Othercide - recensione

La tattica a turni sposa la difficoltà roguelike.

Se si paragona la produzione videoludica dell'inizio del 2000 con quella contemporanea si nota, tra le altre cose, una netta tendenza alla semplificazione dell'esperienza. Per "semplificazione" si intende sia una maggiore semplicità nel comprendere i meccanismi di gioco e le relative regole, sia una maggiore approcciabilità della sfida stessa. I videogiochi sono diventati intrattenimento di massa e, per farlo, per forza di cose, hanno dovuto cedere qualcosa sul lato dell'accessibilità, in senso lato.

Ma ovviamente, se esiste una tendenza netta in una certa direzione questo vuol dire che si crea anche un'opportunità per proporre qualcosa sul lato opposto dello spettro, ovvero titoli che fanno della loro inerente difficoltà il perno del gameplay. Dark Souls e Darkest Dungeon sono solo due esempi facili, ma potremmo citarne a bizzeffe visto che il genere roguelike è ormai affermato e molto in voga.

Ci mancava però di vedere le logiche roguelike applicate a un altro genere oggi molto gettonato, ovvero i tattici a turni in stile X-Com. Questo è il piano di Othercide, un tattico a turni che salta all'occhio soprattutto per la sua estetica particolarissima ma che si segnala anche, per l'appunto, per questo strano incrocio di generi.

Othercide propone ai giocatori una struttura di gioco in generale abbastanza semplice. Generiamo unità (scegliendo tra tre classi) con dei tratti predeterminati, le miglioriamo con skill e memorie (che buffano gli skill con modificatori specifici) e le mandiamo in battaglia per sette volte, prima di poter affrontare il boss di quella particolare sezione di gioco. Nel gioco non esiste la possibilità di curare i punti salute persi, è possibile solo rigenerare la salute di una unità sacrificando (!), ovvero eliminando, un'altra unità allo stesso livello di esperienza.

Ma invece di parlare di "unità" si parla di "daughters", ovvero figlie...perché il mondo di Othercide è un incubo abitato da mostri terrificanti in cui prendiamo il controllo di stilosissime eroine longilinee e acrobatiche (in stile Bayonetta per intenderci) che, come detto, possono appartenere a tre classi diverse. Le "Shieldbearer" sono i classici "tank" con molti HP, armatura e buona capacità di schivata, le "Blademaster" sono esperte di combattimento corpo a corpo e le "Soulslinger", invece, si distinguono per l'abilità con le armi da fuoco (quindi colpiscono da lontano).

Ora, ogni giorno, dei sette prima di incontrare il boss, potete mandare in battaglia tre o quattro daughter. Al termine della missione queste si dovranno riposare e potrete affrontare un'altra missione con altre daughter o passare direttamente al giorno successivo. Le missioni sono di tre tipi: rescue (salvataggio), hunt (caccia) e survival (sopravvivenza). Nei salvataggi dovrete portare un personaggio disarmato nell'apposita area di estrazione (insieme alle vostre daughter), mentre nelle altre due tipologie dovrete semplicemente eliminare tutti i nemici che vi si pareranno davanti; la modalità survival chiede semplicemente di resistere per un certo numero di turni.

Vediamo ora la battaglia tattica, un altro ambito in cui Othercide fa le cose in maniera decisamente originale. Ogni daughter dispone di cento (100) punti-azione che possono essere spesi per muoversi e/o per attaccare. In caso se ne spendano più di cinquanta (50) quell'unità si sposterà sulla linea del tempo (che detta chi muove e quando) di cento tacche, in caso ne spendiate cinquanta o meno l'unità avanzerà di sole cinquanta tacche. Questo vuol dire che limitando le azioni si agisce più spesso. I nemici usano le stesse regole e si muovono anch'essi sulla stessa linea del tempo.

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Le tre classi di daughter disponibili sono molto distinte nelle abilità e nel gameplay in cui eccellono; saperle utilizzare tutte al meglio è fondamentale.

Questo sistema costituisce la principale preoccupazione strategica su cui dovrete concentrarvi visto che, se ben sfruttato, vi permette di eliminare i nemici e rimanere al di fuori dalla loro portata. Ricordate...la salute non si rigenera (se non eliminando un'altra delle vostre daughter) e questo vuol dire che il gameplay è basato su un continuo min-maxing alla ricerca della battaglia perfetta.

Ogni classe dispone all'inizio di due abilità a cui potrete aggiungerne altre accumulando esperienza. Queste abilità sono interessanti e ben si incastrano col sistema di gioco. Alcune vi permettono di muovervi gratis, altre di spostarvi dopo un colpo, altre ancora di eseguire azioni particolari dopo un certo numero di tacche sulla linea del tempo. Ogni battaglia è una complicata partita di scacchi in cui, però, un singolo errore può significare non solo un problema nello scontro in cui vi trovate, ma anche la rovina dell'intera sezione di sette giorni. E qui veniamo alla natura roguelike di Othercide...

