Tell Me Why capitolo 3: Eredità - recensione

Diamo finalmente il voto al gioco dei Dontnod.

È inutile negarlo: chi sta scrivendo oggi questa recensione era una persona estremamente preoccupata all'annuncio delle tematiche trattate in Tell Me Why. In passato, Dontnod si è cimentata in storie che ponevano come argomenti centrali l'amore, l'amicizia, la scoperta di se stessi e, perchè no, anche la propria sessualità.

Pur centrando in pieno l'aspetto emozionale, poetico, fotografico e musicale di alcune situazioni, spesso la rappresentazione pura e semplice di alcune categorie sociali risultava ancora incastrata sui binari di etichette polverose.

È accaduto con i personaggi bisessuali di Life is Strange (la qual cosa è stata esasperata nel prequel Before the Storm, sviluppato però da Deck Nine Games) ed è stato ancor più esasperato (e politicizzato) con i protagonisti "non bianchi" di Life is Strange 2, che ad ogni camicia a quadri da boscaiolo incrociata sulla via subivano angherie e vessazioni per l'etnia paterna.

La transessualità è un argomento ancora poco e mal discusso, uscito a galla negli ultimi anni proprio grazie alle numerose vittorie politiche e sociali raggiunte dalla comunità omosessuale. C'è molta confusione intorno al termine e alle persone cui esso fa riferimento; in linea di massima i media di tutto il mondo non aiutano a schiarirsi le idee, complice la loro eterna corsa allo scoop e allo scandalo.

Il rischio, per Dontnod e Tell Me Why, era dunque quello di sfiorare l'argomento in maniera troppo scolastica, mostrando quindi il fianco alle ire della comunità trans, che oggi come non mai lotta per il proprio riconoscimento e a cui l'ennesima rappresentazione carica di luoghi comuni non avrebbe certamente giovato, nè fatto piacere.

Per fortuna, non sembra essere questo il caso: Tell Me Why è un'avventura grafica divisa in tre capitoli e per questo parlare solamente del primo non permette di stabilire con certezza se gli sviluppatori siano riusciti a far centro, ma le premesse sono certamente ottime e si sente chiaramente il supporto richiesto dalla software house ai membri attivi nell'ambito della cultura, la salute mentale e l'identità transgender.

Un elemento da non sottovalutare è che il giocatore si trova davanti dei protagonisti nettamente più maturi e adulti degli adolescenti dei due Life is Strange. Questo permette una scrittura di figure caratterialmente più stabili, nonostante le brutte esperienze del passato, oltre che di affrontare l'argomento della transizione dal punto di vista più consapevole e, non a caso, più istruttivo per chi sta dall'altra parte dello schermo.

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La terribile esperienza della loro infanzia non è riuscita a spezzare il legame fra Tyler e Alyson.

Capitolo 1: Ritorno a casa

La storia gira intorno ai gemelli Alyson e Tyler. Tyler è un ragazzo transessuale, nato donna ma che fin da quando ha memoria ricorda di essersi percepito dentro un corpo "sbagliato". Il giocatore controllerà alternativamente i due protagonisti, che riunitisi dopo dieci anni di completa distanza, torneranno alla casa materna per organizzarne la vendita.

A quel punto, Tyler ha ormai raggiunto da tempo il proprio equilibrio psicofisico e affronta la vita di tutti giorni con molta più serenità della sorella, rimasta a vivere nella cittadina natale e per questo ancora profondamente legata a un tragico evento della loro infanzia.

Superati i convenevoli e il leggero imbarazzo iniziale, i due raggiungono la vecchia casa materna, immergendosi in un mare di memorie più o meno liete e scoprendo con leggera sorpresa che La Voce è tornata. Questo è un potere speciale che legava i protagonisti fin da piccoli, permettendo loro di condividere pensieri ed emozioni senza aprir bocca e che adesso offre loro la possibilità di rivivere congiuntamente i ricordi del passato.

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Tell Me Why riesce a offrire insegnamenti e spunti di riflessione sulla transessualità, senza mai sfociare nella propaganda.

La Voce risulta essere anche un'interessante meccanica di gioco, che permette sia di approfondire il background dei personaggi, che di scoprire indizi importanti per la soluzione di problemi del tempo presente. Durante il primo capitolo abbiamo avuto anche modo di osservare due versioni diverse di uno stesso ricordo, dovute proprio ai diversi punti di vista dei gemelli.

Speriamo che questa meccanica risulti determinante nei prossimi due capitoli e che le scelte del giocatore possano avere un impatto il più possibile ramificato sull'epilogo dell'avventura, non limitato quindi a un semplice avvicinamento/allontanamento fra Tyler e Alyson.

Avremo modo in futuro di discutere e giudicare in maniera più dettagliata la trama, il suo svolgimento e la caratterizzazione dei comprimari; per adesso, l'esperienza del primo capitolo esegue perfettamente il suo ruolo di apertura e set-up, costruito su dialoghi credibili in ogni scelta multipla disponibile, con personaggi primari e secondari estremamente equilibrati e dal carattere definito.

