Correnti calde e venti forti: una lettera d'amore ai dirigibili del mondo fantasy - articolo

Molto fantasy.

Su Twitter gira ormai da tempo una storia secondo la quale, tra il 2015 e il 2016, siamo scivolati in una linea temporale alternativa. Una di quelle brutte però, dove il più pacioccone dei tuoi amici indossa una benda sull'occhio, stivalacci e dove all'improvviso tutti hanno barbe e baffi bizzarri.

Se davvero vivessimo in un mondo parallelo, anche uno pessimo, sono certo che il cielo si riempirebbe delle forme silenziose e aggraziate di dirigibili che si muovono senza sforzo avanti e indietro.

Perché nulla dice "universo parallelo" come un dirigibile! Da Fringe a Doctor Who, da Wolfenstein a Bioshock Infinite, se vogliamo che la gente pensi di trovarsi su di una strada nuova e inesplorata, basta piazzare uno Zeppelin nel cielo e non c'è neppure bisogno di qualche cattivo con il pizzetto.

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Ho sempre avuto un debole per i dirigibili fin da quando ero un ragazzino. Li amavo - e amo! - in ogni forma ma ad incantarmi sono soprattutto i grandi marchingegni steampunk fatti di legno, stoffa e ferro battuto. In questo genere il termine "nave" è preso alla lettera e delinea un vecchio galeone scricchiolante che galleggia in maniera incantevole - e del tutto poco plausibile - sotto ad un'infinità di palloni.

Anche i videogiochi li amano e il più delle volte sono associati ai JGDR anche se la prima volta che ne ho visto uno penso sia stato in Super Mario Bros 3. Eppure, lo Zeppelin che mi fece innamorare proviene da un luogo molto più oscuro. Qualcuno ricorda l'espansione Fantastic Worlds di Civilization 2? Ricordate le unita aeree?

Io sì, e per qualche motivo mi affascinarono profondamente. Amavo quelle unità in tutta la loro mini e pixellatissima gloria. Peccato non essere riuscito a trovarne un'immagine ma dovrete fidarmi di me: erano fantastiche.

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La storia delle macchine volanti fantasy ha radici più antiche di quanto pensiate. Già nell'antica Grecia sia il drammaturgo Euripide che lo storico Erodoto, dotano la vendicativa Medea di un cocchio volante trainato da draghi che la maga utilizza per fuggire da Atene, dopo aver ucciso i propri figli.

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Già all'inizio del primo millennio d.C. un gran numero di racconti nati attorno alla figura di Alessandro Magno lo vedeva possedere una varietà di veicoli e dispositivi fantastici, i giusti mezzi di un eroe combattente abituato a girare il mondo.

Era famoso per un sottomarino utile per annientare i mostri nel porto di Alessandria, come per aver costruito una macchina volante trainata da grifoni, utilizzata per viaggiare nell'alto dei cieli e controllare i terreni sottostanti, fino a prendere paura e tornare a terra in tutta fretta.

Il racconto popolare russo "Il Matto e la Nave Volante", ci avvicina all'idea di dirigibile steampunk che conosciamo bene. Nel 1894 fu stampato per il pubblico britannico all'interno del "Libro Giallo delle Favole", una delle famose raccolte di fiabe per bambini di Andrew Lang e Leonora Alleyne.

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Non deve sorprendere che proprio durante il XIX secolo nasca l'interesse per i dirigibili fantasy. Il primo volo in mongolfiera era avvenuto alla fine del secolo precedente, il romanzo si stava affermando come genere letterario e il fantasy era ovunque, per i bambini così come per gli adulti.

Spesso pensiamo a Jules Verne parlando di veicoli steampunk e di fantascienza in epoca vittoriana e non c'è dubbio che abbia dato il suo contributo in particolare in "Robur il Conquistatore" del 1886. Ma Verne era solo uno nella lunga lista degli scrittori tardo vittoriani eccitati dall'inizio dell'era del volo. Un altro francese, giornalista e pioniere dell'illustrazione di fantascienza Albert Robida, merita la nostra attenzione. La sua visione del futuro in "Le vingtième siècle" del 1882 e nei suoi capitoli successivi, mostra una Parigi futuristica piena di... dirigibili!

