Ozark (stagione 3) - recensione

Quando i conti non tornano...

Attenzione! L'articolo contiene spoiler sulla prima e seconda stagione: chi non le avesse viste e intendesse farlo, inizi a leggere da dopo la successiva linea di separazione.

Nel 2017 abbiamo scoperto la serie tv Ozark e fatto la conoscenza con Martin Byrde (Jason Bateman), geniale consulente finanziario di Chicago, insoddisfatto colletto bianco di lusso, con moglie (Laura Linney) e figli abituati alla bella vita ma con rapporti interpersonali in crisi.

Con il suo studio si era lasciato coinvolgere nel riciclaggio dei soldi di uno spietato cartello messicano della droga, convinto che la sua asettica attività tenesse lontane le efferatezze sanguinarie dei Narcos. Per salvarsi la pelle in extremis dopo i maneggi suicidi del suo socio, che in effetti l'aveva pagata cara, non gli era rimasta altra scelta che rilanciare, proponendosi come super-reciclatore al ferocissimo boss Navarro.

Per trovare un terreno più facile per la sua attività di riciclaggio si era trasferito in una cittadina sul remoto lago di Ozark, Missouri, tortuoso bacino artificiale creato per scopi energetici nei primi decenni del '900, una zona depressa un tempo ricca di vita mondana, specie nel periodo estivo.

Adesso, a reggere un'economia locale inesistente, ci sono solo un paio di casinò chiusi, un paesino squallido, qualche agglomerato di baracche miserabili e tanto spaccio di droga. Ma in un'escalation di eventi tragico/grotteschi, Marty aveva dovuto davvero arrampicarsi sugli specchi per ribattere ai colpi di un destino beffardo, quasi karmico, arrivando più volte sull'orlo del precipizio e salvandosi sempre con spettacolari colpi di ingegno.

Perché i soldi fanno venire le bave alla bocca a tutti, non solo ai narcotrafficanti, e Martin ne ha tanti, tanti da non sapere più dove metterli. In un tempo di valute virtuali, lui ha pacchi immensi di banconote da nascondere e riusare, da investire e ripulire.

La seconda stagione, pur priva dell'originalità della prima, di cui replicava l'andamento fra piani da portare a termine e ciclici contrattempi devastanti, si era lasciata guardare, con Marty sempre più ostacolato da un insieme di personaggi tutti inferiori al suo genio organizzativo, ma assai temibili, come la mostruosa coppia Jacob e Darlene Snell, trafficanti locali che ricordano alcuni personaggi di un'altra ottima serie TV, Justified.

Era poi arrivata da Chicago l'avvocato del cartello, donna di indispensabile durezza, pronta a spianare la strada da ogni ostacolo ma anche di notare ogni impercettibile falla nel sistema. Non erano mancati politici e imprenditori intrallazzatori, a mettersi sistematicamente di traverso. Ed erano proseguiti i problemi con la figlia maggiore, sempre ostile e pericolosa nella sua ribellione a una situazione per lei inaccettabile.

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Le apparenze ingannano.

Molti problemi erano derivati anche dalla famiglia di buzzurri miserabili nel campo delle baracche, personaggi stile Fargo, da cui però era scaturito a sorpresa l'unico vero sostegno per Martin, la giovane Ruth, ragazza sottostimata da una vita, che sotto una scorza durissima aveva rivelato una mente brillante e una lealtà impensabile. E Wendy, l'amata moglie, spesso aveva complicato anche lei le cose, come avevamo ben compreso nel finale di stagione, in cui si radunavano su Marty tutte le nere nubi foriere di futura tempesta.

In questa terza stagione ritroviamo la famigliola indaffarata nella gestione del nuovo casinò, che porta sulla zona una ventata di vita mondana: i soldi girano per tutti, e i posti di lavoro e l'economia in rialzo fanno di Marty e Wendy una coppia di successo. Ma nessuno lascia mai Marty tranquillo di lavorare come sa fare solo lui e i problemi arriveranno da molto vicino.

Non dall'FBI, che nelle stagioni precedenti era rappresentato dal disturbatissimo detective Roy Petty, che aveva incalzato Marty con metodi anche illegali; non dalla consigliere dei narcos, che ormai si ritrova come amica di famiglia, per un'inattesa sintonia fra lei e Wendy; non dai figli, che di casini ne hanno combinati abbastanza e sembrano più gestibili; non da Ruth, diventata sua insostituibile spalla, che sembra l'unica cui sta a cuore l'esistenza dell'uomo; non dalla malavita di Kansas City, gangster brutali con cui Martin è stato costretto a entrare in società; non da Darlene, vera megera malefica ma ambiziosa imprenditrice criminale; e nemmeno dal suo "cliente", che essendo spietato ma ragionevole non intende buttare via una risorsa come lui.

