DOOM Eternal - recensione

Squarcia e lacera.

Quello degli sparatutto è senza dubbio uno dei generi che meno ha sofferto nel corso degli anni, perché seppur con alti e bassi, l'interesse da parte del pubblico c'è sempre stato.

In un'ottava generazione di console in cui diversi studi han voluto sperimentare, cercando di arricchire ed espandere le proprie formule, id Software con DOOM e MachineGames con Wolfenstein: The New Order han deciso di andare contro corrente, riesumando sotto il cappello di Bethesda (nel ruolo di publisher) i due pilastri che han dato vita al genere.

Entrambi gli studi han saputo infondere nuova linfa vitale a una tipologia di FPS più classica, e con DOOM Eternal in uscita proprio al termine della generazione, Bethesda è pronta a sparare l'ultimo proiettile nel caricatore.

Il motivo principale per cui si gioca un titolo come Doom è certamente il gameplay, con la sua caratteristica immediatezza che lo distingue da molte delle produzioni moderne. Niente ricarica per le armi, niente meccaniche di mira se non con qualche eccezione, ma soltanto migliaia di munizioni, centinaia di nemici, ritmi serrati e l'inevitabile adrenalina che ne consegue.

Vestendo i panni del Doom Slayer abbiamo a nostra disposizione un arsenale composto di ben nove bocche di fuoco, quasi lo stesso numero di DOOM (2016), con l'eccezione che la pistola è stata sostituita da una nuova arma pesante, ottenibile solamente completando alcune sfide opzionali. Oltre alle armi, però, abbiamo pure accesso a una serie di equipaggiamenti capaci di migliorare ulteriormente le nostre capacità combattive, e tra questi troviamo la classica motosega per smembrare i demoni, un lanciafiamme montato sulla spalla per incendiarli e un lanciagranate, anch'esso incorporato nell'armatura, con cui sparare granate a frammentazione o congelanti.

L'uso di questi equipaggiamenti sarà cruciale durante le battaglie perché ognuno di essi fornirà risorse precise: la motosega farà ottenere delle munizioni, il lanciafiamme consentirà di ottenere armatura dai nemici bruciati e le uccisioni in generale genereranno salute. A primo impatto queste meccaniche potrebbero sembrare macchinose ma nel fervore della battaglia, dopo un po' di allenamento, altro non saranno che semplici strumenti di morte, da utilizzare in perfetta sinergia con le armi e a seconda delle necessità.

Rispetto al passato, anche i movimenti del giocatore han subito qualche upgrade degno di nota. Innanzitutto è stata introdotta la possibilità di usare i pali posti orizzontalmente sulle strutture, come le aste delle bandiere, per darsi uno slancio e saltare in avanti. Inoltre, è stato aggiunto lo scatto, utilizzabile sia a terra sia a mezz'aria, perfetto per aumentare ulteriormente la mobilità del personaggio. Queste novità, insieme ai terreni di battaglia minuziosamente costruiti, danno vita a scontri avvincenti in cui combattere diventa una perversa danza tra i corpi smembrati dei demoni.

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Fucile alla mano, il Doom Slayer è pronto a sterminare i demoni.

Molto interessante è anche il sistema di progressione del personaggio. Scegliere opportunamente in cosa specializzarsi progredendo nella storia farà la differenza in molteplici occasioni, anche se una volta giunti alle fasi finali il personaggio avrà raggiunto comunque il massimo delle sue potenzialità, a patto naturalmente che si giochi con lo scopo di ricercare tutti i potenziamenti.

Incominciando dalle armi, nel corso delle missioni ci sono dei piccoli droni nascosti che portano con sé delle mod di potenziamento. Una volta trovati, sta al giocatore scegliere per quale arma e quale potenziamento sbloccare. Questi sono di diversa natura, come un mirino di precisione per il fucile pesante, che lo trasforma in un fucile da cecchino quando si mira, o una mod per il fucile a pompa che gli permette di sparare delle piccole granate.

Alcune di queste modifiche consentono di abbattere rapidamente dei nemici specifici: con il fucile a pompa potremo ad esempio sparare delle granate in bocca ai Cacodemone ed eseguire subito un'uccisione epica, oppure utilizzare il fucile pesante e la modifica di precisione per distruggere più semplicemente gli armamenti in nemici come il Mancubus o il Revenant.

Oltre a ciò, ogni mod si può ulteriormente potenziare utilizzando i punti battaglia, ottenibili uccidendo nemici e completando delle sfide particolari durante le missioni. Quando anche tutti i potenziamenti di una data mod saranno sbloccati, si avrà accesso a una sfida maestria, che richiederà di eseguire più volte una precisa azione e che sbloccherà così un ultimo bonus per quella modifica.

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Immancabile la classica motosega, compagna del Doom Slayer da sempre e perfetta per squarciare i demoni.

