Lair of the Clockwork God - recensione

Due idioti contro l'Apocalisse in una dissacrante avventura metavideoludica.

"I punta e clicca sono morti Ben! Oggi sono di tendenza quei platform indie dalla grafica deliziosamente artistica e io voglio essere proprio il protagonista perfetto di quei giochi". Mentre discute con l'amico e compagno di avventure, Dan dimostra di avere le idee decisamente chiare e impiega un minuto scarso per farci capire quale folle e dissacrante avventura ci apprestiamo a vivere in compagnia del bizzarro Lair of the Clockwork God.

Ben e Dan sono in parole povere gli alter ego di Ben Ward e Dan Marshall, l'anima del piccolo team di Size Five Games e due sviluppatori che in un modo o nell'altro hanno già puntato con una certa decisione su questi due strambi compagni d'avventura. Dopo Ben There, Dan That! e Time Gentlemen, Please!, e alcuni progetti differenti come The Swindle, il dinamico duo è pronto a tornare all'interno di una produzione palesemente più ambiziosa sia a livello artistico/tecnico che a livello di puro gameplay e meccaniche di gioco.

Ma al di là di questo, Lair of the Clockwork God è prima di tutto un'opera metavideoludica, che riflette e scherza sulla nostra passione attraverso la prospettiva di un team indie ma anche quella, prima di tutto, di due appassionati un po' in là con gli anni. Dei giocatori che non sono più dei ragazzini e che si avvicinano ai trend del momento con occhi profondamente diversi.

Ben è il dinosauro che non vuole saperne di cambiare e che ancora oggi adora gestire inventari, combinare oggetti, dialogare con altri personaggi e risolvere enigmi. Dan invece è il dinosauro che cerca di essere attuale e di abbracciare i platform indie tra upgrade, nuove abilità e perché no derive da vero e proprio masocore. Due amici profondamente diversi che sin dalle prime battute delle circa 12 ore necessarie per raggiungere i titoli di coda tratteggiano meccaniche di gioco agli antipodi.

Cercare di unire due anime così diverse è un rischio non da poco e la prima ora dell'opera di Size Five Games alimenta qualche dubbio. Due protagonisti, due gameplay diversi e la necessità di passare costantemente da Ben a Dan per proseguire avrebbero potuto creare fasi che mal si amalgamavano tra loro dando vita sia a un platform insipido che a un'avventura punta e clicca mediocre. Basta però davvero poco per cancellare completamente questi dubbi: Lair of the Clockwork God è indubbiamente un gioco di assoluto valore che sfrutta a pieno il concept doppio personaggio/doppio gameplay.

Sia Ben che Dan hanno pregi, difetti, preferenze, atteggiamenti diversi e sono due adorabili coprotagonisti dalla battuta facile e dalla frecciata sagace. Due amici che battibeccano, si punzecchiano e si insultano amabilmente riuscendo praticamente sempre a strappare una risata o un sorriso. A dispetto di una trama con alcuni cliché evidenti, la narrazione strizza costantemente l'occhio ai capolavori LucasArts soprattutto per scelte stilistiche e toni chiaramente scanzonati che puntano con decisione su tantissimi dialoghi e riflessioni metavideoludiche e legate a doppio filo alla cultura pop e nerd.

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Una strizzatina d'occhio (frustrata) a Super Meat Boy e ai masocore.

Poggiandosi su dei controlli inizialmente leggermente complessi ma molto funzionali anche controller alla mano, sia le fasi da avventura punta e clicca che da platform 2D funzionano egregiamente ma la prima si fa preferire alla seconda con trovate a tratti assolutamente geniali anche se potenzialmente astruse e cervellotiche. I momenti salterini si basano soprattutto sul progressivo ottenimento di upgrade e sul loro sfruttamento mentre i puzzle e gli enigmi sanno stupire con scelte e idee positivamente inaspettate.

Lair of the Clockwork God riesce a dare nuovo significato e rinnovata profondità a tutta una serie di elementi più o meno classici che chi conosce anche solo in parte il medium videoludico vede e rivede da decenni. Ci sono delle componenti così banali e classiche che pensare fuori dagli schemi sembra quasi impossibile ma è proprio quando si viene colpiti dal più classico degli "eureka!" che si comprende l'ottimo lavoro svolto da un team che probabilmente ha raggiunto una maturità degna di nota.

Il fatto che acquistando il titolo venga regalata anche una visual novel (per quanto semplice e corta da non ignorare, fidatevi), è sicuramente una mossa curiosa e gradita e anche dal punto di vista visivo ci sono dei passi in avanti rispetto al passato di Size Five Games. Nulla di tecnicamente impressionante ovviamente ma al di là di qualche piccola incertezza prontamente risolta prima del lancio, lo stile cartoonesco e fumettoso contribuisce a delineare un'avventura scanzonata, divertente e molto più intelligente di quel che ci si potrebbe aspettare dopo una prima occhiata.

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L'inventario da avventuriero punta e clicca di Ben è meraviglioso. Perfino la sua vescica è un oggetto da osservare, utilizzare e combinare.

Divertente, spensierato, intelligente e decisamente attuale per tutte le frecciate all'industria videoludica che è capace di lanciare praticamente in ogni istante. Lair of the Clockwork God è un'opera che in cambio di una discreta conoscenza dell'inglese vi accoglie in un mondo in cui reale e surreale si intrecciano in ogni schermata e si incontrano in un meraviglioso mix di anime, influenze, tematiche. È un gioco che vi farà sentire vecchi o che vi darà la sensazione di essere banderuole sballottate dal vento del trend del momento che inevitabilmente cercano di negare l'evidenza.

Un gioco che sa essere piacevolmente comico senza mai scadere nel trash e questo non è assolutamente un fatto scontato nel nostro medium preferito e non solo. A patto di chiudere un occhio di fronte a qualche enigma leggermente cervellotico e a delle fasi platform che non sanno essere convincenti quanto la controparte punta e clicca, Ben e Dan vi accompagneranno in un'avventura che non ha paura di sfruttare i cliché per confezionare una piccola epopea sul trasformarsi nei paladini di cui il mondo ha bisogno. O almeno provarci.

8 /10

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Riguardo l'autore

Alessandro Baravalle

Alessandro Baravalle

Redattore

Si avvicina al mondo dei videogiochi grazie ad un porcospino blu incredibilmente veloce e a un certo "Signor Bison". Crede che il Sega Saturn sia la miglior console mai creata e che un giorno il mondo gli darà ragione.

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