Una next-gen che non convince - editoriale

Riflessioni a mente fredda sul futuro che ci attende.

Spenti i riflettori e calato il sipario sulla presentazione di Sony... e soprattutto, lasciate le idee a decantare il giusto tempo, arriva il momento di una pausa di riflessione che mi sento di condividere con voi. Col dubbio (che in alcuni momenti è quasi una certezza) di non essere l'unico a pensarla così.

Il tema di questo editoriale è chiaro fin dal titolo: questa next-gen, sinceramente, stenta a decollare. Anzi, di tutte le next-gen che ho visto nella mia carriera, questa è quella che mi esalta di meno. E i motivi sono presto detti...

Il primo, e più lampante, è che ormai i miglioramenti grafici tra una generazione e l'altra si fanno sempre più risicati. O, per dirla come ha fatto il buon Gianluca Musso durante la diretta streaming di Sony, ormai la curva del fotorealismo si sta approssimando all'asintoto. Sono ormai lontani gli anni in cui la transizione tra una generazione e l'altra portava a stropicciarsi gli occhi. E anzi la generazione corrente di console, soprattutto nelle sue ultime incarnazioni 'enhanced', in alcuni momenti sfiora già il fotorealismo.

Per paradossale che possa sembrare è Sony stessa ad essersi tirata la zappa sui piedi: se la presentazione della PS5 l'avesse tenuta un mese fa, sarebbe stata senz'altro più impattante. Vista dopo aver passato 34 ore su The Last of Us Parte II, invece, fa tutto un altro effetto. Quanto meno alla stampa. E il motivo è semplice: alcuni dei giochi mostrati durante la conferenza sono sembrati graficamente meno belli del capolavoro targato Naughty Dog.

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Le scelte di design da parte di Microsoft e Sony non avrebbero potuto essere più diverse. Ma l'Xbox Series X può stare anche in soggiorno, mentre la PS5 pare voler stare in cameretta.

Alzi la mano chi non ha pensato almeno una volta, durante la presentazione della PlayStation 5, qualcosa tipo "sì, vabbè, ma questo gioco girerebbe tranquillamente anche su una PS4 Pro". E il problema, sia chiaro, non è di Sony né di Microsoft: è che non si può creare qualcosa di più reale della realtà, e più la grafica s'avvicina al fotorealismo, più i miglioramenti da una generazione all'altra saranno marginali.

Non a caso, su cosa sta facendo leva il marketing di Sony e Microsoft? 8K e ray-tracing. Che però, qualche sopracciglio lo fanno inarcare: non siamo gli americani e già il 4K qui da noi è appannaggio di pochi. L'8K men che meno, anche perché per goderselo bisogna avere pannelli superiori ai 60", ma i nostri salotti non sono certo grandi come quelli oltreoceano.

Quanto al ray-tracing... per carità, è un orpello grafico in più, qualcosa che migliorerà ulteriormente la qualità dell'immagine, ma la sensazione è che non sarà così impattante come l'avvento dell'HDR. E, a ben guardare, abbiamo vissuto bene finora anche senza le rifrazioni in tempo reale delle pozzanghere.

I modesti miglioramenti grafici che pare introdurre la next-gen si scontrano con un altro problema tecnologico: lo streaming. Perché probabilmente sì, il nuovo Horizon: Forbidden West visto su un 8K OLED nella West Hall del Convention Center di Los Angeles, si farebbe apprezzare maggiormente. Ma il COVID-19 quest'anno non ha lasciato altra soluzione a Sony e Microsoft se non mostrare le loro console in diretta streaming. Col piccolo problema, però, che Twitch e YouTube trasmettono a risoluzioni risibili rispetto agli 8K, e senza l'HDR. Il risultato è paradossale: Sony e Microsoft ci parlano di miglioramenti della grafica... e poi li veicolano attraverso strumenti che non possono mostrarli.

Ecco il video della diretta con cui Sony ha presentato PlayStation 5. Come potete notare, la risoluzione massima selezionabile è 1080p, un po' poco per apprezzare la resa di una console che potrà arrivare anche agli 8K.

Questo limite tecnologico, unito all'asintoto di cui scrivevo poco sopra, porta al crollo di quello che è stato negli ultimi decenni il cosiddetto "effetto wow", quello che da solo faceva vendere le console. Certo, ci sarebbero altri modi per titillare i giocatori, e mi vengono in mente le parole che scambiai esattamente vent'anni fa con David Perry di Shiny Entertainment, che all'epoca stava lanciando il videogioco Messiah.

Me lo ricordo ancora come fosse ieri: eravamo fuori dalle hall dell'ECTS (la seconda fiera più importante al mondo - ai tempi che furono), seduti su un bancale a chiacchierare del futuro del gaming. Una cosa che all'epoca era considerata normale, così come lo era telefonare a Peter Molyneux per salutarlo e chiedergli come andava. Oggi invece si fa fatica a farsi rispondere al cellulare da alcuni PR... ma vabbè.

