Welcome to Elk - recensione

La verità è sempre strana; più strana della finzione.

È con una citazione di Lord Byron, figura significativa del Romanticismo, che vi introduciamo questa recensione. Le storie hanno sempre una fine, eppure divengono immortali se raccontate; la parola è uno strumento potente, in grado di rendere eterno tutto ciò che è destinato a finire.

Welcome to Elk è un'avventura biografica dalla forte impronta cartoon; un mondo strano e inquietante che nasconde un profondo messaggio, nonostante possa sembrare insensato. La protagonista è Frigg, una giovane ragazza che decide di lasciare la sua casa per diventare un futuro falegname.

Arriva a Elk, un'isola apparentemente come le altre, nonostante il modo di parlare tipicamente dialettale degli abitanti. Vi accorgerete immediatamente della stranezza di quest'isola: perfino la camminata dei personaggi è decisamente insolita, infatti camminerete per tutto il tempo saltellando e agitando le braccia come se steste ballando Gangnam Style.

Frigg cercherà di darsi da fare per aiutare l'anziano Jan, vecchio collega di suo padre, ma fin dal primo giorno si presenteranno vicende pressoché bizzarre. Il fulcro del gioco è la veridicità di ogni singola storia raccontata; giocherete ma, al tempo stesso, ogni episodio verificatosi corrisponderà a eventi realmente esistiti.

Abbiamo apprezzato la scelta di inserire video-racconti realizzati dagli sviluppatori stessi, in modo da empatizzare meglio col giocatore. Questa scelta ha creato un contrasto ludico-realistico davvero emozionante e molto raro da trovare.

Welcome to Elk cerca di equilibrare la stranezza all'emozione viscerale, talvolta in modo troppo diretto. La maggior parte delle volte, tuttavia, resterete col controller in mano (o col mouse) e vi chiederete se sia il caso di continuare. Il titolo di Triple Topping è una perla sommersa da sabbia sporca; avrete bisogno di scavare per poterne apprezzare la lucentezza. Proprio per questo motivo non vogliamo svelarvi troppi dettagli sulla trama, considerando inoltre che si tratta di un gioco di circa quattro ore.

La storia si divide in quattro atti che diventeranno sempre più intensi e contorti. Frigg vivrà vicende indescrivibili e fungerà da tramite per raccontarvi storie reali; alcune saranno cruente, altre terribilmente tristi. Ciò che più ci ha colpito è stata la possibilità di osservare gli occhi degli sviluppatori durante il racconto: erano coperti da un velo di dolore estremamente percepibile.

L'essere umano, fatta eccezione per una fascia specifica, vuole ascoltare esclusivamente ciò che gli interessa, diventando incredibilmente cieco dinanzi ai dolori altrui. Questo gioco racconta la vita nuda e cruda e non ha peli sulla lingua; si potrà intuire dal linguaggio sguaiato, dal modo di vivere trasandato di alcuni personaggi e dal concetto di vita totalmente fuorviante. Elk sembra essere un'isola sperduta e invisibile, i cui abitanti solo Dio sa come facciano a trovarsi lì. Ma, soprattutto, perché una giovane ragazza ha deciso di mollare tutto e di andare proprio lì?

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Frigg vorrebbe contribuire alla costruzione della nuova barca, ma è ancora ignara di ciò che la attende.

Emozioni e sofferenze saranno sparse qua e là, tra bottiglie di birra nascoste sotto una barca e un bar frequentato da persone poco affidabili. Vogliamo rassicurarvi: non ci saranno esclusivamente storie tristi, bensì racconti dalle sfumature differenti. D'altronde si sa, la vita è come una bilancia su cui pendono gioie e dolori. La drammaticità di alcune storie verrà camuffata in modo da non risultare troppo pesante, creando un contrasto che ricorda lo stile di What Remains of Edith Finch. È un dettaglio che abbiamo apprezzato molto, considerando che il titolo potrebbe essere giocato da persone particolarmente sensibili.

In alcuni frangenti avremmo preferito meno dialoghi, soprattutto in occasione di affermazioni troppo brevi, dato che ogni dialogo dovrà essere saltato manualmente per proseguire. Essendo un gioco prettamente testuale, però, possiamo comprendere il motivo di tale abbondanza.

