Questa versione "riforgiata" è un risultato del sopracitato scontro, di tutte le petizioni e le lamentele, la summa di decine di passi indietro richiesti a gran voce da un pubblico che non sa con certezza ciò che desidera da una compagnia che non sa con certezza chi accontentare. Si poteva fare di meglio? Certo che sì, specialmente per quanto riguarda la comunicazione, ma l'essenza di Warcraft 3 resta un faro talmente potente da brillare di luce propria, a prescindere da qualsiasi miglioria o manomissione.

In Warcraft 3: Reforged non ci sono feature consolidate, non c'è la rilettura storica, non c'è un remake a tutti gli effetti, non ci sono miglioramenti alla qualità della vita e infine non ci sono ore di nuove cutscene. In compenso, ci sono Arthas, Grommash e Illidan, c'è tutta l'atmosfera della prima Azeroth in alta definizione e c'è l'amore che Blizzard ha riversato nel suo universo narrativo.

Per alcuni giocatori sarà sufficiente, per altri sarà un oltraggio, per altri ancora sarà la scoperta di un mondo magnetico. Di una cosa però siamo certi: che sia per un solo istante o per l'intera durata dell'avventura, alla fine tutti si emozioneranno.

7 /10

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Riguardo l'autore

Lorenzo Mancosu

Lorenzo Mancosu

Redattore

Cresciuto a pane, cultura nerd e videogiochi, i suoi primi ricordi d'infanzia sono tutti legati al Super Nintendo. Dopo aver lavorato dentro e fuori dall'industry, è finalmente riuscito ad allontanarsi dalle scartoffie legali e mettere la sua penna al servizio di Eurogamer.it.

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