Halo Infinite: tutto quello che sappiamo - articolo

A che punto è la serie di Halo e cosa dobbiamo aspettarci dal prossimo capitolo?

Poco più di un mese fa è stata annunciata ufficialmente la presenza di Halo Infinite all'evento digitale di Microsoft che si terrà a luglio, durante il quale saliranno sul palco i titoli first party che accompagneranno l'uscita della nuova console Xbox. È quindi giunto il momento di fare il punto della situazione su una delle esclusive più attese di Series X. Cosa sta succedendo nell'universo dopo le vicissitudini di Halo 5: Guardians? Cosa dobbiamo aspettarci in termini di gameplay e quali nuove tecnologie troveremo in Infinite?

Il 28 ottobre 2558 abbiamo assistito al salvataggio del Blue Team, composto da John-117, Kelly-087, Frederic-104 e Linda-058, ad opera del Fireteam Osiris di Jameson Locke con l'aiuto del monitor Exuberant su Genesis, nonché alla fuga di Cortana, ora intenta ad iniziare il proprio "piano di salvezza" della vita nell'universo. I due team si ricongiungono con l'Arbiter, Sarah Palmer e la dottoressa Halsey su Sunaion, mentre l'IA porge un cordiale saluto all'Infinity e al comandante Lasky, costringendoli a compiere salti casuali per non essere intercettati. L'ultima immagine è riservata al risveglio di un Halo sconosciuto.

Anche se la saga principale si è chiusa con questa cinematica, grazie ad Halo Wars 2 possiamo fare un salto in avanti di un anno, fino al momento in cui una Spirit of Fire alla deriva ormai da 28 anni si risveglia sopra l'installazione 00, ovvero l'Arca Minore, luogo da cui proviene un misterioso messaggio d'aiuto. Isabel, che diventerà la nuova IA di bordo della Spirit, ci introdurrà agli Esiliati, una fazione ribelle composta prevalentemente dalla razza Brute e da mercenari Elite e Grunt, comandati dal temibile capo Atriox.

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Proprio un bel lavoro, Ellen forse saresti stata più al sicuro sull'Arca.

Perché è importante ricordare le sorti dell'equipaggio guidato dal Capitano Cutter? La prima ragione è il ritorno del Red Team, composto dagli Spartan II Jerome-092, Douglas-042 e Alice-130, mentre la seconda è la conclusione della loro campagna sull'Arca. Esclusa dai sistemi di comunicazione e dalla possibilità di inviare una richiesta d'aiuto, la professoressa Ellen Anders decide di completare la costruzione di un Halo dalla fucina dell'Arca.

Una volta attivo, questo andrebbe infatti a prendere il posto di un altro anello distrutto, ovvero l'installazione 04 scoperta dal Master Chief vicino al sistema di Reach. Ma Ellen, dopo aver disarmato la struttura, non riesce ad abbandonare la sala di controllo in tempo, e la nuova installazione 04c inizia un viaggio nell'iperspazio in direzione del sistema Soell, venendo però intercettata da un Guardiano.

A dire il vero ci sono molte altre informazioni estratte da romanzi e fumetti pubblicati in questi anni, e non è da escludere che siano introdotte o almeno citate in Halo Infinite. Un esempio lampante è un'anticipazione dei contenuti del romanzo Shadow of Reach in uscita a settembre, che vedrà l'attuale Blue Team impegnato in un'operazione sul pianeta Reach per recuperare importanti informazioni dalla Sword Base.

Con un simile quadro generale, cosa possiamo aspettarci dal sesto capitolo della saga principale? Molti dettagli ci vengono forniti dai due trailer, rispettivamente dell'E3 2018 e 2019, che svelano fondamentali indizi. Andando in ordine cronologico, nel reveal abbiamo visto un Pelican schiantato su un Halo, con il monitor principale che indicava la data del 27 maggio 2560; in Discovery Hope, quando Chief viene recuperato e "acceso", nel suo HUD appare la data di costruzione della sua attuale armatura, avvenuta nel 2559 con un successivo aggiornamento da parte di Catherine Halsey nel 2561. In entrambi i trailer, poi, viene citato Zeta Halo, ovvero l'installazione 07, location misteriosa e ricca di avvenimenti legati alla storia di Precursori e Predecessori.

Senza entrare nel campo delle speculazioni, possiamo affermare che Halo Infinite sarà ambientato a circa tre anni dagli eventi di Genesis con cui si chiude Halo 5: Guardians, e che Zeta Halo sarà uno dei campi di battaglia in cui ci troveremo a fronteggiare le forze di Cortana e la stessa IA. Inoltre, sempre durante la procedura di riavvio del nostro caro John, abbiamo potuto leggere che all'interno del suo sistema è stato introdotto un programma di contenimento per IA che fa presagire il piano di ONI e UNSC per questo scontro.

È un dettaglio che spiegherebbe anche il ritorno al classico design della tuta, essendoci per l'appunto lo zampino di Halsey. Nessuno più della dottoressa sa quale sfida ci attende nel prossimo capitolo, avendo dovuto trovare un compromesso sull'impiego della tecnologia nei rifornimenti da garantire alle truppe terrestri, in modo da non creare uno svantaggio nella battaglia con Cortana. Lo stesso compromesso ci è stato spiegato da Jerry Hook, responsabile del design di Halo Infinite, che in un'intervista ha puntualizzato come l'eredità dei grandi classici non deve essere influenzata dall'evolversi del mercato e della storia, ma anzi preservata per far sentire a casa i giocatori di vecchia data e accogliere i nuovi, creando il giusto mix tra storico e moderno.

