Someday You'll Return - recensione

Tutto, pur di ritrovarla!

Un'avventura horror che strizza l'occhio a Silent Hill e a tutti gli esponenti più prestigiosi del genere walking (with terror) simulator. Ammetto che fino a qualche giorno fa non avevo mai sentito parlare di Someday You'll Return, ma con una prospettiva come quella appena descritta non potevo certo tirarmi indietro.

Il rischio di trovarsi di fronte al proverbiale fumo senza arrosto c'era, ma dopo una decina di ore passate in sua compagnia devo ancora una volta ammettere che spesso i giochi migliori hanno titoli sconosciuti e arrivano nei momenti più impensabili.

A servirci questa inquietante portata è un team minuscolo con sede nella Repubblica Ceca, che ha deciso di cimentarsi con un genere non facile. Quando si intraprende lo sviluppo di un titolo horror il rischio di cadere in cliché stra-abusati è altissimo e spesso si cede alla tentazione di "citare" titoli di richiamo finendo poi per dare vita ad un pasticcio con poco senso e ancora meno anima. L'incipit di Someday You'll Return in effetti fa propendere per questa possibilità: un padre alla ricerca della figlia scomparsa è costretto a tornare in luoghi tristemente conosciuti e custodi di segreti che dovrebbero rimanere sepolti per sempre.

Fortunatamente gli echi della collina silenziosa si fermano qui e ben presto il gioco inizia a tirare fuori la sua personalità. Someday You'll Return è un'avventura in prima persona ad esplorazione libera con elementi survival. Si parte con pochissimi indizi sul "cosa fare" e "dove andare". A vostra disposizione avrete unicamente uno smartphone utile sia come navigatore GPS (tranne nei luoghi non coperti dalla rete, nei quali dovrete muovervi "ad intuito") che come torcia quando inevitabilmente vi ritroverete a muovervi nell'oscurità o in luoghi in cui la luce del sole non arriva.

Inizialmente saprete poco o nulla di Daniel, il protagonista, ma procedendo nella ricerca scoprirete che la sua presenza nei luoghi in cui sembra sia scomparsa la figlia non è esattamente casuale. Preferiamo fermarci qui nella descrizione degli eventi in quanto la sensazione di scoperta è una delle doti migliori di Someday You'll Return.

Girovagando troverete indizi, documenti e vivrete eventi decisamente forti che faranno salire spesso e volentieri le vostre pulsazioni. Il nostro "horrorometro" non ci permette di mettere questo gioco alla pari con titoli pesanti come Resident Evil VII o Outlast, ma siamo comunque su livelli più che discreti e soprattutto i famigerati salti sulla sedia non arrivano quasi mai quando ve li aspettate. A renderli ancora più efficaci contribuisce proprio il ritmo volutamente lento e pacato della maggior parte del gioco, che vi darà anche il tempo per riflettere sui temi piuttosto adulti che Someday You'll Return racconta.

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Daniel è alla ricerca della figlia nelle profondità della foresta della Moravia. Un viaggio che lo porterà a scoprire cose che non avrebbe voluto... o dovuto.

Una volta tanto la natura sandbox non è buttata lì tanto per allungare il brodo. Per poter raggiungere alcune parti della mappa non vi basterà camminare in quella direzione. Dovrete leggere i cartelli quando il vostro GPS non sarà disponibile, decifrare i codici-colore che identificano i diversi sentieri e quando i passaggi tradizionali saranno bloccati dovrete trovare vie alternative.

A tale scopo vi verrà in aiuto un eccellente sistema di combinazione degli oggetti e dell'inventario. Con gli attrezzi (e gli ingredienti) che troverete in giro potrete costruire strumenti di vario genere, ma starà a voi usarli nel migliore dei modi perché non sempre la soluzione migliore è quella più scontata.

Il girovagare per le lugubri e inquietanti location è funzionale all'assimilazione della storia, che purtroppo viene raccontata unicamente in lingua inglese. Per ora non è prevista una localizzazione in italiano e vista la natura indie del progetto dubitiamo che in futuro venga reso disponibile un aggiornamento in tal senso.

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Le visioni da incubo non mancano di certo e i momenti “jump scare” sono calcolati con sfibrante attenzione.

La conoscenza della lingua è importante non solo per comprendere ciò che sta accadendo ma anche e soprattutto per risolvere gli enigmi che vi verranno messi di fronte durante la ricerca. Questi contengono riferimenti al folclore e alla letteratura locale, tutti molto interessanti ma molto difficili da afferrare se non si possiede almeno una conoscenza basilare dell'idioma di riferimento

A livello di fruizione è anche piuttosto importante l'hardware su cui farete girare il gioco. Con un attuale PC di fascia media non dovreste avere problemi a patto che non esageriate con le opzioni grafiche. Posizionare tutti gli indicatori su Ultra significa pregiudicare non poco il frame rate, che specialmente nelle location più aperte (e di giorno) soffre di sensibili cali.

D'altronde abbassare troppo gli indicatori significa anche ridurre notevolmente l'impatto grafico di Someday You'll Return. Gli sviluppatori hanno promesso un corposo aggiornamento nei giorni successivi all'uscita, che dovrebbe rendere il gioco molto più fruibile anche su PC non particolarmente performanti e sistemare molti dei problemini di interfaccia che anche noi abbiamo incontrato durante il test.

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Gli enigmi sono di ottima fattura e quasi mai banali, oltre che inseriti senza troppe forzature nel contesto del gioco.

Nonostante gli evidenti richiami a pietre miliari del genere horror come Silent Hill, Outlast e The Vanishing of Ethan Carter, Someday You'll Return riesce a ritagliarsi un suo spazio. L'aggiunta di spiccati elementi esplorativi, seppur lontani dal genere open-world, puzzle e meccaniche di crafting donano al gioco una personalità molto più orientata verso il genere "adventure".

Le sue mancanze tecniche sono evidenti ma gli sviluppatori stanno continuando a lavorare alacremente per migliorare un titolo forse non all'altezza dei tanti Tripla A citati in queste righe ma comunque più che dignitoso.

7 /10

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Riguardo l'autore

Daniele Cucchiarelli

Daniele Cucchiarelli

Redattore

Lavora nel giornalismo videoludico da oltre 11 anni. Anche se tutti quelli che lo conoscono gli hanno consigliato di "trovarsi un lavoro serio", resta sempre fedele al suo primo amore.

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