Gigabyte GeForce RTX 3060 Ti Eagle - recensione

Prestazioni eccezionali a 1080p e 1440p a un prezzo concorrenziale.

Stiamo vivendo un'epoca decisamente entusiasmante per il gaming: tra il lancio delle console next-gen PlayStation 5 e Xbox Series X e S, e l'arrivo delle nuove schede grafiche di Nvidia e di AMD, tutti i gamer hanno l'occasione di godere al meglio dell'esperienza di nuova generazione come e dove meglio credono.

Nvidia è arriva per prima ad aggredire il mercato con le GeForce RTX 3080 e RTX 3070 (qui la nostra recensione), GPU che oltre a fornire prestazioni in molti casi doppie alle equivalenti della serie 2000, hanno introdotto una nuova serie di feature, il ray tracing (RTX) di seconda generazione e il DLSS 2.0.

LE RTX 3080 e 3070 sono andate letteralmente a ruba, tant'è che a un mese dal lancio si fatica ancora a trovarle disponibili, ma possono essere certamente costose per i giocatori con budget più limitati che non vogliono rinunciare a prestazioni di livello e feature all'avanguardia giocando su monitor 1080p e 1440p. Per questi consumatori Nvidia ha pensato alla RTX 3060 Ti, che arriva sul mercato il 2 dicembre e abbiamo avuto modo di testare per circa una settimana nella versione custom Gigabyte GeForce RTX 3060 Ti Eagle.

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Ecco la Gigabyte GeForce RTX 3060 Ti Eagle. La scheda è veramente compatta rispetto alla famiglia 3070 di livello superiore.

Basata sul chip GA104, questa GPU è un discreto concentrato di tecnologia. Il die occupa 392mm quadrati ed è formato da 17,4 milioni di transistor e prodotto con processo a 8nm. L'architettura Ampère della serie 3000 vede questa GPU formata sostanzialmente da tre parti: uno streaming multiprocessor migliorato (SM), ray tracing core di seconda generazione e Tensor core di terza generazione per gestire l'AI, aumentare le performance e garantire miglioramenti nel DLSS. Con 4864 shader unificati, 80 ROP, 152 TMU, abbiamo un pixel fillrate di 135,6GPixel/s e 257,6GTexel/s.Una delle principali novità dell'architettura Ampere del SM sta nel raddoppio dei floating point. Un nuovo algoritmo per le operazioni FP32 e INT 32 permette a tutte e quattro le partizioni di eseguire 128 operazioni FP32 per clock. Questo aiuta enormemente nei giochi, specialmente in quelli di nuova generazione con ray tracing che fanno largo uso delle operazioni FP32.

Tradotto in numeri, queste innovazioni permettono alla RTX 3060 Ti di raggiungere una capacità di calcolo di 16,2 teraflop shader (contro i 7,2 TF della 2060 Super), 31,6TF ray tracing (contro i 21,7 della 2060 Super) e un totale di 48,7TF disponibili per il ray tracing (contro i 29,8TF della 2060 super).Tradotto nelle prestazioni gaming, questi numeri permettono alla RTX 3060 Ti, stando a quanto dichiara Nvidia, un vantaggio del +40% rispetto alla 2060 Super e prestazioni talvolta maggiori della 2080 Super. Il tutto in una scheda grafica compatta e dal TDP di 200W. Eravamo dunque desiderosi di verificare questi numeri e abbiamo lanciato la nostra solita routine di test, aggiornandola con nuovi giochi con supporto al ray tracing.

gpuz
Tutte le specifiche delle Gigabyte GeForce RTX 3060 Ti Eagle.
RTX 3080 RTX 3070 RTX 3060 Ti RTX 2060 Super RTX 2060 GTX 1060
GPU GA102 GA104 GA104 TU106 TU106 GP106
CUDA cores 8704 5888 4864 2176 1920 1280
VRAM 10GB GDDR6X 8GB GDDR6 8GB GDDR6 8GB GDDR6 6GB GDDR6 6GB GDDR5
Memory Bus 320-bit 256-bit 256-bit 256-bit 192-bit 192-bit
Bandwidth 760GB/s 448GB/s 448GB/s 448GB/s 336GB/s 192GB/s
Base Clock 1440MHz 1500MHz 1410MHz 1470MHz 1365MHz 1506MHz
Boost Clock 1710MHz 1725MHz 1665MHz 1650MHz 1680MHz 1709MHz
TDP 320W 220W 200W 175W 160W 120W
Die Size 628mm2 392mm2 392mm2 445mm2 445mm2 200mm2
Transistors 28B 17.4B 17.4B 10.8B 10.8B 4.4B