Il gameplay è piuttosto semplice: Frigg esplorerà l'isola e potrà parlare con gli abitanti, nonché interagire con gli hotspot disponibili. In questo caso capirete subito dove cliccare, siccome gli oggetti in questione saranno colorati, a differenza del resto del paesaggio che si presenterà con semplici tonalità bianche. A tal proposito abbiamo dovuto resistere all'implacabile voglia di stampare gli screenshot e colorarli (sarebbe una splendida iniziativa per grandi e piccini).

Welcome to Elk è un titolo basato sulla narrazione e quindi sulla lettura, per cui non aspettatevi interazioni particolarmente complesse. Potrete tuttavia divertirvi con alcuni minigiochi alla WarioWare, che renderanno sicuramente più piacevole e spensierata l'esperienza di gioco.

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Un filo sottile e impercettibile lega la realtà alla finzione. Il team di sviluppo vi racconterà storie incredibili e lo farà a volto scoperto.

Il procedimento della trama è lineare; dovrete semplicemente seguire il corso degli avvenimenti aiutandovi con la mappa, nel caso non sapeste dove andare. Come già detto precedentemente, il titolo ha una longevità di quattro ore e ha i salvataggi automatici. Attraverso il menù principale potrete seguire l'avanzamento della storia, osservando la percentuale posta sul file di salvataggio.

Passiamo ai punti deboli del gioco. Welcome to Elk è una piccola perla nascosta nel panorama indie ma sarà troppo facile da fraintendere, complice la mancanza della localizzazione in Italiano. Sarebbe un dettaglio sorvolabile ma il linguaggio adottato utilizza spesso termini tipicamente dialettali, talvolta difficili da comprendere perfino per chi non abbia molti problemi con la lingua inglese. Non si tratta di parole impossibili da tradurre o da intuire, ma l'esperienza di gioco potrebbe essere rallentata per comprendere a fondo i dialoghi.

D'altronde un gioco prettamente narrativo deve essere estremamente fluido per chi lo vive, seppur con le sue peculiarità. Gli abitanti di Elk non sarebbero gli stessi se non parlassero in modo così estroso, ma devono essere compresi perfettamente in ogni singola sfaccettatura. Anche il gameplay non spicca per essere memorabile, tuttavia la componente emotiva è riuscita a creare un buon equilibrio. Molto interessanti invece i parallelismi velati con altri titoli di rilievo nel mondo videoludico; a voi scoprire quali!

Il quadro musicale è a dir poco perfetto per l'ambientazione, grazie al compositore Andreas Busk. A un'isola strana viene attribuito un background musicale altrettanto distorto; i momenti più impattanti però avranno tonalità diverse, calde e accoglienti. In alcuni momenti potreste perfino commuovervi, merito sicuramente delle musiche che, insieme ad altre componenti, contribuiranno a emozionarvi.

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E se potessimo davvero stampare gli screenshots per colorarli?

In conclusione, Welcome to Elk è strano come la neve ad agosto e riflessivo quanto una doccia fredda. Triple Topping ha voluto rappresentare la realtà a tutti gli effetti, con le sue sfumature che non sempre possono essere sgargianti come un bel rosso cremisi. Ciò che traspare come vero punto di forza è il modo in cui gli sviluppatori hanno fatto percepire la loro presenza.

Il team è entrato nel gioco, letteralmente, mostrandoci quanto impegno, passione e umanità ci siano. È stato molto formativo riunirsi virtualmente in questo modo. Probabilmente, proprio per questo motivo siamo riusciti a comprendere l'anima del gioco; è un'interazione che a nostro parere dovrebbero provare tanti altri team di sviluppo.

Peccato per la mancata localizzazione in Italiano che, in questo caso, è davvero necessaria. Welcome to Elk non è un titolo memorabile, anzi, forse quando lo concluderete sarete più confusi di prima, ma avrete imparato una cosa essenziale: ascoltare il prossimo.

Il fuoco della conoscenza è un tesoro inestimabile da alimentare giorno dopo giorno; riuscire a farlo anche attraverso un videogioco è meraviglioso. E poi ammettiamolo: Elk è un'isola strana, ma in fondo chi di noi non lo è?

7 /10

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