OkunoKA Madness - recensione

Là dove osano gli speedrunner.

Nel corso degli anni i videogiochi a piattaforme hanno messo in scena le ispirazioni e le atmosfere più disparate. Abbiamo conosciuto la sensazione di candida tranquillità che ha ammorbidito i colori del Regno dei Funghi, quella di sgargiante rotondità che ha disegnato i contorni di Rayman, quella di rapidità e freschezza che ha agitato la corsa di Sonic.

Poi, accanto a questi titoli rilassanti e quasi fiabeschi, hanno iniziato a emergere esperienze capaci di farci passare al Lato Oscuro della Forza. Le motoseghe insanguinate di Super Meat Boy, la scalata impossibile del Monte Celeste e le geometrie assassine di N++ hanno saputo sostituire i momenti di serenità trascorsi di fronte allo schermo con l'equivalente di un concerto heavy metal.

OkunoKA Madness fa parte di quella schiera di videogiochi che riuscirebbero a trasformare anche un monaco Shaolin in un estimatore dei Black Sabbath. Mettiamola così: non ci stupirebbe scoprire che la caduta di Anakin Skywalker e la successiva ascesa di Darth Vader, siano coincise con il tentativo da parte del giovane Jedi di portare a termine l'avventura tutta italiana sviluppata da Caracal Games.

L'odissea del vorace KA nasce come vero e proprio tributo alla deriva "masocore" dei giochi a piattaforme, strizza l'occhio all'universo dello speedrunning, si traduce in un uragano di corse al cardiopalma che scagliano a tutta velocità la figura del mostriciattolo in mezzo a una serie di quadri impossibili.

Il pretesto narrativo è molto semplice: il temibile villain OS ha corrotto le tenere anime che popolano il mondo di OkunoKA, portandolo sull'orlo dell'estinzione e sfruttando il potere di queste creaturine per alimentare il suo personale esercito di minion robotici. Ma la verità è che al protagonista KA, delle trame tessute dal suo avversario, non potrebbe fregargliene di meno.

KA ragiona come Taz dei Looney Toones: gli interessa solamente correre, dormire, seminare il caos e soprattutto inghiottire qualsiasi cosa gli capiti a tiro. E il caso vuole che questo avido divoratore abbia una predilezione particolare per il sapore delle anime corrotte dal malvagio OS, tramutandosi di fatto nell'inconsapevole unica speranza di salvezza per l'intero universo.

Vi lasciamo immaginare attraverso quale procedimento KA riesca a "purificare" le anime corrotte... In ogni caso, l'obiettivo del protagonista sarà solo e soltanto quello di completare i folli percorsi che caratterizzano ciascun livello per raggiungere nel minor tempo possibile una nuova anima da acchiappare con la sua lingua da camaleonte. Praticamente, come Po di Kung Fu Panda, diventerà il miglior acrobata del mondo unicamente per riempirsi lo stomaco.

Sul piano ludico, OkunoKA Madness adotta una fisica e un level design volenterosi di ereditare tutto il feeling e l'ispirazione alla base di Super Meat Boy, trasformando ciascun salto in una prova di abilità che porterà i giocatori a morire e rinascere ancora e ancora. Dietro ogni angolo si cela un nuovo pericolo da affrontare a velocità proibitive, e servono riflessi da cavaliere Jedi per segnare un buon tempo sul cronometro.

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OkunoKA Madness parte piano, ma fa presto rimpiangere i falò di Dark Souls. Oh? Ma quello cos'è?

Per molti giocatori hardcore, infatti, sarà proprio la presenza delle classifiche e del sistema di valutazione integrato in ciascuno stage a definire la profondità dell'esperienza. Questa sorta di componente competitiva ha le carte in regola per catturare nella sua rete l'élite dei "platformisti" più accaniti, nonché gli speedrunner abituati a non demordere neppure di fronte alle sfide più ardue.

Per tutti gli altri, invece, il difficile contatto con OkunoKA Madness ricorda il principio di una valanga. Parte piano piano, con un primo mondo scolastico e pensato per mettere sul piatto le meccaniche più ovvie, per poi stratificare il gameplay alzando il sipario su una serie di abilità che consentono al giocatore di modificare la stessa struttura dei livelli.