Per prima cosa, però, vediamo come è fatta fisicamente la scheda che avevamo in prova. Come vedete dal nostro video unboxing allegato, la Gigabyte RTX 3060 Ti Eagle ha un design a doppio slot con dissipatore Windforce 2X, caratterizzato da due ventole a basso attrito che girando in senso opposto massimizzano il flusso d'aria e riducono le vibrazioni. Delle heatipipe in rame dissipano il calore velocemente dal chip e lo convogliano sulle alette in alluminio. Una feritoia sulla parte inferiore permette una ulteriore via di fuga per il calore. La scheda ha bisogno di un connettore a 8-pin per l'alimentazione ausiliaria, quindi non ritroviamo il nuovo connettore a 12-pin che Nvidia monta nelle 3080 e 3070 FE. Il core clock di base è reference a 1410MHz mentre il boost clock è di 1695MHz (1665MHz reference), che però in game diventano 1911MHz. Gli 8GB di GDDR6 con interfaccia a 256-bit operano a 1750MHz (14Gbps), garantendo una larghezza di banda di 448GB/s. Abbiamo anche delle strisce LED che col software RGB Fusion 2.0 si sincronizzano coi principali tool per l'illuminazione dei vari produttori.

Ecco il nostro video unboxing della Gigabyte GeForce RTX 3060 Ti Eagle.

Il sistema di test era così composto: AMD Ryzen 2700x, che abbiamo overcloccato per eliminare quanto più possibile i colli di bottiglia, 16GB di RAM DRR4 a 3200MHz, SSD Crucial P1 1TB e PSU Corsair RMi 850. Per prima cosa, abbiamo lanciato la solita nostra routine di test sintetici, con la suite di 3DMark, e il trio di Unigine: Superposition, Heaven e Valley. Per 3DMark abbiamo lanciato i benchmark FireStrike e TimeSpy, sia in versione standard che Extreme, ottenendo rispettivamente un graphics score di 29045 e di 14034 in Firestrike e di 11968 e 5786 in TimeSpy. Per quanto riguarda il trio di benchmark Unigine, abbiamo ottenuto 7587 punti in Superposition col profilo 1080p extreme, 3598 punti in Heaven e 4447 in Valley, entrambi col profilo 1080p Extreme.

Archiviata la sezione benchmark sintetici, ci siamo avviati al piatto forte della prova, ovvero quella riguardante i giochi veri, che costituiscono la prova pratica sul campo. Abbiamo distinto la fase di test in due sezioni differenti, una con i giochi cosiddetti "normali", e l'altra riguardante i giochi supportanti il ray tracing e/o il DLSS (in genere le due feature vanno a braccetto). Il rendering canonico utilizza la rasterizzazione, mentre il ray tracing può prendere il posto di questa tecnica per riprodurre luci, ombre, riflessi e depth of field. L'implementazione varia da gioco a gioco e sta allo sviluppatore decidere quali tecniche implementare e quanta libertà lasciare all'utente nella personalizzazione delle opzioni.

Per i giochi standard, abbiamo un nuovo arrivato nella suite di test, ovvero Dirt 5. Il racing di Codemasters è uno dei primi giochi multipiattaforma next-gen e per farlo girare a dettagli massimi serve indubbiamente una GPU di ultima o penultima generazione. Tra gli altri generi abbiamo inserito grandi classici come GTA V che col suo mondo aperto mette ancora a dura prova le GPU odierne, il leggerissimo Overwatch, ma anche qualche new entry come Doom Eternal. Tutti i giochi sono stati impostati a dettagli ultra o massimi. Qui sotto trovate i risultati dei benchmark.