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Durante la partita capiterà di dover scegliere tra ricordi diversi dello stesso evento.

La componente soprannaturale è asservita al gameplay e non altera (almeno per ora) in modo significativo gli eventi, nè funge da giustificazioni per debolezze narrative; il comparto tecnico è solido e il gioco permette di selezionare su PC un framerate persino superiore ai 60 fotogrammi al secondo, per quanto non sempre stabilissimi.

Infine, musica, level design e fotografia si confermano come sempre i cavalli da guerra dello studio parigino, sempre estremamente curati e realizzati con estrema professionalità e talento.

Tirando le somme, il primo capitolo di Tell Me Why offre un incipit interessante a una storia ancora piena di misteri, con tutto il potenziale di commuovere e lasciare il segno tanto quanto, se non più dei precedenti lavori di Dontnod Entertainment. Non ci resta che attendere i prossimi episodi per scoprire (e scegliere) il futuro che attende i gemelli Ronan.

Capitolo 2: Segreti di famiglia

Come ogni storia divisa in tre parti, temevamo che il secondo capitolo di Tell Me Why potesse risultare sottotono, una necessaria ma non troppo esaltante sezione transitoria fra l'introduzione dei personaggi e la conclusione delle vicende. Per fortuna è evidente che questa volta Dontnod ha veramente molto da dire, ragion per cui "Segreti di famiglia" riesce, in certi passaggi, a risultare anche più intrigante del primo capitolo.

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Mary-Ann è tratteggiata come un essere umano tragicamente credibile.

Dopo un breve riassunto dell'episodio precedente, realizzato in maniera molto simile a quella vista in Life is Strange 2, "Segreti di famiglia" si apre proprio dove "Ritorno a casa" ci aveva lasciati col fiato sospeso: un punto di vista diverso sulla stessa, tragica notte che ha visto giungere la fine di Mary-Ann, madre dei gemelli Ronan.

La seconda parte di Tell Me Why ha un grosso vantaggio: i personaggi sono stati presentati, i loro ruoli nella vicenda definiti; è quindi possibile concentrarsi sull'approfondimento caratteriale e di background, le interazioni fra di loro e, ovviamente, il loro vero ruolo durante i fatti di quella notte del 2005 che ha completamente cambiato la vita di Tyler e Alyson.

Il ritmo di gioco di Tell Me Why rimane, ovviamente, quello compassato di un'avventura grafica moderna, in pieno stile Dontnod: belle ambientazioni da osservare, tante interazioni e dialoghi opzionali, difficoltà di gioco non pervenuta, per lasciar spazio alla massima fluidità di avanzamento. Tornano i già citati "ricordi ambigui", in cui il giocatore dovrà scegliere se dare adito ai ricordi del fratello o a quelli della sorella. Tornano anche le scelte determinanti per l'avvicinamento o allontanamento dei gemelli, che sicuramente influenzeranno il finale della loro storia; tornano anche le citazioni ai precedenti lavori della software house, in questo caso talmente palesi da poter essere considerate a tutti gli effetti simpatici easter egg.

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I semplici enigmi ambientali del gioco sono sempre un piacevole diversivo.

Dal punto di vista del gameplay, "Segreti di famiglia" porta l'esperienza Tell Me Why un gradino sopra il primo capitolo, grazie a una sezione investigativa molto coinvolgente e con la giusta dose di tensione, come anche per quanto concerne la gestione dei personaggi secondari: dopo un Life is Strange 2 in cui i comprimari si limitavano a essere comparse perlopiù stereotipate o semplici plot device, la caratterizzazione di figure come Eddy e Tessa è una meravigliosa, preziosissima boccata d'ossigeno: mai perdoneremo lo spreco che è stato Brody Holloway, o che David Madsen fosse l'unica e totalmente ignorata persona razionale della storia.

Mary-Ann, madre dei protagonisti di Tell Me Why, allo stato attuale è probabilmente il personaggio più tormentato, grigio e realistico mai presentato nelle avventure grafiche di Dontnod, il tutto senza mai vederla a schermo nel tempo presente: è proprio grazie ai diversi punti di vista di chi la ricorda e racconta che il risultato finale appare sempre credibile e mai troppo sbilanciato in una direzione o nell'altra.

Proprio in merito a questa costante ambiguità dei personaggi a schermo, la decisione di credere e assecondare queste figure o di opporvisi non è mai banale e risulterà legata molto più al carattere e al vissuto del giocatore. Apprezzabile anche la scelta d'inserire nel capitolo una scena in cui il giocatore ha modo d'esplorare la sessualità di Tyler, ma in una maniera molto meno scontata di quanto ci si potrebbe aspettare dalle "romance videoludiche" di questi ultimi anni.

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Non mancano i riferimenti ai precedenti lavori di Dontnod.

