Desperados III - recensione

Stealth nel West.

Ci sono giochi che sanno riportarci indietro con la memoria a capolavori del passato. Il genere degli strategici in tempo reale ha una sorta di nicchia interna per i titoli in cui si gestiscono personaggi singoli in missioni con una forte componente stealth.

Questa nicchia nasce con Commandos, titolo sviluppato dagli spagnoli Pyro Studios e pubblicato da Eidos nell'ormai lontanissimo 1998, e non ha avuto l'espansione che ci si sarebbe potuti attendere. I giochi di questo tipo sono infatti a tutt'oggi molto pochi, e l'unico rappresentante moderno (con valori di produzione e livello generale di qualità alti) rimane Shadow Tactics.

Ed ecco perché Desperados III è proprio uno di quei titoli che ci portano indietro nel tempo tramite le loro meccaniche e il loro modo di intrattenere; giocarli è letteralmente un'esperienza nostalgica, per quanto la tecnologia sia migliorata e per quanto il gameplay sia stato raffinato e arricchito.

Desperados III offre una ricetta ben nota agli appassionati del genere. C'è una storia, presentata con sequenze animate che usano lo stesso motore di gioco, e una serie di missioni che scandiscono la narrativa e, man mano che si procede, introducono nuovi personaggi, nuove meccaniche e nuovi nemici.

Il gameplay, pur essendo in tempo reale, dà vita a una delle esperienze più tranquille e riflessive che siano disponibili nei videogiochi moderni. Lo scenario che ci troviamo di fronte in ogni missione è una sorta di diorama che si ripete all'infinito in maniera (quasi) sempre uguale. Civili e nemici hanno routine precise che li portano in punti diversi delle mappa o li lasciano stazionari in una locazione. Ogni personaggio ha un cono visivo a due livelli: a distanza ravvicinata vede anche chi è accovacciato, più lontano vede solo personaggi in piedi.

I vostri obiettivi, registrati in una comoda finestra, prevedono l'uccisione di personaggi, il trafugamento di oggetti e il raggiungimento di certe locazioni... come farlo sta a voi ma il gioco incoraggia pesantemente l'approccio stealth, ovvero silenzioso e lontano dagli sguardi dei nemici.

I coni di visuale possono essere resi chiaramente visibili, in modo da facilitare la stesura di un piano nella vostra testa. Questo vi permette di muovervi sulla mappa non visti. Spesso però la cosa non è così semplice e tocca eliminare nemici, nasconderli (i corpi allarmano chiunque li veda) e, in generale cercare proprio di accorciare la lista di pericoli presenti nello scenario.

A vostra disposizione avrete uno o più personaggi con le proprie abilità. Distrarre guardie sul posto, attirarle lontano, passarci davanti travestiti, eliminarle da lontano, farle cadere in trappole mortali, stordirle per un tempo limitato: queste sono solo alcune delle possibilità che avete a disposizione, distribuite su diversi personaggi. Tali possibilità devono anche fare i conti con chi avete di fronte; questo vuol dire che non potrete distrarre facilmente i nemici di grado più alto e che, per avere ragione di questi ultimi, avrete a disposizione un armamentario molto più limitato.

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Lo Shodown Mode è ottimo per eliminare più nemici, anche vicini tra loro, nello stesso momento.

Gli scenari nascondono anche un numero (limitato) di segreti. Ciò vuol dire che potrete creare degli incidenti manipolando certi elementi o potrete ottenere informazioni utili (abitudini, locazione di oggetti, opportunità) semplicemente ascoltando le conversazioni dei civili. Insomma, gli scenari sono una sorta di grande puzzle in cui dovrete incastrare le informazioni che avete e le abilità dei vostri personaggi per aprirvi una strada verso gli obiettivi.

Altra possibilità che avete è quella di fare le cose in maniera più rumorosa e aggressiva. Questo vuol dire usare le armi da fuoco (che solo alcuni personaggi hanno) e cercare di farlo in zone isolate della mappa; questa soluzione è sempre un po' macchinosa, visto che le armi hanno anche un tempo di cooldown e il gioco, in quanto a interfaccia, non è proprio fatto per essere un "clickfest".