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E guardo il mondo da un oblò...

No, i guai arrivano proprio da Wendy che, in un delirio di onnipotenza, dopo essersi districata in mezzo a problemi agghiaccianti ora è convinta di essere in grado di gestire in prima persona questa vita dalle regole sconvolte. E prende iniziative pericolosissime.

In questa stagione entra in scena il fratello minore di Wendy, Ben, che fin dal suo primo apparire fa suonare campanelli di allarme. Prende più spazio il personaggio di Helen, la longa manu del boss Navarro, perfetta scelta del casting perché affidata a Janet McTeer, una donna matura che per presenza fisica avrebbe meritato di entrare nel cast di Game of Thrones. Si conferma anche l'ottima scelta della bravissima Julia Garner, rivelazione della serie nel ruolo di Ruth (ascoltarla in originale per la sua particolare vocetta e per la quantità di fuck.)

E compare un po' marginalmente anche una psicologa/consulente matrimoniale dall'etica lavorativa un po' particolare. Perché tutto questo stress sta tracciando un solco fra Mary e Wendy e fra i due genitori e i due figli. Noi siamo fan del protagonista, un personaggio che sembra scritto sulla pelle del suo interprete, Jason Bateman, che dirige anche alcuni episodi per ogni stagione. Marty è il perfetto genio matematico sull'angolo dell'autismo, l'incarnazione dell'Uomo Pragmatico, all'apparenza freddo, impassibile, poco espansivo, anche se dichiara di aver sempre fatto tutto per proteggere la sua famiglia.

Marty è uno un po' in delirio di onnipotenza, un giocatore di scacchi con la vita, uno scommettitore che rilancia in continuazione, convinto che troverà il lancio di dadi giusto in tempo per salvarsi. Ma pur dotato di una geniale visione d'insieme, viene sistematicamente portato sull'orlo della catastrofe da un mondo che conosce ma che riesce a coglierlo di sorpresa.

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Una tenera biondina?

Perché lui agisce in base a precisi calcoli matematici mentre l'universo intorno non è affidabile, è squassato da tutta l'infinita gamma dei sentimenti umani che mai rispondono alle fredde leggi della razionalità, fra i quali primeggiano avidità, arroganza, stupidità. E possono in un attimo affondare qualunque ben congegnato piano che non abbia però contemplato abbastanza variabili, costringendo Marty equilibrismi sull'orlo di un precipizio ogni volta diverso.

Anche in questa terza stagione i protagonisti procedono verso un'evoluzione, soprattutto la Famiglia muterà, e Marty scoprirà di che pasta sono fatti i suoi cari, sotto i ruoli rivestiti fino a quel momento, la moglie ricco-borghese dedita ma scontenta, la figlia adolescente viziata ma sempre contestataria, il figlio che lo venera al punto di perdere di vista la reale anomalia della situazione.

Tutti forse più di lui cambieranno. Non c'è più spazio per le coperture di facciata, in certe situazione estreme viene fuori la vera essenza di una persona. Mentre il glaciale Marty scopre poco alla volta in se stesso un lampo di quell'umanità che le sue regole matematiche non hanno mai contemplato, la sua consorte, dal look sobrio da vera moglie borghese, esplorerà la sua dark side. Del resto, anche Lady Macbeth sarà stata una brava ragazza, fino a un certo punto della sua vita. Il finale un po' affrettato e tarantiniano, e al momento non ci sono notizie su una quarta stagione.

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Sul sofà dell'analista.

Ozark, scritta da Bill Bubeque (The Judge, The Accountant) e Mark Williams, più attivo come produttore, ha vinto due Emmy e tre SAGA. Nei titoli di testa viene mostrato un disegno circolare, una O che contiene dei piccoli disegni che anticipano quanto avverrà nell'episodio. Sono stati fatti impropri i paragoni con Breaking Bad, in cui l'intensità tragica e lo spessore del protagonista sono del tutto diversi. Ed è indubbio che la storia sia stata costruita saccheggiando un corposo "immaginario" di genere.

Ugualmente Ozark, un "nero" amaro e coinvolgente, continua a costituire uno spettacolo godibilissimo, in un'escalation di colpi di scena, rivalse crudeli e vendette sanguinosissime.

Saranno cattivi i Narcos, saranno durissimi i trafficanti locali, giocherà sporco l'FBI, ma nessuno provi mettere una famigliola borghese con le spalle al muro. Potrebbe stupirvi.

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