Ecco i benchmark dei giochi con rasterizzazione classica a varie risoluzioni e con DLSS attivo o disattivo:

Risoluzione Ashes GTA V Overwatch The Outer Worlds Doom Eternal Dirt 5
1080p 81,7 135 230 121 294 89,7
1440p 72 94 178 76 136 59,8

Doom Eternal è veramente ben ottimizzato per le GPU RTX di seconda generazione, girando a oltre 300fps a 1080p e intorno ai 150fps a 1440p, rendendo possibile il gaming in 4K. Non in tutti i titoli però si riesce, ma con qualche aggiustamento al dettaglio grafico o con giochi meno recenti si può certamente raggiungere il 4K60. Dirt 5 si dimostra fatto per il 1440p con la RTX 3060 Ti, visto che gira a 60fps esatti nei nostri benchmark, più che sufficienti per un gioco di corse arcade.

GTA V non ne vuole sapere di andare oltre i 150fps, complice il mondo aperto con distanze di rendering eccezionali e una scarsa ottimizzazione su PC, provenendo da due generazioni di console addietro. Questi test dimostrano che anche coi giochi pesanti più recenti, la RTX 3060 Ti non ha alcuna difficoltà a reggere il 1440p60 a ultra, mentre a 1080p è perfetta per i monitor ad alto refresh da 144Hz o più.

Passando alla prova di fuoco della nostra recensione, ovvero i giochi che supportano il ray tracing e il DLSS. Abbiamo testato alcuni dei titoli che meglio implementano queste tecniche, come Control, Wolfenstein: Youngblood, CoD: Black Ops Cold War, e il risultato è stato eccellente, come potete vedere dai benchmark nella tabella sottostante. Abbiamo inoltre testato Quake 2 RTX, un gioco rifatto interamente in ray tracing, come anche Minecraft RTX.

In questo caso, il carico è stato molto più pesante, pur essendo un gioco con una grafica elementare di fine anni '90. Ciò dimostra che per avere giochi moderni interamente in ray tracing dovrà passare del tempo, mentre adesso possiamo "accontentarci" di questa tecnica per ombre, luci, o riflessi, dosati con i giusti compromessi. Nei benchmark abbiamo distinto le run con ray tracing attivato e impostato al massimo, e anche una run con DLSS attivo e ray tracing attivato.

Risoluzione Shadow of the Tomb Raider Control COD Black OPS: Cold War Wolfenstein: Youngblood Quake 2 RTX
1080p no RT 93 176,2 130,4 127,9 1000
1440p no RT 72 69 94,6 62 1000
1080p RT 92 125 98,9 87 79
1440p RT 67 44 72,5 85 47
1440p RT + DLSS 67 78 112,4 120 47

Nei giochi che lo supportano, il DLSS fa davvero miracoli, raddoppiando in molti casi il frame-rate, specialmente con ray tracing attivo e senza perdita di qualità visibile durante il gameplay. Specialmente nei giochi frenetici come Cold War, è impossibile accorgersi dell'algoritmo AI che gestisce l'upscaling del DLSS, ma la qualità di un 1440p DLSS è certamente superiore di un 1080p nativo e le prestazioni sono praticamente identiche. In sostanza, c'è un guadagno di qualità a costo zero.

Control è uno dei giochi con ray tracing tecnicamente più complessi e attivando tutte le opzioni relative si abbassano le prestazioni nettamente, scendendo sotto ai 50fps a 1440p. Ma attivando il DLSS ecco che avviene la magia, e il frame-rate raddoppia. In Tomb Raider ray tracing e DLSS sono legati, quindi non abbiamo potuto eseguire test differenziati tra le due tecniche.

Il DLSS permette anche di giocare in 4K fluidamente, ma il limite degli 8GB di VRAM ci mette i bastoni tra le ruote, specialmente con DLSS e ray tracing attivi. Tale risoluzione è sicuramente però alla portata di giochi meno recenti, magari con qualche compromesso.

Le temperature di esercizio sono state ottime, non superando mai i 65°C, anche se abbiamo notato che non appena si lancia un gioco le ventole schizzano subito al 90% della velocità. Tuttavia, non ce ne saremmo mai accorti senza un software di monitoraggio, perché anche a questa velocità (circa 1900rpm) sono quasi inaudibili: le sentirete solo spegnendo l'audio del gioco anche se è possibile modificare l'attivazione delle ventole, viste le basse temperature raggiunte, per una maggiore silenziosità.