In buona sostanza, questo secondo capitolo di Tell Me Why ci ha convinto tanto quando, se non persino più del precedente: una narrazione placida ma comunque ritmata, personaggi sempre equilibrati e mai scontati, dialoghi credibili e situazioni mai troppo caricate, con figure a schermo sempre con qualcosa da dire. Non resta che aspettare l'arrivo dell'ultima parte della storia, per capire a cosa porterà il cliffhanger alla fine di "Segreti di famiglia" nella vita dei gemelli Ronan.

Capitolo 3: Eredità

Il terzo capitolo di Tell Me Why si apre con una piccola sorpresa: alla luce del litigio a fine secondo capitolo, per buona parte della narrazione fratello e sorella agiscono da soli, a differenza di quanto visto fino a quel momento. I due si sono infatti presi del tempo per riflettere, Tyler è tornato a casa della madre, Alyson in quella del padre adottivo.

La cosa più interessante, però, è come la tematica della transessualità, che si pensava fosse il principale focus del gioco, funga da trampolino per una discussione molto più estesa e collettiva: la ricerca, scoperta e accettazione della propria identità.

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L'alcolismo di Sam è una storia triste, raccontata in silenzio e solitudine.

Alyson, infatti, ben più di Tyler non comprende chi sia e chi voglia essere. Non ha mai processato il proprio trauma e questo l'ha portata a vivere ogni giorno con una sensazione di colpevolezza e inadeguatezza.

Proprio a causa degli eventi al termine dell'episodio precedente, la sua capacità di rivivere i ricordi inizia a porle davanti eventi falsi, distorti, rappresentazioni delle proprie ansie e paure; questo le causerà disagio, fino anche a un attacco di panico, che aprirà le porte per ulteriori approfondimenti sul suo personaggio, ma soprattutto su coloro che la circondano.

Eredità, infatti, è un capitolo che vuole mostrare le debolezze di tutti gli attori della storia, riportando alla luce le soffenze, gli errori e le paure che li hanno particolarmente segnati e che tutti, proprio come Alyson, hanno scelto di seppellire e dimenticare. Ad esempio, come accaduto con Tessa in passato, stavolta sarà il personaggio di Sam a mostrare un lato molto diverso della sua vita e della sua personalità.

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Mary-Ann è una donna misteriosa, che conosceremo a fondo solo alla fine dell'avventura.

È curioso, ma anche sintomo di una narrazione equilibrata, che Alyson e Tyler trovino la forza di ricongiungersi non solo grazie al legame che li unisce, ma per merito della partecipazione più o meno consapevole della comunità di Delos Crossing: a differenza di quanto visto in Life is Strange, ma soprattutto Life is Strange 2, gli eventi cruciali della storia sono già accaduti e non sono esclusivo appannaggio dei personaggi in copertina. L'incidente di Mary-Ann non ha colpito solo i suoi figli e le conseguenze di quell'evento sono ancora sospese nella fredda aria alaskana.

Il terzo capitolo di Tell Me Why è forse quello più ricco di dialoghi; è un peccato che i limiti tecnici della produzione mostrino il fianco proprio durante questi momenti toccanti, con personaggi dallo sguardo vitreo, che non guardano l'interlocutore e, a maggior ragione, risultano parecchio inespressivi. Per fortuna, il buon doppiaggio riesce a stemperare almeno in parte questo problema.

Continuano ad essere trattati temi molto delicati, come gli attacchi di panico, le terapie di supporto psicologico, l'alcolismo e il suicidio, ma sempre senza scadere nella propaganda, dato che ogni argomento è ben inserito negli eventi e non rimane sotto i riflettori per un tempo artificiosamente dilatato.

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In base alle scelte prese nel corso degli episodi, l'epilogo dei due protagonisti sarà diverso.

Nessun tornado e farfalle colorate, nessun muro d'acciaio divelto con arti psioniche: l'epilogo di Tell Me Why resta nei limiti del realismo e porta i gemelli Ronan alla scoperta della verità sul passato della madre e di cosa l'ha portata alla disperazione quell'ormai lontana notte tempestosa. Come prevedibile, le scene finali dipendono dalle scelte compiute dal giocatore, che porteranno Alyson e Tyler a ricongiungersi o allontanarsi definitivamente.

Tell Me Why è il lavoro più maturo finora realizzato da Dontnod: una storia delicata e spietata, sostenuta e alimentata equamente da ogni comprimario e, purtroppo o per fortuna, terribilmente vicina alla nostra realtà.

8 /10

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Riguardo l'autore

Lara Arlotta

Lara Arlotta

Redattore

Scrive, blatera e videogioca, spesso contemporaneamente e da oltre due decenni. L'unico modo per fermarla è darle da mangiare, ma l'effetto è solo temporaneo. Sono ancora in corso delle indagini confidenziali per comprendere se si tratti di un essere umano o di una credibile riproduzione, inviata nell'era contemporanea da una civiltà eternauta.

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