The Old Guard - recensione

“Per sempre” non è mai facile come sembra.

Who wants to live forever? Dopo che se lo era chiesto con ineguagliabile pathos Freddy Mercury nel 1986, sembrava che l'interrogativo avesse avuto la sua risposta definitiva.

E invece sull'argomento non abbiamo smesso di tormentarci, perché se è vero che da quando ne prendiamo atto la coscienza di essere mortali ci rovina la vita, è anche vero che l'immortalità non è cosa di facile gestione.

Siamo tutti d'accordo che restare giovani, belli e sani sarebbe una gran cosa, ma vivere per secoli può diventare pesante, soprattutto se intorno a noi si susseguono i decessi delle persone cui ciclicamente ci leghiamo.

L'alternativa sarebbe la totale solitudine e non sembra una gran bella vita (eterna) nemmeno quella. Ne sanno qualcosa i vampiri, gli immortali per eccellenza, e naturalmente il Connor MacLeod del film Highlander.

Sul tema torna anche il film The Old Guard, che è tratto da un fumetto del 2017 scritto da Greg Rucka, che qui è anche sceneggiatore e produttore esecutivo. I protagonisti della storia sono quattro immortali (ma non invulnerabili), privi di doti da supereroi: semplicemente, sono dei potentissimi guerrieri eterni.

Possono essere feriti e morire (e nel mentre soffrono come i comuni mortali) ma guariscono e resuscitano a grandissima velocità. E più sono antichi, più in fretta si rimettono in sesto. Non sono però del tutto esenti dal "dono" della morte, ciascuno ha una data di scadenza che però ignora: la scoprirà nel momento in cui la sua ennesima ferita non guarirà.

E cosa hanno fatto i protagonisti di questa loro lunghissima, invulnerabile esistenza, una volta che si sono ritrovati? Si sono votati alle cause più nobili, come proteggere i deboli dai soprusi dei potenti e sanare le ingiustizie.

Ma la più antica di loro, la bellissima Andromaca di Scinzia (oggi detta sbrigativamente Andy) avverte la stanchezza, la frustrazione dei secoli passati a combattere contro un'incrollabile tendenza dell'umanità alla malvagità, alla capacità costante di essere crudeli, spietati e ingiusti.

Dopo una missione in cui scoprono di essere nel mirino di una potente corporation, biecamente interessata alla loro "diversità" fisiologica, i nostri vengono a conoscenza per via telepatica dell'esistenza di una nuova loro simile, notizia sconvolgente perché da secoli erano da soli.

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Charlize Theron, la Guerriera per eccellenza.

Ma la ragazza, un marine di stanza in Afghanistan, non è affatto contenta della sua condizione non richiesta: rifiuta di unirsi al gruppo, non condivide i loro metodi e per la poco indulgente Andy diventa difficile da gestire. Intanto la multinazionale sguinzaglia eserciti di mercenari per catturarli e sottoporli a dolorosi esperimenti, senza fretta e senza paura di ucciderli nel frattempo, viste le loro qualità. Si apre quindi per alcuni di loro lo scenario agghiacciante di un'esistenza di tormenti. Possibile che l'ingiustizia trionfi?

Il film potrebbe sembrare un incrocio tra Highlander ed Expendables, con qualcosa degli X-Men. Alcune delle caratteristiche (e delle disavventure) dei personaggi ricordano poi inevitabilmente quelle dei vampiri. Poi subentra il tema della diversità fisiologica, che suscita le brame della solita Big Pharma, che sì vuole fare del bene all'umanità sconfiggendo cancri, malattie degenerative, Alzheimer e vari, ma che in realtà mira a fare soldi, tanti soldi. Quindi già la materia originale pare suggestiva ma molto derivativa.

Il sottofinale e il finale sono mirati a un sequel, che ci auguriamo più vivace di questo perché The Old Guard, diretto da Gina Prince- Bythewood (La vita segreta delle api, il pilot di Cloak & Dagger), soffre di un tono non proprio brillante nel suo mix non del tutto riuscito fra action e rovelli esistenziali.

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Il gruppetto di Immortali al completo.

A non convincere è anche la scarsa alchimia fra i personaggi, che non si può imporre ma che deve misteriosamente formarsi, e qui non accade. Questo riguarda in particolar modo la coppia Joe/Nicky, coppia anche sentimentalmente parlando, che ci viene narrato essersi formata fin dalle Crociate, con un Marwan Kenzari (che era Jafar nel remake di Aladdin) dallo scarso appeal e uno spaesato Luca Marinelli, che qui non ha mai modo di dimostrare le qualità che noi italiani gli riconosciamo. Non dubitiamo che professionalmente entrare in un cast internazionale sia sempre conveniente, ma con questo ruolo proprio c'entra pochissimo.

Anche la scelta di Kiki Layne (Captive State) come nuova recluta lascia poco entusiasti, perché l'attrice non ha il carisma richiesto per il suo personaggio, non riesce a renderne adeguatamente le ambasce e risulta solo antipatica. Moralista pure, perché, in modo abbastanza risibile per essere un ex-marine, stigmatizza esageratamente l'inevitabile necessità di uccisioni plurime da parte del gruppetto (ma questo è da addebitare alla scrittura, non all'attrice).

Meglio Matthias Schoenaerts, immortale che "risale" alle guerre napoleoniche, il più afflitto dalla solitudine che la sua immortalità si porta appresso come un dono, che però lui vive ormai come una condanna. Charlize Theron, sempre di incredibile bellezza e classe, è oggi molto ricercata per ruoli di donna forte, inafferrabile sentimentalmente, indurita dalla vita (la Cipher di Fast and Furious, la Regina cattiva di Biancaneve, la Furiosa di Mad Max e poi Bombshell, Atomica bionda).

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La 'vecchia guardia' in azione.

Qui si esibisce in un paio di combattimenti corpo a corpo in cui mostra di avere bene imparato la lezione degli ultimi action ma riesce anche a trasmettere una certa dolorosa consapevolezza della sua e altrui situazione: lei, l'eroina più antica, è una specie di dea benefica che ha vegliato sull'umanità per quasi 2000 anni, con un solo grande amore per una sua simile, crudelmente tolta di mezzo dagli esseri umani. Che immortali non sono ma a volte più astuti sì.

Quanto agli avversari, Chiwetel Ejiofor fa l'illuso tormentato, che all'inizio e alla fine dell'avventura troverà una sua ragion d'essere. Mal scelto Harry Malling, faccetta insignificante per il ruolo del cattivissimo AD della corporation, banalmente odiosetto.

Il film esce il 10 luglio su Netflix, misteriosamente con un divieto ai 14 anni, che non merita. Visto che c'è qualche scambio di battute anche in Francese e Italiano, consigliamo la visione in originale con sottotitoli.

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