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Ricordiamo anche l'ascesa dei dirigibili a idrogeno - i veri dirigibili! - durante il XIX e l'inizio del XX secolo. Nel 1875 Jean-Pierre Blanchard attraversò la Manica con una mongolfiera dotata di ali battenti e vi fu un tentativo, poi fallito, di costruire un dirigibile militare già nel 1812 per difendere la Russia dagli eserciti invasori di Napoleone. Nel frattempo, già verso la fine del secolo si erano compiuti con successo diversi voli con dirigibili motorizzati e il XX secolo portò con sé l'inizio dell'era dello Zeppelin.

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Sappiamo tutti com'è andata a finire.

Il disastro di Hindenburg e il fallimento del dirigibile come mezzo per il trasporto commerciale hanno finito per consolidarne la posizione nel mondo del fantasy e della storia alternativa. Per alcuni decenni hanno avuto il controllo del cielo, dimostrando di avercela quasi fatta ad affermarsi, ma la realtà è che non sono riusciti a diventare parte della nostra vita quotidiana.

Oltre a questo, l'immagine delle fiamme, intente a danzare attorno alla svastica sulla coda del dirigibile di Hindenburg, lega indissolubilmente i potenti Zeppelin ai nazisti, destinati a divenire presto loro volta i protagonisti di storie alternative. Due strade che non hanno avuto successo, intrecciate all'immaginazione popolare: non sorprende che il dirigibile, quello realistico in stile Zeppelin, sia associato nella cultura di massa a qualcosa che è andato storto, sia esso un potere totalitario o militare.

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Anche prima dell'ascesa del nazismo il dirigibile aveva già perso la propria innocenza quando, durante la Prima Guerra Mondiale, gli Zeppelin furono impiegati nei bombardamenti tedeschi sulle città europee. Anche per questo, nel momento in cui i videogiochi e altri media vogliono rappresentare il dirigibile in modo positivo, come uno strumento delle forze del bene associato a un senso di ottimismo, avventura, libertà ed esplorazione, la tendenza è concentrarsi sulla visione fantastica e favolesca dell'epoca vittoriana ed edoardiana. Prima che la dura realtà rovinasse via ogni cosa.

Vale la pena ricordare che negli anni '80 e nei primi '90, quando i videogiochi stavano per diventare appena maggiorenni, in molti, sebbene anziani, potevano dire di ricordare ancora i veri dirigibili. Ma la controparte immaginaria era già al sicuro nella letteratura storica, sottratta al mondo di ogni giorno così come dal tempo e al passare delle generazioni.

Gran parte di questa primissima 'fantascienza aerea' proviene dall'Europa, in particolare dalla Francia. Ma l'amore tra videogiochi e dirigibili è sbocciato in Giappone. Non dobbiamo sottovalutare l'importanza di Hayao Miyazaki e dei film dello Studio Ghibli nel rendere i dirigibili - e in generale il sotto-genere "sky-fi" - famosi presso il grande pubblico.

Nel 1984, "Nausicaä della Valle del Vento" mostrò i dirigibili come aerei giganteschi, con un'estetica basata fortemente sulla tecnologia della prima metà del XX secolo in un modo che ora viene spesso definito "dieselpunk". Ancora più influente è "Laputa: Castello nel Cielo" del 1986: qui, oltre ad altri velivoli dieselpunk, abbiamo una meravigliosa gamma di dirigibili, da quelli simili agli zeppelin fino a terribili dreadnaught dall'aspetto militaresco, fino a sgangherate navi pirata fatte di stoffa, legno e fantasia.

