RIDE 4 - prova

Tanta roba.

Potremmo raccontarvi subito cosa abbiamo provato vedendo le finiture dorate della nostra F4 Tamburini, il sogno proibito di un'adolescenza intera, sfrecciare a trecento all'ora sui rettilinei dei circuiti di mezzo mondo. Potremmo svelare immediatamente alcune novità meccaniche che, fidatevi di noi, gli amanti dei videogiochi su due ruote stanno aspettando da anni e anni.

Invece, prima di alzare il sipario sui segreti di RIDE 4, vorremmo spendere rapidamente due parole sul percorso che ha portato Milestone fino a questa particolare release. Un viaggio lungo e tormentato che ha avuto inizio con MXGP 3, quel titolo crossistico pubblicato nel 2017 che segnava il passaggio dal discusso motore proprietario all'Unreal Engine di Epic Games.

Da allora, un'uscita dopo l'altra, la casa meneghina ha limato con pazienza gli spigoli delle sue produzioni: Monster Energy Supercross presentava un'embrione del nuovo sistema grafico e d'illuminazione, MotoGP 19 portava finalmente le prime attese migliorie alla fisica, senza contare che nell'episodio successivo abbiamo fatto la conoscenza di A.N.N.A, l'intelligenza artificiale neurale che gestisce il comportamento degli altri piloti.

Insomma, passo dopo passo, lo studio si è confrontato con una straordinaria mole di tecniche all'avanguardia, dall'addestramento della IA neurale fino a laser-scan delle moto e drone-scanning delle piste, dalla ricostruzione artigianale degli elementi più iconici fino alla fondazione dei server multigiocatore dedicati. Alla fine, il percorso di perfezionamento è culminato nel lancio di MotoGP 20, che si è rivelato di gran lunga il titolo più acclamato della compagnia.

Avviando la versione di prova di RIDE 4 ci aspettavamo quindi di incontrare tutti gli elementi che hanno reso l'ultimo capitolo dedicato al Grand Prix il migliore dell'intera serie, trovandoci di fronte a un'efficace quanto banale conferma dell'ottimo lavoro svolto. Milestone ha invece deciso di sorprenderci, dimostrando non solo di voler ulteriormente spingere sul comparto tecnico, ma soprattutto di non aver ancora esaurito gli assi nella manica.

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Solo noi la vediamo bellissima?

La prima e più attesa novità del nuovo episodio della serie RIDE risiede infatti nell'implementazione del ciclo giorno-notte e soprattutto del meteo dinamico, elementi richiesti a gran voce dalla community e finalmente parte del portfolio, aggiunte imprescindibili per dare sostanza strategica alle gare di Endurance oltre che semplicemente fantastiche nel modificare le atmosfere magiche del Nurburgring Northschleife.

Non è una citazione casuale: qualsiasi appassionato di motori non può che gioire quando scorre l'elenco dei tracciati e si trova di fronte alla parabolica sotto al castello di Nurburg. Ma tralasciando un impatto emotivo che fa sempre piacere, la parola d'ordine alla base di RIDE 4 è strategia. Ed è proprio questo il punto su cui il producer Luigi Crocetta, assieme a Paolo Pavesio di Yamaha e all'engineering manager di Bridgestone Fabian Francois, ha scelto di puntare per introdurci al nuovo mondo di RIDE.

Alla prova dei fatti, montare sulla sella virtuale oggi significa scegliere la mescola di entrambi gli pneumatici, tenere in considerazione la variabilità del meteo, studiare l'assetto a seconda della categoria in cui si sta correndo, controllare il livello del carburante, insomma, stilare un vero e proprio piano gara destinato a influenzare pesantemente non solo il rendimento, ma anche le decisioni che si dovranno prendere a competizione ormai inoltrata.

Nel primo Inside Ride sono stati spiegati dettagliatamente tutti i miglioramenti al sistema di guida.

La natura simcade di RIDE consente ovviamente l'adozione di un approccio arcade e pronto all'uso, alzando il sipario sui classici aiuti e sulle traiettorie consigliate per godersi in tutta tranquillità qualche piega lungo le curve più famose del pianeta, ma la cura per il dettaglio che caratterizza la serie riesce a dare il meglio di sé quando cade nelle mani dei piloti più esperti.

L'assetto e la preparazione contano almeno quanto l'abilità in sella e nel caso di RIDE 4 si estendono anche all'officina, perché montare uno scarico Termignoni o degli pneumatici Pirelli Diablo Superbike non si riduce alla soddisfazione di un vizio estetico, impattando lievemente anche l'aspetto prestazionale. Al di là delle velleità da smanettoni, si tratta del titolo perfetto per chiunque volesse confrontarsi per la prima volta con il mondo dei videogiochi su due ruote.

Questo pensiero è perfettamente riassunto dalla struttura tanto della modalità carriera - che dobbiamo ancora testare a fondo - quanto del concessionario moto, pensate per trasmettere un senso di progressione piuttosto importante. Il nostro pilota dovrà infatti cominciare sui palchi di un singolo continente, sia esso America, Europa o Asia, per poi, una volta ottenute le patenti e le licenze necessarie, mettersi alla prova in tutto il mondo fino al momento della specializzazione finale in Endurance o Superbike.

Perfetto, ma cosa dire invece della ciccia, delle emozioni, insomma, di tutto quello che succede una volta montati in sella? Anche se da un lato è evidente che sia ancora molto presto per sbilanciarsi, non riusciamo a toglierci dalla testa il pensiero che RIDE 4 potrebbe rivelarsi facilmente uno dei migliori videogiochi sul mondo delle due ruote mai realizzati.

