Birds of Prey e la fantasmagorica rinascita di Harley Quinn - recensione

Una Regina senza bisogno di un Re.

Nelle recensioni di Suicide Squad, anche quelle negative, quasi tutti avevano concordato che il personaggio da salvare fosse quello di Harley Quinn, affidato a un'esplosiva Margot Robbie. Un'attrice in ascesa vertiginosa, che infatti in quel periodo e negli anni successivi ha partecipato a film come Tonya, Maria Regina di Scozia, C'era una volta...a Hollywood, che ha in uscita l'atteso Bombshell e che sarà Barbie.

È comprensibile quindi l'idea di metterla al centro di uno spin-off interamente al femminile, dove tornare a rivestirsi con gli eccentrici panni della bella, incosciente, spiritosa, golosa ed esagerata Harley, che come animaletto domestico si è comprata una iena.

E che se la sta vedendo con il suo post-Joker, come ogni ragazza rimasta senza l'amatissimo fidanzato, anche se lui tanto bene non la trattava. Come si può vedere anche nella divertente web serie in animazione dell'anno scorso, la ragazza però non si rassegna e ha proprio gli occhi a cuoricino quando pensa al suo amato, consumando il proprio lutto nei peggiori bar di Gotham City.

Finché, dopo una notte particolarmente negativa, finalmente non si dà una svegliata e riprende in mano le redini della propria vita. O almeno così crede, perché per una serie di coincidenze finisce in un trafficato affare che coinvolge Roman Sionis (Ewan McGregor, divertente in un ruolo insolito), perverso e megalomane proprietario di un locale dove canta la bellissima Black Canary (la splendida Jurnee Smollett-Bell, una rivelazione, dopo molte serie TV non tutte indimenticabili).

Ci sono poi Zsasz, il sadico aiutante di Roman (Chris Messina malvagio e con capello sbiancato), una poliziotta vecchio stile, bullizzata dai suoi colleghi maschi (la rediviva Rosie Perez), una misteriosa ragazza con balestra, in cerca di vendetta per la sua Famiglia malavitosa, sterminata dal villain Black Mask (Huntress, interpretata da Mary Elizabeth Winstead, perfetta scelta).

Fulcro casuale della situazione è Cassandra, una ragazzina abbastanza antipatica che ruba una cosa che proprio non avrebbe dovuto rubare. Alcuni di questi personaggi saranno noti agli appassionati, perché già comparsi nella serie tv dedicata alle Birds nel 2006 (ma con caratteristiche molto diverse), in Arrow e in Gotham, oltre che nei fumetti.

A complicare l'avventura c'è il fatto che le intemperanze di Harley le hanno procurato un sacco di altri nemici, gentaccia che non vede l'ora di ripagarla con la sua stessa moneta (tutti i personaggi vengono introdotti con una divertente grafica) e non si sa mai quando faranno irruzione a complicare situazioni già intricate. Troppo facile dire che siamo in pieno girl power, ma grazie al cielo la cosa non viene brandita come un vessillo di rivalsa pseudo femminista in stile Disney.

01
Mai fidarsi delle apparenze...

Una sola piccola curiosità: perché tradurre l'emancipation del titolo originale con "rinascita"? Emancipazione ci stava benissimo. Qui semplicemente c'è un gruppo di donne, e non tutte delle santerelline, contro un gruppo di indiscutibili cattivi, maschi, con più potere e muscoli, che le sottostimano. E male gliene incorrerà.

Dirige bene Cathy Yan, al suo secondo lungometraggio dopo un film chiamato Dead Pigs, che non molti devono aver visto, senza lasciare momenti morti, con ritmo sostenuto e alcune pregevoli sequenze action, mentre la narrazione procede, si arresta, fa un rewind e si riallaccia al presente. La sceneggiatura è scritta da Christina Hodson, dopo L'amore criminale e Bumblebee, ora al lavoro sui film su Flash e Batgirl.

Di smagliante bellezza e anche molto simpatica, Margot Robbie, il cui panino preferito potrebbe diventare un must (a patto di non temere i grassi saturi): due uova alla piastra, bacon, due fette di cheddar, in mezzo a due fettone di pane imburrato e tostato. Se la cava benissimo nelle sequenze più atletiche e nella sua strafottenza riesce anche a essere tenera. Si concede persino una rivisitazione del video in cui Marilyn canta "Diamonds are the best girl's friend". E porta benissimo il suo look di tamarraggine eccelsa.

02
Band of Sisters.

Birds of Prey è un vero fumetto per immagini, con la stupenda fotografia di Matthew Libatique, che tramuta la già translucida levigatezza di visi e corpi in puro smalto brillante. Una colonna sonora di canzoni una scelta meglio dell'altra (la traccia originale è di Daniel Pemberton) esalta combattimenti dalle coreografie pregevoli dal punto di vista estetico ma anche divertenti, che contribuiscono al gradimento complessivo.

Alla fine dei titoli di coda Harley, per compensarci di tanta pazienza, finalmente ci dirà qualcosa su Batman (forse). Le ragazze compaiono tutte insieme per la prima volta a una mezz'ora dalla fine. Dopo essersi così insolitamente ritrovate, dove andranno, con il nome di Birds of Prey? Cosa faranno? Continueranno a prendere a mazzate nelle palle tutti gli odiosi rappresentanti di quel Men's Power che a vario titolo le ha maltrattate per tutta la vita, prima che se ne stufassero?

Come per tutti i sequel dipenderà dagli incassi, ma l'idea non ci trova ostili. Del resto DC è riuscita a convincere anche Warner e hanno abbandonato l'idea di una narrazione stile Marvel, per concentrarsi su quelli che vengono definiti film "stand alone", ossia dedicati a singoli personaggi, al di là della continuità dell'intera saga.

03
Pink Power!

Birds of Prey, capace di assicurare un complessivo divertimento, è quel genere di film da cui noi, mai stanchi di personaggi estremi, bizzarri e fuori dall'ordinario, non ci aspettiamo altro. È un film pop (rock), fumettoso, esagerato e divertente. Perché è di divertimento che stiamo parlando, vero?

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