NBA 2K21 - recensione

Poche novità, in attesa del balzo generazionale.

La pandemia del COVID-19 sta stravolgendo le nostre esistenze, il modo in cui interagiamo socialmente, e ci sta negando cose che davamo ormai per scontate. Non si può uscire per via del lockdown? Bene, almeno guardiamo il basket NBA in TV. Manco a parlarne.

La pandemia ha colpito duramente anche la lega professionistica di basket americana interrompendo per mesi la stagione regolare, salvo farla tornare poi nella formula surreale del "Bubble", un villaggio da cui i giocatori non possono uscire fintanto che giocano, con una inevitabile diluizione della collaudata tabella di marcia.

Se finora le due stagioni del lockout erano state le più strane, quella del 2020 le batte di netto. Niente pubblico, niente trasferte e Finals che si protraggono fino a ottobre, quando normalmente dovremmo essere in piena pre-season. E così, ci ritroviamo a giocare a NBA 2K21 mentre è ancora in gioco la stagione precedente. Bizzarro e surreale. Ma passiamo al videogame.

Chi ha giocato negli anni a NBA 2K saprà cosa aspettarsi. La formula della simulazione cestistica di 2K Sports è ormai pluricollaudata. Nato nel lontano 1999 su Sega Dreamcast, il gioco chiamato semplicemente NBA 2K è riuscito a rivaleggiare ad armi pari con l'acclamata serie NBA Live di EA Sports, pagando un po' in fedeltà grafica ma offrendo una simulazione e un gameplay decisamente più realistico.

Nel tempo NBA 2K è diventata una signora serie, migliorando ogni anno e riuscendo completamente ad annientare NBA Live, costringendo EA Sports a cessarne la produzione (EA Sports poi ci avrebbe riprovato cambiando nome in NBA Elite, ma con risultati imbarazzanti). Il resto è storia. Il basket NBA videogiocato è 2K, e ogni anno lo sviluppatore Visual Concept affina sempre più la sua lama. Ma la mancanza di competizione non è mai una cosa buona e gli effetti si vedono.

Infatti, se da un lato novità e modalità di gioco migliorano e aumentano di anno in anno, è anche vero che il publisher si è sempre più aperto a loot box e microtransazioni. Questo risulta quanto mai evidente in NBA 2K21, titolo che offre ben poche novità rispetto allo scorso anno e apre la strada libera al pay-to-win. I VC (Virtual Coins) sono infatti presenti in ogni modalità di gioco per avanzare nei progressi, sbloccare skill o collezionare nuove carte. Non che non sia possibile ottenere tutto con la fatica e l'impegno, ma ci vorrà molto tempo e tanta pazienza.

Il gioco di Visual Concept s'ispira molto a FIFA di EA Sports come concept e modalità: abbiamo una modalità per giocare stagioni offline chiamata MyLeague, una modalità storia chiamata MyCareer in cui partiremo dai bassi fondi per diventare una star della NBA passando prima dal College e poi dal Draft, una modalità gestionale chiamata MyGM 2.0, e una modalità del tutto assimilabile alla celebre Ultimate Team, chiamata MyTeam. Di contorno ci sono anche partite al campetto Blacktop da 1v1 a 5v5, la modalità di gioco dedicata al mondo femminile della WNBA, amichevoli online e con gli amici, e ovviamente l'immancabile possibilità di personalizzare le slider di CPU e utente per personalizzare il gioco in base alle proprie preferenze.

Da sempre il gameplay è ciò che rende la serie NBA 2K un'eccellenza. Il modo in cui si muovono i giocatori nel campo è veramente realistico, a partire dal palleggio, dai crossover, ai vari modi di tirare a canestro. Abbiamo tiri in sospensione, runner, floater, stepback, hopstep e via dicendo, ma non solo. La cosa veramente eccezionale è che ogni giocatore si muove esattamente come la propria controparte reale.

LeBron James, ad esempio, metterà le gambe leggermente avanti in un jumper, mentre Carmelo Anthony farà un gather step prima di lanciarsi in alto in un equilibrio perfetto; Curry danzerà attorno ai difensori prima di scagliare una tripla letale dal rilascio rapidissimo, e Rondo non la metterà dentro dalla distanza manco per sbaglio.

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L'impatto grafico è veramente piacevole anche su console standard. Tutto è curato nei minimi dettagli, in primis le arene.

Per gli appassionati di NBA tutto ciò è veramente una manna dal cielo perché i giocatori diverranno efficaci solo se sappiamo come si muovono e come giocano nella realtà. Ci sono i rating, è vero, ma non sono così determinanti. Quindi un Gallinari overall 81, se usato nel modo in cui gioca nella realtà, potrà dare le piste a un Tatum che è valutato 87 . Questo implica che diventa determinante scegliere i giocatori che conosciamo e che ci piacciono nella realtà, in modo da entusiasmarci replicando con efficacia le loro mosse reali (inutile dire che sto cercando in tutti i modi di recuperare Steve Nash in MyTeam!).