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Con il ciclo giorno-notte il tramonto diventa finalmente un'opzione.

È una reazione naturale al quadro dipinto da ciascun elemento presente su schermo, dalle sfiammate degli scarichi fino agli splendidi paesaggi delle campagne inglesi, dalle livree ricostruite alla perfezione fino al peso più che mai tangibile che accompagna ogni piega, dai riflessi della luce solare che tagliano l'asfalto fino ai cordoli consunti dei circuiti ufficiali.

Esteticamente RIDE 4 è di gran lunga il miglior lavoro di Milestone, e non solo per quanto riguarda le moto, che sono state scansionate in 3D per inseguire un elevatissimo grado di fedeltà, ma anche e soprattutto per quel che concerne gli elementi che solitamente stonavano ai margini delle piste, fra campi di fiori, skybox, nuvole, villini e albereti nettamente più dettagliati rispetto al passato.

Ovviamente, le due ruote sono rimaste assolute protagoniste di ciascuna istantanea, e nonostante si presentino al meglio sfruttando le telecamere esterne, la visuale dal cupolino è ancora la scelta migliore per apprezzare al massimo il lavoro di riproduzione. I materiali interagiscono a dovere con il sistema d'illuminazione, i cavi sono tutti al posto giusto, anche le dimensioni delle viti in ergal riflettono la controparte reale.

L'esperienza pad alla mano, a nostro parere, è all'altezza del colpo d'occhio da next-gen. Si tratta di una guida per certi versi più “sporca” rispetto a quella della serie MotoGP, caratterizzata da ingressi in curva e staccate decisamente più aggressive e amatoriali se paragonate alla pulizia di un Marquez qualsiasi. Tuttavia, proprio per questa ragione, riescono a riproporre il brivido del motociclismo nella sua forma più vera e naturale.

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Visuale casco, impennata, e si va a comandare da ultimi.

Questa sensazione è dovuta anche alla grande varietà di moto che storicamente caratterizzano l'essenza di RIDE, perché il fatto di non essere limitati alle sole categorie da gara arricchisce notevolmente il feeling in sella, specialmente dopo una stagione intera passata su MotoGP 20. In poche parole, cambiare mezzo fra un time-attack e l'altro ha un peso enorme sulla percezione del gameplay, e la ricerca del proprio costruttore ideale diventa parte integrante delle regole del gioco.

Il tuffo nel mondo del motociclismo, del resto, non sarebbe completo senza un giretto su una Kawasaki Zephyr 1100, su una Harley, magari su un KTM SuperDuke, insomma, su qualcosa di diverso dalla solita Yamaha YZF-R1, che ovviamente continua a far parte del pacchetto. Il discorso si allarga anche a tutti i tracciati ufficiali e originali, facendo emergere con decisione la volontà di realizzare un universo persistente e in continua espansione che sia dedicato al mondo del motorsport.

A testimonianza di questo intento tornano anche gli editor, parte integrante dell'offerta, che oltre a permettere di creare livree e decal originali per i caschi consentono di personalizzare ancor più profondamente l'aspetto del proprio pilota. Sembrerebbe una feature scontata, ma sappiate che nei confini di RIDE 3 gli utenti hanno costruito una vera e propria comunità attorno alla customizzazione estetica, realizzando varianti a dir poco incredibili.

Dal punto di vista tecnico, è piuttosto evidente che RIDE 4 nasca come titolo next-gen. Il livello di dettaglio delle moto, su PC, lascia poco spazio ai dubbi, e anche la performance si è dimostrata granitica. Piccolo inciso: nel corso della prova ci è capitato di giocare anche su un laptop da ufficio, il classico muletto che si usa solo per lavorare su Excel, e l'esperienza è riuscita a tener banco, a testimonianza del buon lavoro di ottimizzazione.

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Ovviamente torna l'editor delle livree per scatenare la vostra vena tamarra.

Ma se già siamo venuti a conoscenza dei 60 fps e della risoluzione in 4K previste per PlayStation 5 (e certamente anche per Xbox Series X), resta ancora da vedere come RIDE 4 sia in grado di cavarsela sulle console di generazione corrente. Stiamo parlando di un progetto tecnicamente molto ambizioso, ed è più che plausibile che qualche elemento, verosimilmente il framerate, venga sacrificato sull'altare delle “vecchie” piattaforme.

L'unica componente che meriterebbe ancora la giusta dose di attenzione è il sonoro. Lo sappiamo, per riprodurre fedelmente ciascun rombo del motore e gli scoppiettii di ogni singolo scarico aftermarket servirebbe una gigantesca mole di lavoro, ma quando si tratta di inseguire l'eccellenza è un compito che presto o tardi merita di finire in scaletta.

Questo primo contatto con RIDE 4 ci ha lasciato piacevolmente sorpresi, svelando una serie di miglioramenti tecnici e meccaniche inedite che solitamente latitano in un momento delicato come quello del balzo generazionale. Resta solo una domanda da sciogliere: sarà veramente il miglior videogioco dedicato al mondo delle due ruote? Spolverate i caschi, perché il prossimo ottobre torneremo da voi con una risposta.

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Riguardo l'autore

Lorenzo Mancosu

Lorenzo Mancosu

Redattore

Cresciuto a pane, cultura nerd e videogiochi, i suoi primi ricordi d'infanzia sono tutti legati al Super Nintendo. Dopo aver lavorato dentro e fuori dall'industry, Ŕ finalmente riuscito ad allontanarsi dalle scartoffie legali e mettere la sua penna al servizio di Eurogamer.it.

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