Parlavamo del futuro, dicevo, e lui mi disse: "sai Stefano, la prossima cosa che vorrei sarebbero intelligenze artificiali così raffinate da far venire il dubbio che gli NPC con cui stiamo parlando siano delle persone vere. Ma purtroppo non abbiamo la tecnologia per farlo". David era un visionario: non a caso poi ha fondato Gaikai, che nel 2012 è diventato PlayStation Now. Per 380 milioni di dollari. Vent'anni dopo spiace vedere come non sia cambiato nulla: abbiamo potenze di calcolo impensabili per l'epoca eppure gli NPC interagiscono col solito set di frasi preimpostate. Ma, ehi... presto lo faranno in 8K!

Sony ha scelto Grand Theft Auto V per aprire la conferenza. Nessuno mette in discussione il valore commerciale del prodotto ma fa riflettere che il futuro del gaming cominci da un gioco uscito nel 2013.

Il problema è che oggi c'è uno sbilanciamento esagerato tra CPU e GPU e non credo di essere l'unico che baratterebbe le ultra risoluzioni con intelligenze artificiali più realistiche e fisiche ancora più complesse. Soprattutto, queste sarebbero innovazioni ben visibili anche a 1080p in streaming, e spingerebbero all'acquisto della next-gen molto più che 8K ed effetti grafici che si possono solo immaginare.

La pochezza di idee dell'industry si vede anche da altre cose, a cominciare dalle line-up. I titoli first party mostrati nella conferenza di Sony sono sequel di IP già viste (Horizon, Spider-Man, Ratchet & Clank, Gran Turismo, LittleBigPlanet) o remaster (Demon's Soul). Al punto che per rimpolpare la diretta si è fatto un certo uso, ma potremmo anche dire abuso, di giochi indie. I quali peraltro manco saranno in esclusiva per PlayStation 5, come non ha mancato di far notare Microsoft. Ma siamo onesti: chi è che spenderebbe 600 euro (se non 699, come si dice in queste ore) per quei titoli?

Si risponderà che c'erano anche Ghostwire: Tokyo, Deathloop e Project Athia. Parliamo esclusive sulla carta di ben altro spessore ma... con una console venduta a 399 euro, uno il cuore oltre l'ostacolo lo lancerebbe. Così, invece, anche no. E prima che mi si accusi di parzialità, le cose non è che siano meglio dall'altra parte: l'ultimo Inside Xbox di Microsoft è stato un flop, che non ha mostrato il gameplay tanto annunciato e che si è imperniato su Assassin's Creed: Valhalla, che però uscirà anche sulle console di Sony.

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Nel finale di Blade Runner la colomba bianca spiccava il volo; dopo i primi assaggi di next-gen, la sensazione è che resterà metaforicamente nel pugno di Rutger Hauer.

Ma il vero manifesto dei tempi che viviamo è l'apertura della conferenza PlayStation 5, ossia Grand Theft Auto V. Per carità, parliamo di un gioco unico, irripetibile, che Rockstar sta monetizzando come mai nessuno ha fatto prima e che attraverserà 3 generazioni di console. Ma aggrapparsi a una IP uscita nel 2013 per aprire una conferenza stampa che vorrebbe indicare il futuro del gaming, induce ben più di una perplessità.

Perplessità che diventa imbarazzo nel momento in cui il trailer inizia mostrando una grafica ormai datata... e finisce allo stesso modo. In molti s'aspettavano che a un certo punto ci fosse un cambio di ritmo, un balzo in avanti che mostrasse la potenza della PS5... e invece no. Il che appare misterioso pensando che negli ultimi anni sono uscite mod che hanno portato il gioco alle soglie del fotorealismo.

Un GTA V rimasterizzato con grafica in stile NaturalVision Evolved, sarebbe capace da solo di far vendere la PS5. Così com'è, invece, sembra solo una trovata all'insegna della massima resa con la minima spesa. Ma è pur vero che parliamo di un gioco che è da 7 anni in cima alle classifiche per cui, molto probabilmente, la gente lo ricomprerà per la terza volta.

Chiudo questo lungo rant da vecchio barbogio su un'altra cosa esemplare dei tempi in cui viviamo: l'hard disk a stato solido. Non so voi ma ogni volta che sento qualche sviluppatore dire che "no, vabbè, ma con l'SSD della PS5 vedrete cose che non potete capire", mi vien voglia di ribaltare un tavolo.

Il componente più anonimo e ignorato nella storia delle console è ora diventato il cardine della next-gen. Ora, premesso che monto un SSD sul mio PC da 4 anni e che i tempi di caricamento sono davvero entusiasmanti, l'idea che la console war la si debba giocare su un hard-disk conferma l'immagine di un'industry a corto di idee.

Avremmo potuto vedere cose che noi umani non potevamo immaginare; idee originali che avrebbero fatto viaggiare la nostra fantasia fino ai bastioni di Orione, e nuove IP capaci di balenare nel buio dei sequel e dei remaster. Ma tutti quei sogni andranno perduti, come lacrime nella pioggia.

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Riguardo l'autore

Stefano Silvestri

Stefano Silvestri

Editor in Chief, EG.it

Il suo passato è costellato di tutto ciò che è stato giocabile negli ultimi 30 anni. Dal ’95 a oggi riesce a fare della sua passione un mestiere, non senza una grande ostinazione e un pizzico di incoscienza.

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