Incentivo o competizione: come i giocatori vivono gli achievement - editoriale

Dalle curiosità sulla psicologia all'esperienza di CLARION 85, membro decennale di TrueAchievements.

Il mondo videoludico si tinge di innumerevoli sfumature; esso cambia e si evolve assieme al giocatore, assecondandone le necessità come se fossero linfa vitale. In fondo è proprio così: noi siamo il perno del meccanismo commerciale e dai nostri comportamenti si diramano nuove strade.

Abbiamo già potuto notare come le emozioni abbiano avuto un forte impatto sui videogiochi. Basti pensare a quella volta in cui abbiamo trascorso mezza giornata a cercare di uccidere un boss, o a quella volta in cui ci siamo imbattuti in una scena commovente o bizzarra. C'è chi preferisce un po' di sano combattimento, chi si nutre di adrenalina attraverso un horror e chi, ancora, è alla costante ricerca di emozioni attraverso storie complesse.

Ognuno di noi asseconda inevitabilmente un sistema di gratificazione personale. Sfondare le classifiche di Tennis World Tour diventa soddisfacente e mostrare le proprie uccisioni complessive su Apex Legends ci fa sentire invincibili. Dal punto di vista prettamente materiale non otteniamo nulla, eccezione fatta per i tornei mondiali che ci permetterebbero di acquistare una bella villetta con giardino (ma questo è un altro discorso).

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Tennis World Tour mette a dura prova i nostri riflessi.

Cosa accade quando ci si impegna con anima e corpo nel raggiungimento di un obiettivo meramente virtuale? Trascorriamo ore a giocare e d'un tratto, dopo un'azione specifica, sul nostro schermo compare un piccolo banner dalla scritta tanto semplice quanto intrigante: Achievement sbloccato. Così il giocatore scoprirà che il suo gioco preferito (e non solo) è ricco di segreti e di collezionabili da trovare per sbloccare tanti altri obiettivi e, a tal fine, sarà costretto a provare interazioni di cui ignorava l'esistenza. Questo allettante sistema di "ricompensa virtuale" è presente su Steam, su PlayStation e su Xbox. Abbiamo avuto modo di scambiare quattro chiacchiere con un vero appassionato di achievement ma, prima di passare all'intervista, vogliamo introdurvi questa sfaccettatura e analizzare il concetto di gratificazione personale.

Parlando della console di Microsoft, il sistema di achievement si basa su obiettivi che, una volta sbloccati, regalano una certa quantità di punti. Questi punti verranno aggiunti al Gamerscore, una sorta di riepilogo generale che racchiude il punteggio totale del giocatore. Alcune missioni non saranno affatto semplici, anzi, potrebbero richiedere ore e ore di sacrifici immani per cercare di sconfiggere un nemico. Perché, allora, appassionarsi a questo sistema che potrebbe facilmente farci venire un esaurimento nervoso? E perché, soprattutto, continuare nonostante ciò?

Fermiamoci un attimo e valutiamo l'aspetto psicologico, senza troppi paroloni complessi. La ricerca degli achievement si basa sul sistema di ricompensa che, in ambito neurologico, rappresenta un insieme di strutture responsabili della motivazione e delle emozioni positive. In parole povere, fare qualcosa di potenzialmente gratificante coinvolge le strutture neurali correlate al piacere.

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Uncharted, invece, mette a dura prova il nostro sistema nervoso (letteralmente).

La ricompensa, seppur in questo caso digitale, sprona il giocatore a mettersi alla prova e ad affrontare sfide ardue. Ricordiamo ancora il platino di Uncharted: Drake's Fortune e le speed-run, oltre alla modalità distruttiva in cui bastava un millisecondo per morire. Perché intestardirsi così tanto nell'ottenimento di un trofeo virtuale? Ve lo spieghiamo con un piccolo esempio.

