Watch Dogs: Legion - prova

Noi siamo legione. Non perdoniamo. Non dimentichiamo.

Nelle tavole finali di V per Vendetta, un treno carico di esplosivi veniva lanciato nei tunnel della metropolitana londinese al fine di distruggere una volta e per sempre la sede della nuova dittatura. L'incipit di Watch Dogs Legion ribalta completamente la situazione: in questo caso un'associazione rivoluzionaria - la celebre DedSec - tenta disperatamente di disinnescare una serie di ordigni posti nei luoghi chiave della metropoli, in modo da prevenire una svolta autoritaria capace di annientare definitivamente il concetto di libertà personale.

Ma salvare il Big Ben, purtroppo, non sarà sufficiente. Il filmato di apertura di Legion prende ispirazione dai titoli di testa di Watchmen secondo Zack Snyder, mettendo il giocatore di fronte a tutti gli avvenimenti storici che hanno cambiato per sempre il destino del Regno Unito. L'introduzione della legge marziale è coincisa con un'impennata finanziaria per le grandi multinazionali del paese, mentre sofisticate tecnologie militari sono divenute parte della quotidianità disegnando un futuro in cui la sicurezza privata ha preso le redini del potere politico.

Nel turbolento caos sociale seguito all'annichilimento dei diritti fondamentali, pochi dissidenti continuano strenuamente ad opporsi al regime all'ombra dell'esercito dell'organizzazione Albion, dipingendo un messaggio molto chiaro sulle mura della città: "Che fine hanno fatto gli hacker di DedSec?".

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Si tratta di una domanda molto importante, perché in Watch Dogs Legion non vestiremo i panni di un protagonista carismatico, di un bel faccino o del Rambo della situazione. No: nell'ultima distopia di Ubisoft noi saremo DedSec, intesa come una filosofia di vita, un'idea intangibile e impossibile da annientare. Insomma, come direbbe Anonymous: "Noi siamo Legione. Non perdoniamo. Non dimentichiamo".

L'intero tessuto ludico di Legion poggia su un pilastro fondamentale: chiunque, da un operaio a un poliziotto, da una spia a una tenera nonnina, persino un agente di Albion può trasformarsi in una pedina nelle mani di DedSec. Saremo noi a selezionare accuratamente il cast dei protagonisti sulla base della necessità, della simpatia o del semplice gusto dell'assurdo.

A chi non piacerebbe inviare una letale vecchietta dietro le linee nemiche facendole abbattere orde di militari in puro stile Solid Snake? D'altra parte, nel perseguimento della rivoluzione non si può tralasciare nessun dettaglio. Un poliziotto può entrare con nonchalance in aree solitamente inaccessibili, un carpentiere passa inosservato nei paraggi di un sito in costruzione, mentre un chirurgo navigato può rimettere in sesto molto velocemente i nostri agenti feriti.

Sta a noi tirare i fili di ciascuna operazione, e tutto comincia dal reclutamento. Passeggiando per il centro di Londra possiamo profilare accuratamente qualsiasi NPC svelandone le caratteristiche, le abilità speciali, le armi o gli strumenti unici su cui può contare. Gli sviluppatori hanno ricamato una dozzina di archetipi fondamentali cui hanno poi affiancato personaggi "quasi" originali, dotati di capacità decisamente più rare e molto più complessi da avvicinare.

Per far crescere l'esercito di DedSec, infatti, non basta la semplice pressione di un tasto. Una volta aggiunto un cittadino a una sorta di lista dei desideri, si può accedere a uno strato di informazioni decisamente più profondo, capace di svelare i problemi e gli avvenimenti che ne caratterizzano la vita quotidiana. Qualcuno ha assistito al rapimento di un parente? Bene, per assicurarci i suoi servigi non dovremo far altro che risolvere la questione. Qualcun altro viene ricattato da Albion? Perfetto, basterà semplicemente far sparire i dati incriminanti.

Si tratta di vere e proprie missioni secondarie sorprendentemente ben strutturate e anche piuttosto lunghe, utili per caratterizzare preventivamente i nostri colleghi di DedSec e soprattutto per aumentare il tasso d'immersività nei confini della capitale distopica. Perché accanto ad ex-killer, operai armati di sparachiodi, writer carichi di bombolette e semplici impiegati, il ruolo da coprotagonista ricade anche sulla città di Londra.