Questa scelta potrebbe avere anche delle ripercussioni sul piano del gameplay, che magari strizzerà l'occhio ad un ritorno del classico combat system e alle sue origini più militari che tecnologiche. Le introduzioni del sistema Artemis con cui effettuavamo scansioni dell'ambiente circostante ed il Ground Pound erano infatti peculiarità degli Spartan IV del Fireteam Osiris, ben lontani in termini di genetica ed equipaggiamento dagli Spartan II del Blue Team.

È stato infatti confermato dai produttori di Halo Infinite che sarà il nostro John 117 a ricoprire il ruolo principale del prossimo titolo, un Master Chief che farà affidamento sull'esperienza e sulla fisicità dovuta alla trasformazione genetica piuttosto che sui congegni di ultima generazione ideati dall'ONI. Ma non è solo l'armatura a legittimare questa teoria: sempre nel trailer Discovery Hope abbiamo assistito a un balzo indietro in termini di armi, con il fucile d'assalto di Chief proveniente direttamente dall'epoca di Reach.

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I richiami del passato in una visione classicamente moderna della Mjolnir, protagonista di tante battaglie.

Il ritorno al passato si può osservare anche tramite lo stemma sul braccio del pilota del Pelican, che a detta degli addetti ai lavori sarà una personalità importante in Halo Infinite, e che indossa un vecchio logo dell'UNSC. In questo caso siamo tuttavia nel campo delle mere speculazioni: non sapendo niente di certo sulla storia del personaggio, costui potrebbe essere andato alla deriva per molto tempo come già successo alla Spirit of Fire, e quindi semplicemente non esser dotato di equipaggiamenti all'avanguardia.

Se al momento ci possiamo fare una vaga idea di dove andrà a parare l'intento dell'UNSC nelle battute iniziali del titolo, grazie all'aggiornamento della Mjolnir di Master Chief in grado di contenere le IA piuttosto che farle interfacciare con lo Spartan, è il come si svilupperà la vicenda che resta avvolto da un alone di mistero. Nonostante le incessanti domande rivolte agli sviluppatori, non è ancora chiara la struttura portante del titolo: avremo il tanto chiacchierato open world o mappe open ended con esplorazione limitata come nel quinto episodio?

Senza sbilanciarsi troppo, gli sviluppatori hanno dichiarato che i giocatori saranno premiati se si addentreranno nella scoperta del mondo circostante, ma non sappiamo quale sia questa gratifica. Con queste poche parole possiamo solo sperare in scenari vasti e con possibilità di raccogliere stralci di lore, data la sicura presenza dell'Installazione 07, che per i veterani dell'universo di Halo sarebbe un piccolo grande sogno che si realizza. Magari ciò accadrà attraverso i terminali come in Halo 3, e potremo scoprire le sorti degli antichi umani che vi abitavano, delle guerre Precursori - Predecessori e della fine degli ultimi di essi, il Primordiale.

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Quando compi 50 anni ed il capo ti regala un nuovo aggiornamento dell'armatura.

Per quanto riguarda la tecnologia impiegata nel sesto capitolo della saga avremo una grande rivoluzione, ovvero il nuovo motore proprietario Slipspace Engine. I precedenti capitoli erano basati sul ben noto motore Havok, anch'esso divenuto proprietario di Microsoft nel 2015 regalandoci le rese grafiche viste in Halo 4 e Halo 5: Guardians. Gli ingegneri a capo dello sviluppo, intervistati successivamente all'annuncio della nuova sede, si sono detti estasiati dalla potenza e dal livello di dettaglio che potevano raggiungere, definendolo il motore più avanzato sul mercato.

Seppur si tratti di dichiarazioni che per adesso non possono trovare conferma, quel che è certo è il massiccio investimento di fondi in ricerca e sviluppo per Halo Infinite in casa Redmond. Per il terzo titolo della Saga dell'Attivatore non si è dunque badato a spese, mostrando nei due trailer a 60 fps paesaggi e illuminazione dell'ambiente realistici e definiti, oltre che confermando l'introduzione di un nuovo tipo di HDR che andrà ad aggiungersi alla potenza del Ray Tracing su Series X. Il tutto sarà accompagnato da un audio eccezionale, tra cui spiccano fra i sample i versi di un carlino per i Grunt e il rumore magnetizzato delle console delle scorse generazioni.

Rimane molto curioso il nome con cui è stato battezzato. Slipspace, infatti, non è un nome totalmente inventato o un acronimo di nuove tecnologie. Ai fan della saga risulterà non solo un nome familiare ma capace di evocare ricordi potenti, il preludio di un conflitto che ha portato milioni di videogiocatori ad imbracciare le armi accompagnati dalla frase "è l'ora di combattere", ovvero l'arrivo tramite il vortice bianco, blu e nero - definito appunto Slipspace Portal - delle navi Covenant.

Non ci resta dunque che aspettare di saperne di più a luglio, quando si terrà la tanto attesa conferenza Xbox, scoprendo se 343 Industries sia riuscita a mantenere le promesse e ci farà tornare a sognare con un fucile d'assalto carico, pronti a combattere contro una nuova minaccia.

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