La dopamina rientra tra le principali sostanze del cervello che implicano il sistema di ricompensa. Gli studi di neuroscienze hanno dimostrato che più dopamina viene rilasciata da una ricompensa (in questo caso l'achievement), più essa si rivelerà gratificante. La scoperta di questo meccanismo è stata fatta da James Olds e Peter Milner nel 1954. Dopo un accurato esperimento effettuato sui ratti (vi risparmiamo i dettagli), hanno potuto constatare che la dopamina rientra nella definizione di "sostanza chimica del piacere".

Come gli animali si prefissano un obiettivo che non ha valore per la loro sopravvivenza, al fine di ricevere una ricompensa, questo meccanismo può innescarsi anche nel giocatore. L'achievement, o il platino, potrebbero essere definiti la fine di un meraviglioso viaggio. Nel nostro caso è capitato che alcuni giochi ci piacessero così tanto da non volerli concludere subito dopo la storia principale e, quindi, è subentrata la voglia di sbloccare il platino. Questa cosa accade spesso per due motivi: sia per sviscerare in modo integrale il gioco, andando alla ricerca di Easter eggs e di dettagli dapprima ignoti, sia per avere un ricordo "concreto" di quell'avventura meravigliosa. Tuttavia non sempre la caccia ai trofei è vista in modo così sentimentale; per molte persone può rappresentare un semplice svago, una sorta di hobby o la semplice ossessione di completare al 100% ogni singolo gioco. Come potete vedere sono tante le motivazioni che spingono un giocatore a sbloccare gli achievement.

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OkunoKA Madness si rivolge anche agli speed-runner, regalando momenti di pura frenesia.

L'esempio per eccellenza risale al 2008; prima di allora non esistevano community correlate al sistema di achievement. Geoff Ramsey (co-fondatore di Rooster Teeth Productions) e Burnie Burns (CEO) erano due grandi appassionati di questa sfaccettatura, al punto da sfidarsi a vicenda per ottenere più achievement possibili. Perché non creare un sito web in grado di informare i giocatori e guidarli nelle missioni? L'idea venne da Ramsey e, proprio per questo motivo, fondò Achievement Hunter, con la collaborazione di Jack Pattillo. L'idea era quella di condividere guide, Easter eggs e qualsiasi cosa su cui potesse fondarsi una community che fungesse da punto di riferimento. Ad oggi Achievement Hunter è presente anche su YouTube, insieme al canale LetsPlay, con ben 5.5 milioni di iscritti (sommati tra i due) e 3.1 miliardi di visualizzazioni.

Contemporaneamente nel 2008 nacque TrueAchievements, un sito che tiene traccia dei progressi del giocatore. Secondo Richard Stone (fondatore), il sistema Gamerscore di Microsoft non era abbastanza equilibrato; gli achievement più difficili, ad esempio, davano pochi punti rispetto a quelli più facili. Di conseguenza ha scelto di suddividere i punti in base alla difficoltà dell'obiettivo: quelli più semplici, ora, danno meno punti rispetto a una missione più complessa.

Ma come ci si sente a sbloccare un achievement e, soprattutto, perché continuare a farlo? Abbiamo parlato con Michael Bialas, aka CLARION 85, membro di TrueAchievements che vanta un milione di Gamerscore e ha sbloccato ben quarantamila obiettivi.

Eurogamer: Com'è nato l'interesse per gli achievement?

CLARION 85: All'inizio del 2007 non avevo idea di cosa fosse quel banner sullo schermo. Stavo semplicemente giocando titoli che mi piacevano su Xbox 360, senza cercare achievement. Ricordo esattamente quando ho giocato il multiplayer online di Lost Planet; una volta un giocatore del team opposto mi ha mandato un messaggio, chiedendomi di uccidermi per dieci volte con un headshot. Non ho pensato nulla e lo abbiamo fatto prima per lui, poi per me. Subito dopo è spuntato un achievement e ho capito il motivo di quella richiesta. Successivamente ho cominciato a documentarmi sull'argomento e mi sono buttato a capofitto nel cercare di collezionare e di completare i giochi al 100%.

Ti senti in modo diverso quando ne sblocchi uno, dipende se si tratta di un achievement semplice, se ci è solo voluto molto tempo o se è davvero difficile e molto raro. L'ultimo sbloccato è sempre il migliore.