Ubisoft ci ha abituati spesso ai suoi mondi estremamente fedeli, portandoci in tempi non sospetti sulle rive del Tamigi attraverso Assassin's Creed Syndicate, per non parlare dell'Egitto di Origins e di tantissimi altri esempi d'eccellenza. Ma c'è da dire che nel caso di Watch Dogs Legion gli artisti della casa hanno svolto un lavoro, se possibile, ancor più affascinante.

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Si può reclutare chiunque, letteralmente. Il sistema play as anyone è l'innovazione più importante del titolo.

La Londra governata da Albion è vicina al limite del cyberpunk, una metropoli riconoscibile e al tempo stesso irriconoscibile. Luoghi iconici come il Big Ben, il grattacielo Shard ed il London Eye si mescolano con naturalezza agli sciami di droni che pattugliano i cieli, ai picchetti di manifestanti che presidiano le piazze e, soprattutto, alle truppe che non esitano a giustiziare i civili nel mezzo delle strade trafficate.

Se non fosse per i checkpoint militari e per l'atmosfera decadente che avvolge i marciapiedi, sembrerebbe di trovarsi nella vera Piccadilly Circus, fra le fermate della storica metropolitana, gli autobus a due piani e gli immancabili taxi neri. Il risultato è più che suggestivo, perché disegna un futuro lontano eppure piuttosto vicino, un mondo in cui i classici maggioloni si mischiano con i veicoli automatizzati, in cui torrette d'artiglieria meccanizzata svettano sugli storici edifici in pietra viva.

Ma ciò che ci ha sorpreso, ancor più del primo impatto estetico, è l'evidente miglioramento riscontrato in sede di level design. Ormai sono anni che le parole Ubisoft e open-world sono considerate alla stregua di sinonimi, ma a fronte dell'attenzione certosina riservata al comparto visivo, l'impianto ludico ha sempre mostrato il fianco a più di qualche critica.

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Un operaio, ad esempio, saprà rendersi molto utile, specialmente se ci sono ossa da spezzare.

In Watch Dogs Legion, invece, la libertà di approccio fa da padrona assoluta della scena. Esistono decine di modi per infiltrarsi in una base nemica, talvolta è addirittura possibile raggiungere l'obiettivo senza neppure muovere un passo all'interno delle strutture, sfruttando solamente telecamere e robot. Ci è capitato più di una volta di pilotare droni come hoverboard per planare sopra le teste dei nemici, così come di metter fuori gioco intere guarnigioni senza alzare nemmeno un dito.

Ricordate cosa disse Yves Guillemot annunciando l'imminente rinvio di numerosi titoli? In seguito al lancio di Ghost Recon: Breakpoint, il focus degli studi proprietari sarebbe divenuto quello di realizzare opere originali e meccaniche facilmente riconoscibili. Ecco, le parole del CEO hanno trovato un riscontro concreto durante il nostro primo viaggio a Londra, mettendoci di fronte alla chiara volontà di rinnovare la formula tradizionale.

Se già di per sé il sistema "play as anyone" rappresenta un'innovazione sostanziale, quando unito al nuovo design dei livelli realizza una formula vincente. Quelle di poter sfruttare il mestiere del personaggio per passare inosservati, di puntare sulle doti individuali per stravolgere il sistema di combattimento e di mutare completamente l'approccio alle missioni, sono caratteristiche in grado di realizzare uno stacco evidente con il passato, al limite della ventata di freschezza portata da Assassin's Creed Origins.

Insomma, pur recuperando numerosi elementi distintivi della serie Watch Dogs, Legion sembra a tratti un gioco del tutto nuovo, ed è una qualità piuttosto rara per un titolo della casa. Ma a meritare un plauso e la particolare attenzione riservata alle novità: il fatto di avere un roster di protagonisti dinamico, ad esempio, ha costretto gli sviluppatori a coinvolgere nel progetto un numero impressionante di voice actor per interpretare ciascun personaggio, regalando ai cittadini di Londra identità molto ben definite.

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Perdere la propria spia, e di conseguenza l'auto lanciamissili, sarebbe un vero disastro. Proteggete i vostri agenti.