Visual Concept è riuscita a replicare fedelmente tutto ciò principalmente con due sistemi: le tendenze ed i badge. Le tendenze non sono altro che una serie di slider che vanno da 0 a 100 per ogni tipo di azione sul campo, dai tiri dalla media o da tre, fino al drive a canestro, ai floater o al gioco in post. I badge sono invece delle abilità speciali di cui il giocatore può essere provvisto o meno, e ogni badge ha diversi livelli (da bronzo a HoF).

Ad esempio abbiamo l'abilità Clamps, che caratterizza i giocatori come Beverly capaci di incollarsi al palleggiatore, o il badge Quick First Step che caratterizza i giocatori capaci di lasciare sul posto i difensori col primo passo. Poi abbiamo badge che aiutano ad assorbire i contatti o ad aumentare la percentuale di tiro realizzando triple in sequenza, o a diventare determinanti nei momenti caldi della partita. Tutti questi elementi, assieme, rendono ogni giocatore di NBA 2K21 diverso da ogni altro. Davvero fantastico.

Palla in mano ci sono talmente tante movenze che si possono fare che diventa difficile ricordarle tutte, soprattutto saperle utilizzare con prontezza al momento giusto, ma occorre impararle. In sostanza, spammare crossover o finte di tiro non vi porterà lontano. Sui difensori che ci agguantano sono ad esempio utilissimi i jab step sul piede perno prima di una partenza, o fintare partenza stessa mano stesso piede per poi incrociare. Insomma, NBA 2K21 è il basket.

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La modalità Blacktop è un classico della serie, permette di giocare 1v1, 2v2, 3v3, 4v4 o 5v5.

Se sapete giocare nel mondo reale, sicuramente sarete avvantaggiati ma conviene sempre andare nella palestra virtuale del gioco per imparare le varie mosse, che si eseguono quasi totalmente con lo stick destro con varie combinazioni e combo insieme con altri tasti. La difesa è forse la cosa più difficile: cercare palla non pagherà quasi mai, caricandoci solamente di falli. Occorre invece stare davanti all'attaccante e la sola presenza disturberà la riuscita del tiro o del passaggio, così come nella realtà in fondo.

La novità principale introdotta è il tiro Pro Stick. In pratica, invece di tirare in basso la levetta destra per poi rilasciarla al momento in cui il giocatore lascia la palla, dovremo prima cliccare in basso e poi far combaciare la levetta con un indicatore che spunta in maniera random nella slider sopra la testa del giocatore. Si tratta di un sistema ostico e difficile da imparare dopo decine di anni di abitudine al solito sistema, ma sicuramente può essere utile nelle partite afflitte dal lag, in cui beccare un rilascio verde diventa impossibile. In ogni caso lo sviluppatore lo ha reso un sistema opzionale e si può sempre usare il sistema tradizionale.

Finché parliamo di difesa sulla palla ci siamo, ma la difesa "off-the-ball" rimane sempre uno dei più grandi misteri in NBA 2K. Gioco alla serie da 20 anni e noto sempre lo stesso problema, ovvero che gli atleti manovrati dall'IA decidono arbitrariamente quando giocare sulle linee di passaggi e quando no. In pratica, ci saranno alcune partite in cui i nostri compagni riusciranno a intercettare decine di passaggi e altre in cui nemmeno stando sulle linee di passaggio ne beccheremo una.

Questo aspetto è troppo casuale e si paga, specialmente online. È probabile che ci sia un sistema scriptato che incide sulla partita con dei 'momentum' per far recuperare o aumentare gli svantaggi, perché altrimenti non si spiegherebbe, visto che anche con quintetti di specialisti in difesa perimetrale a volte non si riesce a recuperare un pallone.

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La modalità MyTeam offre sempre nuove sfide e permette di creare una squadra con giocatori da ogni era.

Quanto alle modalità di gioco, chi ama l'esperienza offline e la trama avrà di che divertirsi con MyCareer. La modalità è abbastanza collaudata, e offre la possibilità di diventare una star della NBA partendo dall'anonimato. Non siamo ai livelli delle produzioni passate come quella diretta da Spike Lee qualche anno fa, ma quest'anno la storia è originale: vivremo le vicende di Junior, che cresce nell'ombra della carriera del padre ex-giocatore.

Si parte dalla creazione del nostro giocatore, scegliendo ruolo e stile di gioco. All'inizio saremo abbastanza scarsi e con capacità limitate sul campo, ma vincendo tornei e partite aumenteremo i punti da spendere in abilità, skill e rating. MyLeague e MyGM sono pure ottime per chi ama giocare in solitaria e ci impegneranno tanto tempo personalizzando la squadra secondo i nostri gusti, alla ricerca di riconoscimenti per giocatori, MVP, convocazioni All-Star, anelli e quant'altro. La modalità MyGM è forse quella che appare troppo simile alle scorse edizioni, e c'è un focus troppo poco marcato sui momenti caldi della stagione come la trade deadline del o la "March Madness" e la sua lotta sfrenata alla ricerca di un posto nella griglia playoff.