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Shadow of the Tomb Raider vale ben 1690 Gamerscore.

Eurogamer: Cosa cambieresti degli achievement? Pensi che molti siano noiosi e insensati?

CLARION 85: Ogni gioco su Xbox ha diversi achievement, dipende dagli sviluppatori del gioco. Alcuni sono piuttosto noiosi e ti chiedi semplicemente perché. Altri sono molto divertenti o chiamati Easter eggs, che richiedono alla community di restare unita e di capire come sbloccare quell'achievement. Altri ancora sono "segreti" e inizialmente non sai cosa devi fare per sbloccarli. Io non cambierei nulla del sistema, amo gli achievement e il suono di quando spuntano sullo schermo. Per quanto riguarda la loro utilità, ci danno solo il riconoscimento nella community, che dipende sempre dal tempo speso in questo hobby. Inutili sono solo gli achievement che danno 0 Gamerscore.

Negli ultimi 2-3 anni ho avuto moltissimi giochi, e non è più così speciale ottenere molti Gamerscore in poco tempo. Ai tempi di Xbox 360 era decisamente più difficile ottenere lo stesso punteggio in una settimana, a differenza di ora.

Eurogamer: Quale achievement hai apprezzato di più e qual è stato il più difficile al tempo stesso?

CLARION 85: Un'altra domanda difficile, dato che ho ottenuto quarantamila achievement fino ad ora. Sono molto fiero di alcuni obiettivi, ma non so quale sia stato il più difficile. Nella mia esperienza ho sicuramente vissuto bellissimi momenti sbloccandoli. Ci sono stati episodi emozionanti in cui ero vicino alle lacrime e volevo completamente arrendermi alla storia, come in Red Dead Redemption 2 o il gioco indie Old Man's Journey.

Eurogamer: Cosa pensi di TrueAchievements e in che modo può influire sull'esperienza videoludica?

CLARION 85: TrueAchievements è un sito molto buono se vuoi conoscere ogni singola news sui giochi e su Xbox. Puoi vedere le classifiche, il Gamerscore, i giochi completati, gli achievement o i giochi disponibili in tutto il mondo o nel paese. Inoltre TrueAchievements avvia alcune sfide divertenti in cui tu e i tuoi amici potete iscrivervi per provare a vincere. Puoi aggiungere gli amici e vedere cosa hanno sbloccato oggi, commentare o confrontare i giochi con loro.

Se sei bloccato in un gioco puoi leggere una guida o usufruire di un intero walkthrough. Questa è solo una piccola parte di ciò che si può fare; il sito è immenso ed è altamente raccomandato a tutti. Influisce in modo molto positivo sull'esperienza di gaming, perché puoi leggere recensioni o guide e puoi informarti su ogni nuovo gioco in uscita. Complessivamente la caccia agli achievement è divertente ma può anche rivelarsi molto difficile se te ne interessi troppo. Con la vita reale, il lavoro, gli hobby e la famiglia, è molto difficile giocare e completare giochi. È solo una questione di quanto tempo si può spendere a giocare.

Un po' di psicologia, determinazione, riflessione e confronto col prossimo: un mix con cui, attraverso questo articolo, abbiamo voluto esplorare un sistema di interazione che si evolve progressivamente. Sbloccare achievement potrebbe essere una delle interazioni più inutili e tediose, eppure potrebbe regalare tante soddisfazioni in base alla persona che le vive.

Vi lasciamo con una citazione dello scrittore giapponese Haruki Murakami: "In questa vita imperfetta abbiamo bisogno anche di una certa quantità di cose inutili. Se tutte le cose inutili sparissero, sarebbe la fine anche di questa nostra imperfetta esistenza".

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Riguardo l'autore

Stefania Netti

Stefania Netti

Redattore

Classe 1995, Stefania ama follemente qualsiasi videogioco dalla trama coinvolgente, non a caso si definisce una “cacciatrice di emozioni”. Nella sua lista non possono mancare le avventure grafiche e, tra una sessione e l’altra di gaming, coccola i suoi gatti.

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