Landlord's Super tanto miserabile quanto grandioso - prova

Il fallimento della classe media tra birre al pub e ristrutturazioni.

Non è difficile trovare in giro gente innamorata dell'Inghilterra più sinistra, ma non sono molte le dichiarazioni d'amore a essersi concretizzate. Per fortuna ora c'è Landlord's Super, un vero omaggio allo squallore dell'Inghilterra di fine anni Ottanta, ma anche un simulatore di vita miserabile firmato da Minskworks, sviluppatori del cult Jalopy.

Per ora è in accesso anticipato, quindi quello che ci si può fare non è poi tanto e si arriva alla fine in più o meno cinque ore. Quel poco che c'è, però, è grandioso. L'idea è questa: vi svegliate in una roulotte e scoprite di avere ereditato una casa in quartiere popolare, qualcosa che già di suo fa venire in mente Margaret Thatcher. Il problema, però, è che la casa è messa malissimo: mancano i mattoni, le fondamenta, i muri, le finestre, i pavimenti... tutto.

Purtroppo siete anche completamente senza soldi, quindi tocca a voi rimboccarvi le maniche e soprattutto scoprire le meccaniche al cuore di Landlord's Super: potrete lavorare se volete, ma è ripetitivo e un po' noioso, oppure potrete iniziare a prendere altre scorciatoie. A ogni obiettivo raggiunto la tentazione di piegare un po' le regole si fa sentire: potrete andare a recuperare dei mattoni da un muro in rovina dietro il pub, per dire, oppure infilarvi nel giardino di qualcuno e prendere in prestito un po' di materiali apparentemente abbandonati. Insomma, una città la cui classe media è stata messa in ginocchio dalla chiusura della miniera lì dietro non è proprio la terra delle opportunità, ma si fa quel che si può.

Ogni giorno dovrete andare a piedi (o pagare l'autobus) verso la vicina cittadina di Sheffingham, che sembra impersonare tutto quello che era l'Inghilterra degli anni Ottanta: una specie di inferno in terra, però ideato dai Monty Python. In città c'è un pub schifoso, un centro per l'impiego, due negozi di attrezzi, una serie di villette a schiera plurifamiliari e vari edifici. Il primo lavoro che riuscirete a ottenere sarà pessimo: lavapiatti per salario minimo garantito. Guadagnate abbastanza con quello (e vendendo quello che siete riusciti a, ehm, recuperare in giro) e potrete iniziare a sistemare casa comprando materiali da costruzione e attrezzi. Potrete imparare da soli, o chiedere a qualcuno di aiutarvi con dei diagrammi da seguire. Poi doccia (per tenere alto l'indicatore di igiene) e si ricomincia.

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Ah, avete anche un debito di 5.000 sterline. Alla faccia tua, Animal Crossing.

Il lavoro manuale è ipnotico: si piazza un mattone dopo l'altro solo per poi rendersi conto che si ha sbagliato tutto e si deve riprendere l'autobus verso la città, fare un turno al pub, comprare un martello pneumatico e con quello buttare giù quella specie di muretto inutilizzabile. Magari userete della calce di poco valore e ne pagherete il prezzo più avanti. O magari cadrete dal tetto perché piove, di nuovo. Oppure ancora potrebbe capitarvi di sbagliare mira col mouse e, invece di prendere il taccuino in tasca, abbassare la zip e farla su tutta la roulotte. Ogni giorno c'è una nuova opportunità, anche se chiaramente bisogna fare attenzione all'energia (che si può recuperare con una birra, che però azzoppa, o magari dormendo), alle condizioni atmosferiche e al ciclo giorno-notte. Svegliati, lavapiatti, dormi. Svegliati, compra materiali, dormi. Svegliati, lavora, dormi. E così via.

Se vi sembra miserabile è perché lo è, ma è anche grandioso! La magia è nascosta nell'umorismo un po' (molto) amaro che tanto piace agli inglesi, nelle musiche in stile Madness, e persino nella sua noia. La città è piena di graffiti poco ispirati e slogan vuoti, il tempo è quasi sempre terribile e l'unica cosa che si può fare col proprio tempo, oltre a lavorare, è berselo via al pub con qualche altro vecchio intristito dalla vita. Nessuna delle due opzioni è particolarmente invitante a dire la verità, ma è proprio quello il punto.

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Riguardo l'autore

Alessandro Arndt Mucchi

Alessandro Arndt Mucchi

Redattore

Giocatore cronico, lettighiere notturno, cuoco discreto, giurisprudente perplesso, musicista part-time, giornalista dal 2006. Da sempre esperto di versetti.

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