Viste le temperature, abbiamo provato a overcloccare la scheda, aggiungendo senza problemi +100MHz al core e +50MHz alla memoria, non prima di aver alzato il power limit a 110%. In questo modo, il boost clock arriva a 2011MHz e il consumo della scheda va oltre i 200w del TDP e raggiunge un massimo di 220w, guadagnando però ben 700 punti in FireStrike Extreme.

Ecco i vantaggi di Cod Black OPS: Cold War con DLSS attivo.

Ma la RTX 3060 Ti non offre solo prestazioni brillanti, visto che ingloba anche tanta tecnologia. Nvidia Refllex permette di abbassare la latenza tipica che si accumula alzando la risoluzione. In giochi come Cold War, che supportano questa tecnologia proprietaria di Nvidia, è possibile giocare a 4K con la latenza tipica del 1440p, e nel multiplayer online ad alti frame-rate, questo può fare certamente la differenza in determinati casi.

Poi c'è Nvidia Broadcast, una nuova tecnologia inclusa nell'encoder pensata per gli streamer e per le conferenze di telelavoro o con amici e familiari. Rumori di fondo, voci di genitori o conviventi, aspirapolveri di turno, saranno solo un vecchio ricordo. L'algoritmo intelligente permette di filtrare tutte le frequenze estranee alla nostra voce, come se fossimo in uno studio di registrazione, e grazie all'accelerazione in hardware i tensore core permettono di applicare effetti in tempo reale senza gravare sulla CPU.

Nvidia RTX I/O è una tecnologia per lo storage che consente di sgravare il processore dall'esoso compito di decomprimere le texture, cosa che fa spesso da collo di bottiglia nelle prestazioni in-game degli SSD. In questo modo, i giochi supportati potranno dialogare con la GPU a basso livello senza passare dal sistema operativo: all'atto pratico, questo permetterà agli sviluppatori di creare mondi più ampi e coesi, senza muri pensati per caricamenti poiché tutto sarà istantaneo. Una tecnologia simile a quella adottata dalle console next-gen, e che dialogherà a stretto braccio con Microsoft DirectStorage.

Curiosi di saggiare le capacità dei 4864 CUDA core nelle applicazioni di produttività accelerate, abbiamo fatto qualche test di encoding con Movavi Video Converter, che supporta l'accelerazione CUDA. Transcondificando un film da 1080p da due ore in formato PSP (480x270), il tempo richiesto è stato di soli cinque minuti, una velocità stratosferica e impossibile da raggiungere con la sola CPU. Nell'encoding a 720p di una demo 4K60 da tre minuti circa, sono stati necessari invece circaquattro minuti. A titolo comparativo, una Radeon RX 590 impiega il triplo.

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Le due ventole sulla parte superiore si abbinano alla feritoia sul frontale.

Insomma, la RTX 3060 Ti è una GPU brillante, che consente di giocare a tutti i titoli più recenti fino a 1440p, con qualche balzo anche a 4K per i titoli più leggeri. Ma il campo dove eccelle e fa meglio, molto meglio, delle RTX di prima generazione, è il ray tracing. In tandem con il DLSS, questa GPU può garantire prestazioni superiori alla RTX 2080 Super, una GPU che fino a qualche mese fa costava 800 euro, ma la RTX 3060 Ti ne costa "solo" 400.

A questa cifra, sicuramente non regalata ma accessibile visti i tempi che corrono in ambito schede video, è indubbiamente un must buy per il gaming RT a 1080p e 1440p (con DLSS). In questa fascia di prezzo la RTX 3060 Ti non ha concorrenti al momento fronte AMD, mentre per avere prestazioni simili dovreste orientarvi verso una RTX 2080s o 2080 Ti, con spese nettamente maggiori e tecnologia meno recente. La versione Eagle prodotta da Gigabyte ci ha soddisfatto: è silenziosa, consuma poco e non richiede adattatori nuovi per l'alimentazione, rendendosi un upgrade perfetto per i PC non troppo moderni, e un must buy per chi non volesse spendere 500 euro o più per le sorelle maggiori.

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