Othercide è un gioco difficile, inutile girarci intorno. Arrivare al boss con daughter ferite o non ottimizzate vuol dire quasi sempre non avere alcuna speranza di riuscita. E in caso di fallimento con il boss sarete costretti a ricominciare da capo, e sognatevi di utilizzare il save-scumming visto che al giocatore non è proprio permesso di salvare e il gioco registra da solo i vostri progressi dopo ogni mossa. Questo porta a un gameplay in cui non ci sono cali di tensione visto che i nemici, anche quelli più scarsi, sono tutti temibili.

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Il primo boss del gioco vi mostrerà in maniera piuttosto chiara la frustrazione che vi aspetta in Othercide…

Le abilità dei vostri avversari sono pericolose e fastidiose almeno quanto le vostre. Si va dà assalti che percorrono metà mappa a immobilizzazioni passando da infamissime manipolazioni della linea del tempo. Armature e capacità di schivare sono altri elementi da considerare. È fondamentale conoscere le abilità dei nemici e ragionare costantemente su come neutralizzarle tramite le vostre.

Per il resto della parte strategica non esiste cover e le mappe sono piatte e poco interessanti. Di più, non esiste connessione tra le missioni, presentate in maniera totalmente anonima (una semplice lista), e le locazioni in cui vi battete. Si tratta di battaglie in un'arena in cui il tempo e le abilità speciali la fanno da protagonisti.

In caso sopravviviate a una missione potrete utilizzare l'esperienza ottenuta (in caso passiate di livello) per ottenere nuove abilità o migliorarle con delle memorie (buff). Ma il miglior modo per avere più possibilità di riuscita è...morire! Si perché nella morte si ottengono dei preziosi frammenti con cui potrete acquistare dei vantaggi che rendono il gioco più semplice; paradossalmente, in caso arriviate (nel tempo) a comprarli (e utilizzarli) tutti, il gioco diventerà molto facile.

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Le Soulslinger sono probabilmente le daughter più appariscenti e spettacolari con le loro mosse in perfetto stile Bayonetta.

Questa parte del design ci ha convinti poco perché giocando ci siamo accorti che morire è quasi una necessità per ottenere questi miglioramenti e conoscere i boss e i nemici (affrontandoli appunto per la prima volta). Ma morire vuol dire anche ricominciare e ripetere le battaglie per accumulare esperienza e migliorare le nuove reclute che ci vengono assegnate nella nuova partita. Insomma si tratta di una ripetizione che potrebbe non piacere a tutti e che ci è parso anche non del tutto "onesto".

Le abilità dei nemici non sono chiaramente ispezionabili e per comprenderle dovrete prendervele "in faccia"; ci è anche parso che, anche dotati della massima attenzione possibile, i primi tentativi di sconfiggere un boss siano inesorabilmente destinati al fallimento. Questo più che divertire frustra perché si sente abbastanza chiaramente che non sia ha speranza fin da subito.

A livello di valori di produzione Othercide sfoggia uno stile unico molto affascinante ma anche non del tutto funzionale per la comprensione di quello che succede. Le unità, nemiche o amiche, non sono chiaramente distinguibili e su PS4 non esistono opzioni per adattare l'interfaccia a una fruizione dal divano (da 3-4 metri di distanza insomma). Il font utilizzato è piccolo e la palette in toni di grigi rende il tutto molto faticoso da comprendere. Le animazioni sono nella media e gli effetti speciali ben si sposano con lo stile spettacolare dei combattimenti. Buona la musica e discreto il parlato, anche se un po' ripetitivo.

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Sacrificare una daughter è l'unico modo per rigenerarne un'altra; si tratta di una meccanica spietata che rende l'intera esperienza molto tesa e spietata.

In definitiva Othercide è un titolo molto interessante che porta molte novità in un genere che ne ha un gran bisogno. Purtroppo la meccanica di gioco ci ha convinto solo in parte a causa della ripetizione necessaria e dei metodi non proprio onesti per rendere l'esperienza difficile. L'interfaccia confusa e non adattata al gioco su console non aiuta e rende l'esperienza ulteriormente faticosa.

Speriamo quindi in miglioramenti su questi aspetti che possano far fare a Othercide il passo decisivo verso l'eccellenza, visto che il gameplay strategico rimane comunque di ottima fattura.

7 /10

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Riguardo l'autore

Davide Pessach

Davide Pessach

Redattore

Studia, scrive, videogioca da tanto, tanto tempo. Quando si annoia rimescola le carte e sposta le priorità, ma i tre ingredienti principali rimangono quelli . Obiettivi? Solo due: curiosità e divertimento.

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