Creators: The Past - recensione

Fra il dire e il fare...

Ci sono film che lasciano senza parole. Che lasciano increduli sulla loro natura, che ci fanno dubitare di noi stessi (saremo troppo cattivi?). E ci fanno anche interrogare sui meccanismi produttivi che hanno concorso alla realizzazione del progetto. Ci sono film come Creators - The Past, primo capitolo in attesa di sequel (così si dichiara e si conferma con il finale tronco), che siamo davvero curiosi di vedere se vedrà luce.

L'ambizioso film è il parto della creatività dello stesso regista, Piergiuseppe Zaia, che scrive anche la sceneggiatura insieme a Eleonora Fani. Zaia anche produce e compone pure le musiche che sorreggono massicciamente la narrazione. In tempi di scarse uscite su grande schermo, il progetto ha destato una certa curiosità, con l'uscita rimandata da marzo a oggi, approdato adesso in qualche multisala decentrata, senza anteprime stampa.

Nel nostro 2012 (anno della profezia Maya), otto Signori della Galassia si riuniscono per discutere di un allineamento di pianeti, con conseguenti nuove strategie da decidere. Ciascuno ne governa uno, attraverso una sfera munita di un nucleo di DNA che, per quanto riguarda il nostro pianeta, contiene tutta la storia della razza umana. Guai però se gli uomini scoprissero le loro origini. Ma il Lord che la detiene ha altri piani. La custodia dell'oggetto e il mantenimento del segreto sono però affidati a una ragazza terrestre, a suo tempo prescelta, e a un ignaro giovane medico, che si trovano qui, in Italia.

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Capitano, nostro Capitano Kirk, ma perché?

Intanto però un malvagio Signore trama per impossessarsi dell'oggetto, tessendo inganni e seminando trappole. In mezzo ci sono buoni e cattivi, anche umani o che sembrano tali, che ogni tanto sembrano scambiarsi i ruoli (subdoli!). Con una struttura mutuata (tanto per cambiare) dai videogame (oggetti da recuperare, combattimenti e percorsi ricchi di ostacoli, avatar ecc), mentre ogni tanto qualcuno è in cerca di una password (ma anche gli dei?), si procede verso il finale aperto.

Va detto che la trama è esposta in modo spezzettato e rimescolata disordinatamente e resta costantemente fumosa e inutilmente ingarbugliata. Ad un tratto compaiono Gesù, Giuseppe, Maria e asinello, poi Gesù adulto su croce (un cameo dello stesso regista) e poi sempre lui da defunto, fatto resuscitare da Lady Airre, unica donna del Consiglio stellare inviata a risolvere i problemi. Perché quello (spoiler!) è uno dei segreti che l'umanità non potrebbe accettare. Per di più Gesù in croce invece che "Dio mio, dio mio, perché mi hai abbandonato" dice "giustiziato" (nemmeno Jesus Christ Superstar, ai suoi tempi definito blasfemo, aveva osato tanto) e ci chiediamo perché. Ma il cameo dell'ufologo e studioso di sacre scritture Mauro Biglino, nel ruolo di se stesso, ci induce a sospettare sull'intenzione. In ogni modo non è l'unica cosa a lasciare profondamente dubbiosi.

Si rimane perplessi dal tono dilettantesco di tutta l'operazione, che fotogramma dopo fotogramma si rivela un prodotto che sarebbe imbarazzante per una tv pomeridiana dei ragazzi degli anni '80, per l'inutile complessità della derivativa storia, per la pessima recitazione di tutto il cast, vecchie glorie o giovani quasi esordienti che siano gli interpreti, e ci si chiede increduli come un prodotto così sia arrivato sui grandi schermi. I personaggi parlano con lentezza e solennità esagerate, non si capisce con quale intento, se non per accentuare un tono fiabesco, mentre un abisso si crea fra le voci dei doppiatori blasonati di alcuni personaggi (Giancarlo Giannini, Luca Ward, Maria Pia Di Meo, Mario Cordova) e la dizione di altri attori più giovani e sconosciuti.

William Shatner è il capo degli spaziali notabili e comunica la sensazione di non capire mai bene cosa stia succedendo, né il personaggio e probabilmente nemmeno l'attore. Gérard Depardieu fa una specie di religioso (ma ha poche scene) e su di lui abbiamo smesso di interrogarci da tempo. Bruce Payne, faccia nota dalla lunga carriera internazionale, che qui partecipa anche alla scrittura e alla produzione, si diletta con il Malvagio Lord Kal, dagli sguardi assassini. La nera Lady Airre, è interpretata dalla stessa Eleonora Fani, co-autrice nonché co-produttrice e addetta all'Art Direction. I due eroici umani sono la quasi esordiente Jennifer Mischiati (caliamo un velo pietoso) e tale PelleK, divo norvegese di Youtube per le sue doti vocali, doppiato e quindi sulle sue doti recitative non infieriamo. Ma l'espressività è sua.

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Una dea 'maggica'.

I tanto reclamizzati effetti speciali si concentrano su turbinose galassie in movimento, vaporizzazioni/polverizzazioni/smaterializzazioni e viceversa e qualche trucco prostetico. Le reali location sono invece piacevoli borghi medievali italiani (il Castello di Verrés e Castel Savoia in Val d'Aosta), il borgo di Candelo, Venezia e Ivrea. Sui titoli di coda si viene bombardati dall'enfatica canzone cantata dal kazako Dimas Kudaibergen, che oggi va assai di moda perché riesce a coprire più tonalità nei suoi pezzi pop, composti appositamente per fare sfoggio delle sue corde vocali.

Abbiamo letto che è uscito anche il CD della colonna sonora e il libro scritto dalla Fani insieme a Gea Mizzani Corio, a conferma che si tratta di un'operazione complessivamente articolata e dispendiosa. Fra trama, messa in scena e recitazione, il film supera il limite dello scult, senza riuscire però nemmeno a diventare un capolavoro del trash. Creators è solo desolatamente, incredibilmente brutto.

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