Ma la modalità principe di NBA 2K21 è indubbiamente MyTeam, così come lo è FUT per FIFA 21. MyTeam ci permette di creare la nostra franchigia collezionando carte di giocatori, di campi, palloni e completini. Ogni carta corrisponde a un giocatore e se ne possono ottenere di nuove giocando diverse tipologie di gare, completando eventi o sfide e partecipando anche a una sorta di competizione nel fine settimana del tutto accostabile alla FUT Champions Weekend League.

La cosa bella è però che oltre alle carte dei giocatori della NBA attuale, ci sono anche altri (tanti) tipi di carte dedicate alle stelle del passato, ma non solo. Ci sono carte dedicate a giocatori ancora in attività ma che erano molto più forti o semplicemente diversi in momenti precedenti della loro carriera, come Igoudala "Back-to-Back" o Leonard "Clutch" nelle Finals 2014.

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Il triple threat di MyCareer è un 3v3 che a ogni vittoria ci offre un premio random….ottenibile con un flipper. Non esiste certezza del premio.

Ci sono anche le star degli '60,'70,'80 e '00. Ciò significa che potremo allestire corazzate che mettono sullo stesso parquet Larry Bird, Hakeem, MJ, Jerry West e Lebron: un sogno che molti appassionati accarezzano da una vita. Queste carte possono essere ottenute vincendo partite nelle varie modalità del MyTeam, spacchettando o acquistandole dal mercato aste.

C'è poi un bel negozio dove si possono spendere i crediti accumulati giocando (MT) o i VC acquistati con denaro reale. Siamo in presenza di vere e proprie loot box e anche comprando i pacchetti più costosi non avremo garanzia di trovare una carta di valore. Ci sono varie percentuali di successo, ben spiegate fra l'altro. Ma anche ci fosse una percentuale del 93% di trovare una carta di colore Diamond, non è detto che la troveremo. Insomma, il solito problema.

Le carte dei giocatori si suddividono in vari colori a seconda del valore, da bronzo fino a Pink Diamond. La verità è che anche giocando per ore e ore, sarà veramente difficile allestire una squadra ottimale e il matchmaking in questo senso non aiuta, accoppiando giocatori con carte oro o emerald con giocatori che schierano Jerry West e Steve Nash diamond. E questo già a settembre. Insomma, la via della fatica può risultare davvero frustrante e tutto sembra congegnato per farci acquistare VC, pacchetti e quindi spendere denaro per migliorare la rosa.

Non che sia impossibile arrivarci vincendo le partite, ma bisogna veramente spendere tanto tempo ed essere molto bravi. In ogni caso, la modalità è ben congegnata. Ci sono sia partite 5vs5 simulative che 3vs3 al campetto con gameplay arcade, entrambe sia offline che online. In più ci sono sia delle sfide che ripercorrono le grandi partite del passato, sia delle stagioni come in Fortnite. Insomma, viene voglia di giocarci ogni giorno.

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I pacchetti, altrimenti noti come loot box, sono la vera piaga di questo gioco. Progredire senza acquistarne è veramente difficile.

Per quanto riguarda l'aspetto tecnico, la versione provata su PS4 standard si è comportata abbastanza bene. I modelli sono ben curati e il frame-rate è rimasto sempre inchiodato sui 60fps a parte quando appaiono i banner del quintetto, in cui ci sono cali vistosi. Uno storico problema è la legnosità con cui entrano in gioco le animazioni delle varie mosse. I tempi di caricamento sono accettabili, ma il problema più fastidioso rimane sempre lo stesso: il lag durante le partite online.

Quando l'input lag è alto, il tutto semplicemente rallenta e i giocatori diventano poco reattivi. In un titolo in cui tempismo di tiro e difesa sono decisivi, questo equivale a una sconfitta sicura, e sfortunatamente non c'è un indicatore che dica la qualità di connessione prima di giocare. La colonna sonora è varia e piacevole, ma non eccezionale come altre precedenti.

Tirando le somme, NBA 2K21 per console current-gen è il canto del cigno della serie così come la conosciamo, un 'more of the same' di quanto abbiamo già visto. Questo perché il gioco che arriverà su PS5 e Xbox Series X a novembre sarà costruito da zero, e non un upgrade grafico di questa versione.

Ciò implica che agli utenti non sarà offerto alcun passaggio gratuito alla next-gen, nemmeno scontato. Se non siete intenzionati a fare il salto generazionale, potete certamente acquistare il gioco su PS4, Switch, Xbox One o PC, ma se avete già il pre-order scalpitante, consigliamo caldamente di aspettare la versione next-gen, che non mancheremo di recensire a tempo debito. Sperando sia migliore, non solo graficamente.

7 /10

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