Per l'armatura la gestione è più semplice. Sempre durante le missioni si possono trovare dei gettoni armatura Preator, che si possono spendere nell'apposito menù per comprare dei potenziamenti, raggruppati in cinque categorie: ambiente, fondamentali, lanciafiamme, granate a frammentazione e bombe congelanti. Sebbene queste abilità siano meno impattanti delle modifiche delle armi, riescono comunque a fornire un significativo supporto negli scontri.

Ci sono poi i cristalli delle sentinelle, anch'essi nascosti, che servono a potenziare le statistiche quali la salute, la corazza o il numero massimo di munizioni trasportabili. Sbloccando i potenzialmente in coppie precise, si possono ottenere ulteriori bonus che potenziano il nostro personaggio e che migliorano il Getto Infuocato e il Pugno di Sangue, un'altra novità di DOOM Eternal, che consiste in un pugno potenziato in grado di danneggiare tutti i nemici nelle vicinanze o di spaccare rapidamente le corazze di nemici pesanti come il Cybermancubus.

Le rune infine, in tutto nove, rappresentano un ulteriore sussidio al giocatore migliorandone alcune abilità o aggiungendone di nuove. Consentono ad esempio di eseguire le uccisioni epiche più rapidamente, generare salute dalle uccisioni con il Pugno di Sangue o sopravvivere occasionalmente a un colpo mortale. Esse non avranno bisogno di alcun potenziamento e se ne possono equipaggiare fino a un massimo di tre.

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Tramite i robottini nascosti nelle missioni, è possibile sbloccare le mod di potenziamento per migliorare l'efficacia delle armi.

Nonostante l'insieme di tutte queste meccaniche possa creare confusione, in gioco vengono molto ben introdotte da un esteso tutorial, che con il graduale presentarsi di queste situazioni istruisce il giocatore sul corretto funzionamento, riuscendo a non essere invasivo.

La vera sorpresa di DOOM Eternal, che ci ha colpiti in maniera decisamente positiva, è il modo in cui è stata gestita la narrazione. Certamente è piacevole seguire una storia quando si gioca un titolo single player, ma in una saga come DOOM a conquistare il giocatore è sempre stata la grande frenesia degli scontri, combinata all'orrenda bellezza dei demoni.

Questa volta però qualcosa è cambiato: quando s'inizia l'avventura ci si sente inevitabilmente disorientati, perché gli eventi non sembrano essere subito successivi a quelli narrati in DOOM (2016). Proseguendo però nell'avventura ci si rende presto conto di come gli sviluppatori abbiano voluto costruire la narrazione, andando a modellare quelle che sono le fondamenta stesse dell'universo di DOOM.

A onor del vero, questo processo era già iniziato nel capitolo precedente, non soltanto tramite la narrazione degli eventi a cui abbiamo preso parte ma anche attraverso le voci presenti all'interno del Codex. È soltanto con DOOM Eternal però che tutti questi tasselli vanno al proprio posto, ponendo il giocatore davanti a un quadro generale più chiaro e, soprattutto, molto ben scritto.

Senza voler scendere nel dettaglio, evitando dunque spoiler per non rovinare in alcun modo il piacere della scoperta, l'avventura inizia nella Fortezza del Destino, una nave spaziale molto particolare che sembra una piccola cittadella volante. Da qui, il DOOM Slayer segue l'invasione demoniaca che ha avuto inizio sulla Terra, spazzando via quasi completamente la razza umana.

Senza battere ciglio attiva il portale e decide di intervenire, buttando il giocatore subito in battaglia. Ha così inizio l'incredibile viaggio dell'ammazza demoni, che visiterà molteplici mondi alla ricerca della causa di tutto questo male. Tra una missione e l'altra il giocatore si troverà nuovamente nella Fortezza del Destino, che funzionerà un po' quartier generale, dove poter riprendere un attimo fiato, effettuare i dovuti upgrade e ammirare tutti i collezionabili raccolti durante le missioni. La campagna di DOOM Eternal è una pura celebrazione dei concetti di Inferno e Paradiso, e ciò lo deve anche grazie a un comparto artistico così magnificamente curato. Ogni mondo, ogni ambientazione, ogni area di ogni missione, è stata disegnata per ricreare un'atmosfera ben precisa.

La "bellezza" con cui il team artistico di ID Software immagina questo ipotetico inferno (e non solo) è affascinante e la qualità del design è indiscutibile. Tra i tanti demoni presenti si trovano anche tanti volti familiari e molto ben ridisegnati, dal Mancubus al Revenant, ma è piacevole poter ammirare anche dei nuovi abomini come il Doom Hunter, la macchina di morte per eccellenza, un ibrido tra demone e macchina creato con lo scopo di eliminare il Doom Slayer.

