Sarà per la prossima volta, Xbox - editoriale

Nonostante le premesse, Microsoft non riesce a convincere.

"Bentornata, Xbox". Ci sarebbe piaciuto tantissimo iniziare quest'analisi percorrendo il viale dei ricordi, tornando con la memoria ai fasti di 360, cancellando con un colpo di spugna tutti gli inciampi di cui abbiamo scritto e parlato senza sosta nel corso degli ultimi sette anni. Invece anche questa volta ci tocca fare nomi e cognomi, nel caso in esame quello di Aaron Greenberg.

Per quanto amato e citato, Aaron Greenberg è un retaggio della gestione Don Mattrick, allora boss della comunicazione e oggi General Manager del marketing di Xbox. E a livello di comunicazione gli scivoloni stanno raggiungendo il limite della commedia, basti pensare che giusto due mesi fa il GM si stava scusando per aver disatteso le aspettative dei fan in occasione del dimenticabile Inside dedicato al gameplay next-gen.

A dire la verità, le conferenze ricamate attorno al futuro di Microsoft e Sony nel mondo dei videogiochi sono state molto simili. Entrambe hanno mostrato pochissimo di tantissimi titoli. Entrambe hanno praticamente glissato sul lato gameplay. Entrambe si sono sporcate della becera dicitura "Console Launch Exclusive", un nuovo trend che ci piacerebbe veder sparire il prima possibile. Entrambe, infine, non sono riuscite a farci capire cosa ci aspetti oltre i cancelli della nona generazione.

Ma c'è un'importante differenza fra le due. Se da una parte Playstation ha appena infiocchettato il suo curriculum con un tandem di produzioni fra cui spicca uno dei migliori videogiochi mai realizzati, e fatica a contare il numero di hardware venduti, dall'altra c'è una divisione Xbox che aveva l'occasione irripetibile di lanciare una zampata felina per colmare l'enorme gap che la separa dalla concorrenza. Un'occasione che difficilmente si verifica più di una volta nel ciclo vitale di una console.

Halo Infinite non ha certo brillato per maturità tecnica.

A porta vuota, Phil Spencer ha colpito la traversa. La console più potente della galassia ha vacillato persino sui mondi alieni di Halo Infinite, non è stata in grado di trasmettere sprazzi del suo potenziale nemmeno sullo sfondo dell'IP di bandiera, mentre il resto della conferenza si può riassumere in un gioco di corrispondenze fra i nuovi Xbox Game Studios e i progetti che li vedono attualmente impegnati. Progetti che, purtroppo, sembrano ben lontani dall'essere finiti.

Giusto ieri il CEO di Microsoft Satya Nadella ha affermato che Xbox Series X "avrà una line-up di lancio più grande di qualsiasi altra console nella storia dei videogiochi". È solo l'ultimo in una serie di over-statements che non possono certo giovare all'immagine della divisione. Ma andiamo con ordine.

Il primo punto che vorremmo toccare si chiama The Initiative, quel super-studio che è un mosaico di nomi eccellenti provenienti da realtà dorate dell'industria, quello che è stato definito dagli analisti come l'artefice della risposta di Microsoft ai prodotti AAAA di Sony. E i The Initiative, sui palchi dell'evento, non si sono proprio presentati.

Fondata nel 2018, la nuova realtà gestita dall'ex Crystal Dynamics Darrell Gallagher non ha messo in scaletta nemmeno un teaser. Può anche darsi che si tratti di una strategia per tenersi un asso nella manica in caso un domani la concorrenza cali una briscola importante, come ad esempio un Silent Hill qualsiasi, ma si è trattato certamente di un'assenza ingombrante. Come quella di Hellblade II, del resto.

Fable di Playground Games è finalmente realtà. Ma anche in questo caso non si è andati oltre il teaser.

Chi ha risposto all'appello dei fan, invece, l'ha fatto in modo anacronistico, per non dire distante dalle richieste della frangia più vocale del pubblico. C'è poco da girarci intorno: il nutrito parco titoli di Xbox Series X ci è parso molto indietro. Forza Motorsport è ancora in una fase embrionale, Grounded ha fatto slittare il nuovo progetto di Obsidian, Fable di Playground Games è ufficialmente un miraggio concreto, vicino e distante al tempo stesso, mentre l'intero portfolio degli Studios non ha varcato il confine della CGI.