Già che ci siamo diciamo che l'interfaccia e l'intera user experience è uno dei punti forti di Desperados III. Tutte le azioni hanno sia comode icone a schermo che shortcut su tastiera, e l'intero sistema è molto responsivo ed estremamente pulito. Insomma l'interazione è un piacere.

Il gioco vi permette anche di coordinare le azioni di più personaggi, programmandole e azionandole in un momento successivo. Si tratta dello Shodown Mode, ovvero della possibilità di mettere il gioco in pausa, programmare le azioni e poi azionarle premendo 'invio' nel momento più opportuno. Anche questa possibilità è presentata al giocatore in maniera perfetta e l'interazione con l'interfaccia fila liscia come l'olio.

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Le sequenze di intermezzo tra una missione e l'altra sono ben fatte e discretamente divertenti, anche se spesso troppo intrise di stereotipi.

Una menzione particolare va anche al tutorial, suddiviso in una serie di schermate animate che appaiono nel momento in cui si interagisce con delle pergamene nei primi livelli di gioco. Oltre a essere ben integrati nel gameplay, i testi spiegano le varie meccaniche in maniera succinta e molto chiara, accompagnati anche da un video che mostra il tutto in azione.

Dal punto di vista dei valori di produzione Desperados III è eccellente. La grafica è coloratissima e molto dettagliata; uno stile che concede un po' sul lato del realismo ma risulta molto "giocosa" e perfettamente allineata con l'ambientazione leggera della storia che viene raccontata. I testi sono infatti molto stereotipici e in linea con una narrativa già vista mille volte nella cultura popolare quando si parla di genere Western.

L'atmosfera è insomma molto poco impegnata, scanzonata e si prende molto poco sul serio. Buoni i doppiaggi dei personaggi e anche le sequenze animate tra una missione e l'altra. La musica segue lo stesso filo qualitativo con melodie e sonorità tipiche del genere Western.

L'esperienza di gioco è estremamente godibile. Desperados III non fa alcun mistero di voler far leva sul "save scumming" tipico del genere. Dopo un minuto che non salviamo compare infatti una piccola notifica che ci avverte...sia mai che si muoia inavvertitamente senza aver salvato prima!

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Nascondere i cadaveri è una necessità in Desperados III; il tempismo con cui si compie questa azione fa spesso la differenza tra un piano riuscito e uno fallito.

Ciò si traduce in un'esperienza molto compassata in cui si studia e si pianifica un passo alla volta, per poi salvare e procedere con la situazione successiva. In caso di fallimento ricaricare il salvataggio è questione di pochissimi secondi.

A livello di difficoltà normale Desperados III è molto accessibile, soprattutto nelle prime missioni in cui la soluzione è sempre a meno di un minuto di ragionamento. Ai livelli più alti le cose si fanno più complicate ed è necessario maggior rigore nello studio delle tempistiche e nell'esecuzione dei propri piani.

I livelli sono francamente splendidi con locazioni molto estese, pittoresche e parecchio variegate. Si ha sempre la sensazione di trovarsi di fronte a una situazione reale con personaggi che interagiscono tra di loro, conversazioni realistiche che potrete ascoltare e in generale un livello di vivacità delle scene molto alto.

Insomma Desperados III ci è piaciuto molto. Si tratta di un gioco che offre lo stesso livello qualitativo di Shadow Tactics (e con cui condivide la corona del genere) e questo la dice lunga sul lavoro fatto da Mimimi Games.

Se vi piace il genere con i suoi lunghi tempi di riflessione tra un puzzle e l'altro, e non vi disturbano le trame con qualche stereotipo di troppo, allora Desperados III è l'acquisto perfetto.

8 /10

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Riguardo l'autore

Davide Pessach

Davide Pessach

Redattore

Studia, scrive, videogioca da tanto, tanto tempo. Quando si annoia rimescola le carte e sposta le priorità, ma i tre ingredienti principali rimangono quelli . Obiettivi? Solo due: curiosità e divertimento.

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