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Qui trovano le proprie radici i dirigibili di Mario, di Fantastic Worlds e dei galeoni nel cielo di Skies of Arcadia. Eppure nessun nome è più associato a questo tipo di mezzo quanto quello di Final Fantasy, in particolare i primi capitoli. In fondo FF è uscito solo un anno dopo Laputa, e in generale le influenze dello studio Ghibli si sono protratte sulla serie per tutti gli anni '90.

Il dirigibile era un punto fermo con un gran numero di apparizioni nel IV e VI. Ma l'ossessione per il dirigibile di "legno-e- stoffa" ha raggiunto il suo apice nel sublime Final Fantasy IX. Qui abbondano, ognuno come fosse una lettera d'amore alla fantascienza di fine secolo che li ha ispirati. Infine, la città piena di dirigibili di Lindblum è come la Metropolis di Robida, un forte contendente per il titolo di Capitale dell'aviazione dirigibile nel gaming.

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Guardando in particolar modo agli anni '80 e '90, i dirigibili dei videogiochi giapponesi hanno trovato le loro fattezze a metà tra i due stili estetici usati nei film Ghibli. Da un lato legno vittoriano, stoffa e vapore, e dall'altro colossi dieselpunk anni '40 e '50, con la tendenza dei buoni a scegliere la prima via e dei cattivi la seconda, come in Skies of Arcadia dove i combattimenti aerei vedevano impiegati velivoli che sembrerebbero uscire direttamente dalla Seconda Mondiale (e sebbene non vi siano specificatamente dei dirigibili, dobbiamo menzionare anche l'influenza della "Corazzata Yamato").

I confini però non sono mai troppo netti e il profumo del lucido per legno e dell'olio per motori si sono sempre mescolati. Forse il dirigibile più dieselpunk di tutti è il fantastico Highwind di Final Fantasy 7, col suo scafo in alluminio scintillante decorato con tanto di pin-up, che riesce a portare un tocco di estetica anni '40 e '50 nell'immaginario aereo fantasy.

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Escludendo l'esuberante ritorno al passato di Final Fantasy IX, l'Highwind è stata una vera e propria svolta per i dirigibili di Final Fantasy. Il classico profilo a gondola sotto a un corpo pieno di gas non è mai stato abbandonato del tutto, così come eliche e corde, ma il vascello degli eroi veniva trasformato via via in qualcosa di più moderno.

Gli ultimi Final Fantasy hanno quasi sovvertito l'idea tradizionale del dirigibile: dalle astronavi e università volanti (!) di Final Fantasy VIII fino ai caccia in stile da Star Wars e alle fortezze volanti del VII.In Final Fantasy XV, il dirigibile vecchio stile è andato quasi completamente perso, spazzato via da brutali trasporti per le truppe fantascientifici e trasporti aerei da concept car che sono la nuova interpretazione dell'idea di dirigibile.

Va bene così, diciamo. Probabilmente ci sono persone che li amano proprio per questo aspetto così cool, ma per me è come se avessimo perso qualcosa. Forse è perché sono cresciuto negli anni '90 e sto arrivando a un'età in cui, per quanto possa amare la fantascienza, le astronavi e lo stile futuristico, non posso sfuggire alle ondate di nostalgia date dal finire del mondo analogico.

Queste eleganti macchine volanti così esotiche, tenute in cielo da altrettante esotiche energie o da magie invisibili, sono per me il senso di meraviglia che si può provare su di una gondola in legno che scricchiola precaria sotto a un pallone pieno a di aria calda.

Sono la magia e l'avventura che si prova quando si è sul bompresso con il cappotto che svolazza e il vento che passa tra i capelli di acconciatura da JRPG anni '90. Dove puoi sentire il rumore di un vecchio motore scalcinato che va a petrolio, carbone e promesse fatte da un tizio lurido con gli occhiali e una chiave inglese in mano.

Dove un numero improbabile di eliche girano per tenerti in alto e un tema musicale elettrizzante accompagna il tuo volo sopra le dolci colline e i mari del mondo fantasy sottostante.

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Philip Boyes

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