In fin dei conti abbiamo trovato ciò che volevamo vedere, ma non come volevamo vederlo. E nemmeno come Microsoft ce l'aveva raccontato, dal momento che Forza Motorsport (come riportato da Polygon) non comprare sui listini di Xbox One ma solamente su quelli di Series X. I casi possibili sono due: o alcuni titoli saranno disponibili unicamente per next-gen, contrariamente a quanto dichiarato fino a questo momento, oppure se ne parlerà fra almeno due anni.

Un fattore, questo, che apre allo spettro di un 2021 completamente spoglio di produzioni first party, prospettiva non proprio rosea. Si potrebbe obiettare che Xbox non è più una macchina, che ormai l'obiettivo è il Game Pass, che i servizi saranno l'unico vero campo di battaglia nel futuro del mercato. Ma il problema sono le contraddizioni interne a Microsoft, che punta in quella direzione ma spinge verso Series X, che martella sui teraFLOPS ma persegue il cross-gen, che negli ultimi mesi ha detto tutto e il contrario di tutto.

Tornando ai videogiochi, l'eccitazione è stata penalizzata dalle modalità di presentazione, praticamente in ogni singolo caso. Halo Infinite meritava un esordio in pompa magna, uno show che mettesse in luce tutte le potenzialità del nuovo hardware, invece è stata forse l'opera tecnicamente meno brillante nell'intero palinsesto.

Avowed è il grande RPG single player di Obsidian che tutti aspettavano. Ma quando arriverà?

Ne è uscito molto meglio Everwild, protagonista di una sequenza a dir poco spettacolare, ma totalmente inefficace nel fornire spiegazioni riguardo la propria natura. Non è stata certo una sorpresa, perché nei giorni scorsi lo studio head di Rare, Craig Duncan, ha dichiarato che "parte dei motivi per i quali non abbiamo parlato molto di Everwild è da ricercarsi nel fatto che le meccaniche di gioco sono ancora in fase embrionale".

Obsidian Entertainment ha finalmente confermato di essere al lavoro su un grande RPG in single-player, ovvero Avowed, un vero e proprio rivale di Skyrim ambientato nell'universo di Pillars of Eternity. Ma anche in questo caso la curiosità dei fan ha dovuto fermarsi sul confine del semplice teaser. Lo stesso destino che è toccato a Fable, finalmente giunto nelle sapienti mani di Playground Games, e a State of Decay 3, il nuovo progetto di Undead Labs.

Abbiamo visto tante altre cose interessanti, dai tecnicismi di The Medium fino a nuove sfumature d'inclusività nel progetto Game Pass, dalla conferma di un riavvicinamento allo sviluppo giapponese fino al gradito ritorno di S.T.A.L.K.E.R., ma l'intero showcase si potrebbe sintetizzare nella frase "stiamo lavorando per voi". Nell'ottica di un normale E3 @ Home la presentazione di Microsoft si può considerare abbondantemente sufficiente, ma in quella di una rinascita mediatica?

La verità è che fatichiamo a trarre delle conclusioni. C'è una sorta di bipolarismo che rende particolarmente nebulosa la lettura del progetto Xbox, da una parte volenteroso di cimentarsi con le grandi produzioni first party ma dall'altra restio a competere con le macine da Game of the Year che sono Naughty Dog e Sony Santa Monica, da una parte orientato verso lo strapotere tecnologico di Series X ma dall'altra ancorato alla volontà di non lasciare indietro One, da una parte signore dei servizi ma dall'altra ammanettato al segmento hardware.

Xbox Games Pass è sempre più il cavallo di battaglia di Microsoft. Tutti i first party faranno parte della famiglia, e all'appello si è aggiunto Destiny 2.

E proprio quello dei servizi è il tessuto che nasconde il futuro della casa di Redmond, che forse dovrebbe liberarsi dalle ultime catene che le impediscono di spiccare il volo, imboccando una direzione univoca senza guardarsi indietro.

Lo scopo del Games Showcase era quello di far scattare l'interruttore nella mente di milioni di videogiocatori, facendogli comprendere la nuova visione di Xbox. Ma è probabile che i tempi non siano ancora abbastanza maturi per realizzare un'ambizione tanto grande, e che anche fra i corridoi di Microsoft ci sia qualcuno che fatica a comprenderla.

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Riguardo l'autore

Lorenzo Mancosu

Lorenzo Mancosu

Redattore

Cresciuto a pane, cultura nerd e videogiochi, i suoi primi ricordi d'infanzia sono tutti legati al Super Nintendo. Dopo aver lavorato dentro e fuori dall'industry, è finalmente riuscito ad allontanarsi dalle scartoffie legali e mettere la sua penna al servizio di Eurogamer.it.

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