Mortal Kombat 11: Aftermath - recensione

NetherRealm raddoppia e fa Black Jack alla prima espansione.

Durante un'intervista con Geoff Keighley tenutasi pochi giorni fa, il creatore di Mortal Kombat Ed Boon si è lasciato sfuggire qualche dettaglio sul futuro di NetherRealm. Queste sono state le sue parole: "Mortal Kombat è ormai la nostra bandiera, un vero e proprio sinonimo dello studio, e anche Injustice ha avuto successo; ma abbiamo altre cose in cantiere".

La fantasia degli appassionati ha iniziato a galoppare: che sia l'alba di un nuovo crossover supereroistico? E se invece si trattasse di qualcosa di diverso dal solito picchiaduro, magari di un videogioco incentrato sulla narrativa o dell'esplorazione di un nuovo genere? La verità è che non ne saremmo affatto stupiti, perché l'espansione Mortal Kombat 11 Aftermath conferma il trend inaugurato dalla saga di NetherRealm: la sua campagna in single player è di gran lunga la migliore mai incontrata nell'universo dei fighting games.

Il mosaico narrativo che raffigura le vicende di Liu Kang, di Raiden e di tutti i campioni dei regni è un piccolo gioiello artistico in cui ciascuna tessera accarezza l'eccellenza. C'è un comparto grafico da next-gen, con animazioni curate al millimetro ed espressioni facciali degne di Hollywood; ci sono coreografie che non sfigurerebbero in un film di Tony Jaa o in un qualsiasi blockbuster d'azione; c'è una sceneggiatura che mescola umorismo e acume, un cocktail esplosivo fra lo stile di Pirates of the Caribbean e le velleità da shaolin-movie.

Viene naturale, di conseguenza, domandarsi cosa NetherRealm sarebbe in grado di realizzare al di fuori degli stringenti confini del genere picchiaduro, un sottobosco che deve sottostare al rigido tessuto di regole del mondo arcade. Ma questa è una domanda per un altro giorno, perché oggi siamo qui per parlare di Aftermath, la prima e la più corposa espansione a portare l'etichetta di Mortal Kombat.

Stiamo parlando di un franchise incentrato sulla componente competitiva e storicamente destinato ad un ciclo di vita piuttosto breve, a prescindere dal supporto dello sviluppatore e dall'impatto sulla comunità degli esports. Tuttavia, fin dagli albori di Mortal Kombat 11, è risultato evidente che stavolta i kombattimenti all'ultimo sangue fossero guidati da un'energia particolare.

Forte di un combat system accuratamente limato per rispondere alle esigenze dei professionisti, di una cura certosina riversata nelle centinaia di animazioni, oltre che di un comparto online a prova di bomba, l'undicesimo capitolo della serie meritava un trattamento speciale. Aftermath è quel trattamento speciale: un'iniezione di contenuti gratuiti e a pagamento pensati per ampliare leggermente ciascuna sfaccettatura dell'offerta, dal roster fino alle meccaniche, dalla narrativa fino ai contenuti cosmetici.

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Shang Tsung, Fujin e Nightwolf. Può esistere un team peggio assortito per tentare di modificare il passato?

Fiore all'occhiello dell'esperienza è senza dubbio il proseguo della campagna, una sceneggiatura che riprende la narrativa esattamente dagli istanti successivi alla sconfitta di Kronika, mentre Liu Kang, nuovo protettore della terra e divinità del fuoco, è in procinto di riscrivere l'intera linea temporale del caotico universo di Mortal Kombat. Ma proprio quando il rituale sta finalmente per compiersi portando all'agognato equilibrio fra i reami, una vecchia conoscenza decide di partecipare alla festa...

Quello di incentrare la vicenda di Aftermath attorno allo strepitoso Shang Tsung di Cary Tagawa è stato un vero e proprio colpo di genio: intrecciando il carattere dello stregone più subdolo e maligno della serie con l'imprevedibilità delle linee temporali parallele, non si poteva che ottenere una miscela letale. Shang Tsung è la linfa vitale dell'espansione, il collante che unisce le generazioni di kombattenti, arrivando addirittura a regalare un senso a buona parte del cast.

Il fatto che non si siano mai visti tanti villain intenti a condividere il palcoscenico è piuttosto esplicativo: fra duelli all'ultimo sangue, battaglie campali e piani diabolici, ciascun capitolo potrebbe alzare il sipario su un nuovo tradimento destinato a stravolgere la storia dei regni. E se agli incantesimi del ladro di anime aggiungiamo una spolverata della violenza di Shao Khan e un pizzico della freddezza di Kronika, la ricetta si fa piuttosto piccante.

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Come sempre, la cura per i dettagli riposta in ciascuna animazione di kombattimento è incredibile.

La longevità della campagna di Aftermath copre su per giù la metà dell'avventura 'vanilla', mettendo a disposizione degli utenti circa due ore e mezza d'intrattenimento, in pratica l'equivalente di una pellicola cinematografica. È un paragone che calza a pennello, perché tanto la regia quanto la sceneggiatura e le coreografie riprendono molto da vicino la struttura del cinecomic, in questo caso arricchita dall'atmosfera anni '90 che da sempre pervade la serie.