Quest'ispirazione segna la più grande divergenza fra l'avventura di KA e gli altri esponenti del genere, perché non bisognerà solamente calcolare al millimetro i movimenti del protagonista, ma addirittura piegare ai propri bisogni l'architettura del mondo di gioco, sfruttando il potere degli elementi per dissolvere ostacoli o creare piattaforme di atterraggio.

Sarà solo una volta che il malcapitato giocatore avrà finalmente preso confidenza con tutte le varianti che avrà inizio la vera follia. OkunoKA Madness inizierà a tratteggiare nei suoi livelli un equivalente della Guernica di Picasso: incroci di raggi laser, missili a ricerca, robot assassini, esplosioni e addirittura una serie di boss fight che non sfigurerebbero in qualsiasi capitolo di Metal Slug.

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L'integrazione dei boss in un gioco a piattaforme è sempre un compito arduo, ma i giganteschi nemici di KA funzionano a meraviglia.

Il culmine dell'impennata arriva con il mondo Madness, elemento che dà il nome a questa edizione, un'ulteriore sfida ricamata attorno alle esigenze dei giocatori più impavidi che ricorda l'integrazione dei Lati C incontrati sulle sponde di Celeste. Insomma, anche se chiunque può riuscire a portare a termine la missione di KA, bisognerà sudare una cinquantina di camicie per arrivare fino ai titoli di coda, circa il doppio per ottenere l'agognata valutazione S.

La ruvidità di un gameplay tanto ostico viene parzialmente ammorbidita dalla componente artistica e musicale. KA si fa largo in un mondo onirico popolato da cetacei volanti, creature elefantesche che sembrano uscite dai quadri di Salvador Dalì, qualche volta ci è capitato di individuare anche robot del tutto simili agli AT-AT di Star Wars accasciati al suolo, ma era solo il primo di una moltitudine di easter-eggs pescati dai meandri della cultura pop.

Le forme e gli elementi della scenografia sono poi musicati attraverso una serie di melodie che deviano dal tradizionale binario del genere, evitando gli stereotipi delle ere a 8 e a 16 bit per adottare invece uno stile vicino all'epoca del Nintendo 64. In poche parole, le migliaia di morti che caratterizzano il sentiero di KA sono addolcite dall'ispirato mondo che fa da sfondo all'avventura.

A nostro parere, l'elemento più interessante di OkunoKA Madness risiede nella scelta di integrare una nutrita serie di obiettivi secondari accanto al tradizionale schema di progressione. Esistono infatti tantissimi personaggi alternativi, ognuno dotato di statistiche diverse e abilità uniche, come ad esempio la capacità di calamitarsi alle pareti, il cui ottenimento è sotteso al completamento di attività opzionali.

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Menzione speciale per i fondali, che regalano scorci onirici su creature assurde.

Celate negli anfratti degli stage sorgono infatti intere catene di livelli segreti e anime collezionabili che alzano il sipario anche su temibili sezioni in "silhouette", molto vicine a quelle intraviste in Donkey Kong Country Returns. Di conseguenza, per chi avrà la giusta dose di pazienza e determinazione, la conclusione della caccia di KA al malvagio OS costituirà solamente l'inizio della ricerca.

Insomma, OkunoKA Madness è un vero e proprio tributo a una particolare filosofia di design ereditata dall'epoca arcade, quella che individua la pura e semplice sfida come motore principale dietro le azioni del videogiocatore. È un titolo citazionista che non ha paura di prenderti a schiaffi, di farti rimpiangere i falò di Dark Souls, di farti spegnere la console in un impeto d'ira. È vero, siamo morti e respawnati migliaia di volte, ma abbiamo anche conosciuto un grande senso di soddisfazione, e soprattutto ci siamo divertiti.

Dov'è il voto? Eurogamer.it fa parte della stessa azienda che detiene Ignition Publishing, l'editore di OkunoKA Madness, e alcuni membri dello staff hanno preso parte al processo di pubblicazione del gioco. Per questa ragione, quello di non contribuire alla costruzione della media voto ci è sembrato un atto di correttezza nei confronti dei lettori.

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Riguardo l'autore

Lorenzo Mancosu

Lorenzo Mancosu

Redattore

Cresciuto a pane, cultura nerd e videogiochi, i suoi primi ricordi d'infanzia sono tutti legati al Super Nintendo. Dopo aver lavorato dentro e fuori dall'industry, è finalmente riuscito ad allontanarsi dalle scartoffie legali e mettere la sua penna al servizio di Eurogamer.it.

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