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Ogni arma di Doom Eternal è pensata per sfruttare le debolezze di alcuni nemici precisi. Il fucile al plasma, ad esempio, è perfetto per rompere gli scudi d'energia.

L'impatto visivo però contribuisce solo in parte alla creazione di queste atmosfere: quella restante è dovuta alla scelta della colonna sonora, potente come al solito e pensata per caricare il giocatore, capace però di dare anche il giusto tono ai momenti e alle situazioni più delicate.

Come al solito poi sono presenti diversi livelli di difficoltà, ben cinque per la precisione, con l'aggiunta di una modalità arcade in cui, quando si terminano le vite, la partita finisce. Nelle missioni di DOOM Eternal infatti si trovano anche delle vite aggiuntive, che ricaricano la salute del giocatore quando i demoni riescono ad avere la meglio durante uno scontro, risparmiando così l'inevitabile game over.

Potrebbe sembrare una semplificazione non necessaria ma persino ai livelli di difficoltà più bassi i demoni, comandati da una valida intelligenza artificiale, possono mettere i giocatori in seria difficoltà. Chi fosse in cerca di una vera sfida, però, dovrà optare direttamente per la difficoltà più elevata. Molto piacevole, infine, è l'introduzione del viaggio rapido quando si arriva al termine di una missione, utile per andare a recuperare eventuali collezionabili dimenticati.

Se quanto descritto non dovesse bastare a saziare l'appetito dei player desiderosi di spendere del tempo in compagnia dei demoni, la Battlemode potrà fare al caso loro. Questa nuova aggiunta consiste in una modalità multiplayer a tre giocatori con una formula 1 vs.2. Il giocatore singolo impersona il Doom Slayer, mentre gli altri due giocatori potranno utilizzare uno dei cinque demoni presenti al lancio, ovvero l'Archvile, il Mancubus, il Razziatore, l'Elementale del dolore o il Revenant.

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Il Razziatore è senza dubbio tra i nemici più tosti di Doom, capace di parare quasi ogni colpo e immune alle armi pesanti.

Per vincere un round i demoni dovranno eliminare lo Slayer, aiutati dalla possibilità di evocare anche creature comandate dall'IA; il giocatore singolo invece dovrà eliminare i due demoni entro un tempo massimo di venti secondi l'uno dall'altro, altrimenti rientreranno con metà vita. La Battlemode si dimostra una modalità che contribuisce a offrire nuove sfide a chi dovesse già aver completato la campagna anche alle difficoltà più elevate. L'intenzione di aggiungere nuovi demoni in futuro, la gestione stagionale e le relative ricompense, fanno sperare in un buon supporto dal parte del team di sviluppo.

Nonostante la versione di riferimento sia senza alcun dubbio quella PC, con il limite di fps fissato a ben 1000, nella sua versione console DOOM Eternal non se la cava affatto male. Abbiamo provato il gioco su Xbox One X, dove con i suoi 60 fotogrammi al secondo fissi ha saputo mantenere alto il ritmo dell'azione, senza nemmeno un calo riscontrato nelle sedici ore circa richieste per completare la campagna. Durata che tra l'altro aumenta leggermente se si vuole puntare a un completamento al 100%.

DOOM Eternal non soltanto è un degno seguito di DOOM (2016), ma riesce anche a sedere sul trono come migliore sparatutto in prima persona di questa generazione, e lo fa con una ferocia tale da spazzare via ogni possibile concorrenza. Originariamente l'uscita era prevista per novembre 2019, e sebbene non possiamo sapere se questi mesi abbiano effettivamente giovato alla produzione, possiamo semplicemente ammirare la cura con cui ogni singolo aspetto è stato rifinito.

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Alternare armi e equipaggiamenti è la chiave per uscire vittoriosi dagli scontri.

Il gioco offre una campagna travolgente, longeva e con un eccellente level design, capace d'intrattenere il giocatore per ore tra uno scontro e l'altro, complice un gameplay frenetico, dalle molte possibilità e mai noioso, tutto con l'esagerata violenza che ci si aspetterebbe dal Doom Slayer.

L'aspetto più apprezzabile tuttavia rimane la narrazione, espansa con naturalezza all'interno di un universo narrativo che ha festeggiato poco fa il suo venticinquesimo compleanno e che contribuisce a consacrare DOOM Eternal come la miglior produzione del team di id Software.

10 /10

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Riguardo l'autore

Manuel Santangelo

Manuel Santangelo

Redattore

Manuel inizia in tenera etÓ sulla prima Playstation, per poi spostarsi su PS2 e Xbox. Appassionato di sparatutto, s'affeziona a titoli quali Halo e Metal Gear Solid. Apprezza quasi ogni genere e negli ultimi anni inizia a creare contenuti su YouTube, anche per Eurogamer.it.

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