Nonostante si parli di una breve iniezione di puro intrattenimento senza fuochi d'artificio né caratteristiche trascendentali, la narrativa in single-player di Mortal Kombat 11 non conosce alcun equivalente nel pur ricco panorama dei picchiaduro. I titoli del genere che pongono l'accento su questo tipo di contenuti si possono contare sulle dita di una mano, e non vi nascondiamo che trovarci di fronte a una campagna fatta e finita, per di più all'interno di un'espansione, ci ha fatto un certo effetto.

Sono parte integrante del pacchetto anche i nuovi arrivati nel roster dei kombattenti, tre personaggi che portano il totale a 34. Due di essi, ovvero la shokan Sheeva e il dio del vento Fujin, ricoprono un ruolo essenziale nella nuova avventura di Shang Tsung. Il terzo, invece, è un nome molto grosso, uno che i fan di Mortal Kombat avevano inseguito per anni e anni. Stiamo ovviamente parlando di RoboCop, e non di un RoboCop qualunque, ma di quello originale interpretato da Peter Weller.

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RoboCop è uno fra i personaggi più attesi nel franchise, ma a nostro parere è anche quello tecnicamente meno riuscito.

L'inclusione di questo mini Fighter's Pack nei confini di Aftermath ha dato modo agli sviluppatori di misurarsi con tre stili di combattimento diversi e variopinti. Sheeva alimenta le file dei grappler dando manforte a Jax Briggs e Geras, premiando il gameplay dei giocatori che vivono di prese concatenate. RoboCop, in piena crisi d'identità, è uno zoner aggressivo, capace di gestire il nemico dalla distanza sfruttando tutti i suoi gadget e altrettanto letale nel kombattimento ravvicinato.

Per quanto riguarda Fujin, potremmo essere di fronte al personaggio più rotto nell'intero cast dell'undicesimo episodio. Non è solamente veloce e punitivo, ma può contare su un'eccellente fase neutrale e su un'incalcolabile numero di strumenti per manipolare tanto la propria posizione quanto quella dell'avversario. Ovviamente lasciamo il verdetto ai professionisti, ma per onestà intellettuale dobbiamo ammettere che il fratellino di Raiden ci ha usati come punching-ball in più di un'occasione.

Lasciandoci alle spalle le nostre tragiche sconfitte online siamo giunti allo spartiacque che separa i contenuti di Aftermath dalla mole di aggiornamenti che, fra splendide skin e qualche stage retrò, saranno disponibili per tutti gli utenti di Mortal Kombat 11. L'uscita dell'espansione è stata infatti accompagnata da un corposo update gratuito destinato a reintegrare nel titolo una serie di feature storiche, alcune delle quali richieste a gran voce dall'utenza.

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Le Friendship sono l'ennesimo colpo di genio di NetherRealm, uno studio che si conferma maestro assoluto nel merito delle animazioni.

Il ritorno più impattante è senza dubbio quello delle Friendships, le intramontabili scenette parodistiche pensate per dare respiro all'ultraviolenza delle Fatality. Inutile dire che NetherRealm ha svolto un lavoro ineccepibile: ogni singola Friendship è curata nei minimi dettagli, si incastra perfettamente con lo stile del personaggio e riesce sempre a strappare un sorriso al giocatore. L'unica pecca? Per effettuarle nelle partite competitive bisogna soddisfare condizioni talvolta impossibili, come ad esempio concludere il round finale senza che l'avversario blocchi un singolo colpo.

Accanto alle manifestazioni d'amicizia troviamo le Fatality ambientali, una delle feature più amate del capitolo precedente pronta a tornare in Mortal Kombat 11, ma non in forma smagliante: abbiamo purtroppo constatato che si tratta solamente di tre varianti, e la qualità generale è piuttosto distante dalle vette toccate con le Friendships. È passata in sordina, invece, l'aggiunta di attacchi "armor-breaker" pensati per estendere le combo anche attraverso le opzioni difensive degli avversari, il che scatenerà senz'altro discussioni fra i giocatori competitivi.

Bisogna ammetterlo: il prezzo piuttosto elevato di questo contenuto aggiuntivo è uno spigolo evidente, ma la carne al fuoco resta succosa, senza contare che ciascun elemento può essere acquistato individualmente. In tempi non sospetti abbiamo sottolineato come Mortal Kombat 11 potrebbe finire per esser considerato il miglior capitolo dell'intera saga. Beh, in questo senso l'offerta di Aftermath lascia ben poco spazio a ulteriori dubbi.

Si tratta di una conferma, di un bis richiesto dall'utenza e prontamente concesso da NetherRealm, nonché di una creatura più unica che rara nel panorama dei picchiaduro. Per questa ragione, oltre che per la garanzia di qualità ormai indissolubile dal nome dello studio, Aftermath avrebbe potuto tranquillamente meritare lo stesso trattamento riservato alla release originale. D'altro canto, quando si parla di contenuti scaricabili, anche la grezza quantità vuole la sua parte.

8 /10

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Riguardo l'autore

Lorenzo Mancosu

Lorenzo Mancosu

Redattore

Cresciuto a pane, cultura nerd e videogiochi, i suoi primi ricordi d'infanzia sono tutti legati al Super Nintendo. Dopo aver lavorato dentro e fuori dall'industry, è finalmente riuscito ad allontanarsi dalle scartoffie legali e mettere la sua penna al servizio di Eurogamer.it.

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