Devil May Cry 3 Special Edition (Switch) - recensione

Il risveglio di Dante arriva sulla console ibrida di Nintendo.

Son passati tre lustri dalla pubblicazione della prima edizione di quel Devil May Cry 3: Dante's Awakening che avrebbe fatto breccia nel cuore (e nell'autostima) di migliaia e migliaia di giocatori in tutto il mondo.

Dopo un Devil May Cry 2 sottotono a voler essere magnanimi, nessuno avrebbe sperato in una ripresa del franchise, men che meno in un titolo eccezionale come Devil May Cry 3.

Da allora ne è passata di acqua sotto i ponti, i capelli dei videogiocatori si sono diradati, le loro pance lievitate, siamo a un passo dall'arrivo della prossima generazione videoludica, la gente ancora aspetta un DLC che renda giocabile Vergil in Devil May Cry 5, e Capcom ha appena pubblicato una nuova edizione di Devil May Cry 3, una Special Edition per Nintendo Switch con feature esclusive.

L'azienda nipponica conosce i suoi fan e sa come tenerli all'amo: le novità introdotte in questa versione del gioco, infatti, faranno gola anche a chi il titolo lo conosce ormai a menadito e si è ripromesso (mentendo spudoratamente) di non comprarne ulteriori copie.

L'introduzione più simpatica è sicuramente quella di poter affrontare i 9999 piani del Palazzo di Sangue in compagnia di un secondo giocatore, che non avrà nemmeno bisogno di un controller aggiuntivo... questo nel caso in cui fosse abbastanza masochista da voler usare il joy-con. A tal proposito, segnaliamo che Devil May Cry 3 è assolutamente fattibile anche utilizzando Nintendo Switch in modalità portatile, ma vista la difficoltà estremamente alta del gioco anche a difficoltà standard, l'impugnatura ottimale era e rimane quella di un controller.

Le altre due novità della Special Edition per la console Nintendo sono ancor più succose, specialmente per un appassionato della serie; oltre alle feature già presenti nelle precedenti Special Edition, ovvero la possibilità di controllare Vergil e di scegliere se giocare una partita Dorata o Gialla (la prima ha checkpoint intermedi all'interno dei vari livelli, la seconda propone il sistema della versione originale del gioco e in caso di sconfitta fa ripartire il giocatore da inizio stage), è adesso presente una distinzione fra Modalità Classica e Freestyle: quest'ultima consente il cambio di stile di lotta e di equipaggiamento di Dante esattamente come visto di recente in Devil May Cry 5, con la semplice pressione di un tasto.

Non sono mancate perplessità da parte della fanbase, preoccupata che queste modifiche potessero rendere il gioco troppo facile. Al netto della nostra esperienza, quello che emerge è "semplicemente" un titolo migliorato nella quality of life, lontano da radicali stravolgimenti di bilanciamento.

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La modalità Freestyle è la più importante novità di questa versione Switch, e permette al giocatore di cambiare stile di combattimento in tempo reale.

È oggettivo che il cambio di stile in tempo reale possa effettivamente agevolare gli scontri più ardui e renda più semplice un alto punteggio stile, ma alla base di tutto rimane imprescindibile un'ottima padronanza e conoscenza del gioco. Come i combattimenti accelerabili di molte riedizioni di vecchi giochi di ruolo, questa feature permette ai neofiti d'apprendere più rapidamente i diversi approcci agli scontri, e ai più esperti di godere del loro gioco preferito in modo più "comodo" che in passato.

Come prevedibile, nulla è cambiato dal punto di vista grafico in questa nuova edizione del titolo. Devil May Cry 3 è stato vittima di una remastered alquanto pigra, che mantiene i menu e buona parte dei filmati nell'originale risoluzione PlayStation 2, con effetti disastrosi sugli schermi moderni; i modelli dei personaggi principali hanno per fortuna ricevuto il loro trattamento antietà, ma lo stesso non può dirsi delle ambientazioni e dei modelli dei nemici.

Siamo senza dubbio ben lontani dalle violenze perpetrate sul capostipite della serie, con effetti visivi rimossi per ragioni misteriose, bossfight con meccaniche rimosse per errore e skybox rotte; inoltre, la qualità visiva del terzo Devil May Cry era eccezionale per i tempi e risulta ancora oggi di forte impatto. Tuttavia, è un peccato che un titolo così valido ancora oggi non possa vantare un porting e un restauro degni, e questo ci fa sperare ogni giorno di più che il magnifico lavoro realizzato da Capcom per Resident Evil 2 (e, presto, per Resident Evil 3) possa in futuro dare nuovo lustro ai primi tre titoli della saga.

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Ambientazioni e inquadrature risultano ancora oggi evocative, ma graficamente il peso degli anni comincia a essere opprimente.

È incredibile come, a distanza di ben quindici anni, il terzo Devil May Cry riesca ancora a divertire e coinvolgere i videogiocatori moderni, grazie a una narrazione non troppo impegnata, ma curata nei punti giusti, e un gameplay dinamico e tecnico, pietra miliare della serie e di tutto il genere videoludico di cui il titolo fa parte.

Le nuove feature dell'edizione Switch sono la ciliegina su una torta già deliziosa, ma ad allontanare questa remastered dalla perfezione sopraggiungono i già tristemente noti problemi delle edizioni precedenti, figli di una Capcom non proprio nel massimo della forma.

8 /10

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Riguardo l'autore

Lara Arlotta

Lara Arlotta

Redattore

Scrive, blatera e videogioca, spesso contemporaneamente e da oltre due decenni. L'unico modo per fermarla è darle da mangiare, ma l'effetto è solo temporaneo. Sono ancora in corso delle indagini confidenziali per comprendere se si tratti di un essere umano o di una credibile riproduzione, inviata nell'era contemporanea da una civiltà eternauta.

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