Ogni NPC, infatti, ha una casa, degli amici, dei parenti e una backstory che possiamo concretamente verificare fra le vie della città. Aggiungendone uno alla lista dei potenziali bersagli possiamo scegliere di pedinarlo, arrivando persino a vederlo varcare la porta del suo condominio. Certo, può darsi che non si tratti di un elemento capace di stravolgere completamente i dettami del gameplay, ma resta comunque una feature dall'enorme potenziale, specialmente nell'ottica del multigiocatore.

Ciò che invece modifica radicalmente l'esperienza di gioco è quello che potremo definire lo "skillset" assegnato a ciascun membro di DedSec. Un operaio, ad esempio, può fare affidamento su una pistola sparachiodi e su una devastante chiave inglese, alzando il sipario su un combat system poco ortodosso. La spia, oltre a guidare un auto dotata di lanciarazzi in puro stile 007, possiede invece una pistola silenziata e un utilissimo jammer in grado di disattivare temporaneamente tutte le armi nemiche.

Badate bene che questi sono solo due in mezzo alla dozzina di differenti archetipi che vi capiterà di incrociare per le strade della capitale, ovviamente senza contare tutti gli elementi unici, fra ex-soldati che imbracciano Desert Eagle e piloti di droni professionisti, ognuno dotato di animazioni personalizzate. L'intero sistema acquista grande valore alla luce del legame empatico che si costruisce con i diversi personaggi: fidatevi di noi, vi affezionerete molto in fretta alla vostra spia, e qualora dovesse essere arrestata o peggio ancora uccisa durante una missione la rimpiangereste a lungo.

Durante le quattro ore a nostra disposizione, piuttosto che buttarci a capofitto nella componente narrativa, abbiamo preferito esplorare l'offerta complessiva di Watch Dogs: Legion, scoprendo un mondo aperto più denso e diversificato rispetto al passato. Non si tratta di una mappa eccessivamente dispersiva e stracolma di obiettivi opzionali, bensì di un buon compromesso che punta i riflettori su attività sempre divertenti, fra atti sovversivi e partite a freccette.

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Il level design è decisamente migliorato, ma lo scheletro delle attività è rimasto uguale al passato.

La trama di Legion, dal canto suo, sembra uscita direttamente da V per Vendetta. L'obiettivo del gruppo di hacker, infatti, è quello di rintracciare e far sparire dalla circolazione tutti gli elementi di spicco del nuovo ordine che ha preso il comando di Londra. Da una parte ci saranno i vertici delle multinazionali, dall'altra gli esponenti di Albion, e giusto nel mezzo DedSec, ormai screditata agli occhi della popolazione e determinata a strappare le radici della dittatura. Insomma, interessante, ma di certo niente di rivoluzionario.

Niente rivoluzioni, purtroppo, anche sul fronte delle sezioni di guida, con un sistema che ricalca paro paro quanto visto nella Bay Area di Watch Dogs 2, fra veicoli appena responsivi e tendenzialmente difficili da controllare. Ovviamente, per questioni di fedeltà artistica, in Legion è in uso la guida a sinistra, un fattore che unito alle meccaniche non eccezionali rende le fasi di navigazione piuttosto macchinose.

Ma nel complesso, il mosaico della Londra distopica è riuscito a sorprenderci, mettendo sul piatto tante novità tutte riuscite: Watch Dogs: Legion si presenta come un titolo capace di sperimentare in diverse direzioni, svecchiando antichi dettami di level design e puntando su meccaniche inedite. Può darsi che non si tratti di un'esperienza all'insegna della varietà, figlia di un gameplay rivoluzionario e sostenuta da una narrativa impattante, ma resta comunque un concentrato d'intrattenimento.

Sotto l'occhio attento del Big Ben brandizzato Albion, praticamente una piccola torre di Mordor, abbiamo trovato un labirinto cittadino tutto da scoprire, un esercito da costruire pezzo dopo pezzo e tantissime cose da fare, ma soprattutto ci siamo divertiti nel farle. Presto sarà il momento: dovremo indossare una maschera, reclutare un esercito di vecchiette e rovesciare l'ordine costituito. Voi risponderete alla chiamata di DedSec?

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Riguardo l'autore

Lorenzo Mancosu

Lorenzo Mancosu

Redattore

Cresciuto a pane, cultura nerd e videogiochi, i suoi primi ricordi d'infanzia sono tutti legati al Super Nintendo. Dopo aver lavorato dentro e fuori dall'industry, è finalmente riuscito ad allontanarsi dalle scartoffie legali e mettere la sua penna al servizio di Eurogamer.it.

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