Relicta - recensione

Gravitā e magnetismo.

Quando si è davanti a un puzzle game con la visuale in prima persona e dall'ambientazione fantascientifica, è quasi impossibile non pensare a Portal, il celebre titolo firmato Valve che rappresenta tuttora uno dei pilastri del genere. Nonostante ciò, il team di Mighty Polygon aveva una visione ben chiara in mente e ha voluto costruire la propria avventura concentrandosi su due elementi della fisica ben definiti: la gravità e il magnetismo. Nasce così Relicta.

Durante l'avventura vestiamo i panni di Angelica Patel, una ricercatrice che vive e lavora sulla Luna, più precisamente all'interno della Base Chandra, anche se è opportuno sottolineare che nell'immaginario di Mighty Polygon la Luna è completamente terraformata. L'avventura inizia con un flash forward di un imminente disastro che coinvolge la stazione e una grossa specie di roccia in essa contenuta. Subito dopo si passa a un flashback di eventi avvenuti due anni prima, nel quale si può esplorare brevemente la stazione in cui ci troviamo, conoscere via radio alcuni degli altri personaggi come la collega Laia Alami e la figlia Kira Patel, e prendere parte a un breve tutorial che introduce il giocatore ai rudimenti del gameplay.

Finita questa sezione, effettuiamo, infine, un ultimo salto temporale, andando avanti di due anni in quello che possiamo definire il presente, poche ore prima del disastro imminente. Durante una telefonata con nostra figlia, improvvisamente salta la comunicazione e ci tocca scoprire quale sia il problema. Collegandoci al terminale principale ed effettuando un riavvio, il sistema della base ci comunica che è stato solo un malfunzionamento. Contattando i nostri colleghi però scopriamo che anche altre aree della base stanno mostrando comportamenti anomali e ad alcune di esse sono addirittura scollegate dal nodo centrale, con le comunicazioni limitate o irraggiungibili dai Maglev, il sistema di trasporto che collega i vari punti della stazione.

Con questo pretesto inizia l'avventura vera e propria, dovendoci così addentrare nei vari rami della base lunare con lo scopo di salvare i nostri colleghi e riparare queste anomalie. Queste fasi più narrative consistono in un semplice girare per la base, con la sola possibilità di esplorare in cerca di collezionabili o nuove voci da aggiungere al nostro PDA, un dispositivo elettronico sul quale leggere mail e altre note, utili ad approfondire il mondo di gioco o gli eventi in corso. Quando ci si muove verso le altre zone della base, invece, iniziano i rompicapi che costituiscono a tutti gli effetti il nucleo del gameplay.

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Alterando i campi magnetici dei cubi è possibile giocare con effetti di repulsione e attrazione.

Dopo qualche ora di gioco la narrazione prende una piega in un certo senso inaspettata, assumendo delle connotazioni degne di un thriller psicologico, coinvolgendo sempre di più il giocatore ma avendo un impatto quasi nullo sul gameplay effettivo. La sensazione è che questa storia, per quanto intrigante, sia superflua ai fini del gioco in sé.

Parliamo delle meccaniche che ci consentono di progredire nei livelli. Per avanzare di step in step bisogna fare in modo di attivare tutte le piastre a pressione con l'ausilio di alcuni cubi tecnologici, a tutti gli effetti l'elemento primario con cui è possibile interagire. Per fare ciò si possono direttamente raccogliere questi oggetti e spostarli a mano o utilizzare gli strumenti di manipolazione a propria disposizione.

Tutto ruota attorno a tre azioni basilari, che nel caso del mouse corrispondono ai due tasti e alla rotellina. Con quest'ultima si altera la gravità del cubo, quindi quando si attiva, questo non sarà più soggetto a questa interazione e, se sottoposto a spinte, si sposterà su una linea retta. Con gli altri due tasti invece si possono attribuire dei campi magnetici al cubo, intuitivamente, positivo con uno e negativo con l'altro. Sulla mappa sono poste diverse piastre con campi magnetici ben definiti e immutabili, dunque giocando opportunamente con i segni è possibile creare effetti di repulsione e attrazione per spostare i cubi.

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Se sfruttata correttamente, la gravità ci consente di utilizzare i cubi come ascensori o piattaforme mobili.

Queste meccaniche costituiscono le fondamenta di ogni singolo livello e se nei primi livelli vengono sfruttate singolarmente o con interazioni minime, progredendo nell'avventura si dovranno affrontare rompicapi sempre più complessi in cui ogni nostra conoscenza andrà sfruttata. Eventualmente bisognerà impostare correttamente alcune piastre modificabili per consentire ai cubi di evitare ostacoli o si dovranno posizionare correttamente con la gravità bloccata per essere usati come ascensori.

Questi sono soltanto alcuni esempi ma le opportunità che delle meccaniche di questo tipo aprono sono innumerevoli. Un buon intuito e una capacità di vedere un quadro più ampio tornano senz'altro utili, soprattutto in alcuni punti in cui la strada non ci è sembrata così tanto scontata. Dobbiamo persino ammettere che a tratti abbiamo avuto come l'impressione di aver risolto dei puzzle non nel modo previsto dal gioco.

Livello dopo livello ci si fa strada in quella che è un'avventura abbastanza longeva, con un ottimo grado di complessità ma non altrettanta varietà, a causa di meccaniche spesso riutilizzate. La durata in giochi del genere è davvero poco indicativa, dipendendo in gran parte dall'intuito del giocatore, ma in ogni caso dovrebbe assestarsi attorno alle 10 ore.

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Le ambientazioni di Relicta sono molto varie e davvero ben curate.

Una nota di merito va attribuita al comparto artistico della produzione, che abbiamo trovato davvero molto curato e che rende di sicuro più piacevole il progredire nelle varie sezioni. Le zone più spoglie della base si alternano ai diversi biomi di una Luna immaginaria completamente terraformata, tra una tundra ghiacciata e una splendida foresta. Il livello di dettaglio è molto buono e la colonna sonora composta appositamente per la produzione ne aumenta l'immersività.

Tirando le somme, Relicta è un puzzle game senz'altro interessante, capace di offrire degli ottimi rompicapi basandosi su due elementi della fisica: la gravità e il magnetismo. Alcuni livelli denotano una complessità e un grado di difficoltà davvero notevole, richiedendo al giocatore, oltre alla conoscenza delle meccaniche base, pure un ingegno non trascurabile. Purtroppo però non brilla per la varietà, alla lunga le meccaniche risultano ripetitive e gli elementi, se non perfettamente identici, sono comunque equivalenti a quelli già incontrati nei livelli precedenti. Peccato anche per la narrazione, che seppur a tratti interessante, spesso sembra scollegata dal gameplay e ha come unico scopo quello di indirizzare il giocatore verso l'area successiva.

7 /10

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Riguardo l'autore

Manuel Santangelo

Manuel Santangelo

Redattore

Manuel inizia in tenera etā sulla prima Playstation, per poi spostarsi su PS2 e Xbox. Appassionato di sparatutto, s'affeziona a titoli quali Halo e Metal Gear Solid. Apprezza quasi ogni genere e negli ultimi anni inizia a creare contenuti su YouTube, anche per Eurogamer.it.

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