Nioh 2: The Complete Edition - prova

Gli Yokai sgomitano per approdare su PC, ma saranno pronti?

Nioh 2: The Complete Edition è pronto alla next-gen e al battesimo di fuoco su PC. Per Team Ninja è infatti giunto il momento di mettere un punto sul franchise, che al netto di due titoli, ampliati rispettivamente da tre DLC ciascuno, è stato un action RPG da cardiopalma, capace di dare nuova linfa ai soulslike ispirati ai capolavori di FromSoftware.

Segno distintivo della saga fino ad ora non è stato soltanto il setting storico, un Giappone dell'era Sengoku incupito dal risveglio dei demoni. A colpire (in tutti i sensi) il pubblico è stato un combat system rapido ma davvero hardcore, con lunghe sequenze di combo, contrattacchi e comandi da eseguire con precisione. Un sistema adatto, insomma, a tutti coloro che già con Ninja Gaiden avevano messo a dura prova i propri riflessi e la propria pazienza.

Quest'edizione di Nioh 2, che uscirà il 5 febbraio, include tutto quanto uscito durante l'anno appena trascorso. Vale a dire gli oggetti bonus e i tre DLC: Il Discepolo del Tengu, Oscurità nella Capitale e Il Primo Samurai. È anche, in tutto e per tutto, una remastered. Cosa aspettarsi quindi? Un potenziamento dal punto di vista tecnico, e nello specifico il supporto di schermi Ultra-HD, Ultra Wide-Screen e compatibilità con monitor 144Hz. Ma anche la capacità di assestarsi sui 120 FPS e una grafica limata grazie al supporto di HDR e DLSS.

Lo stesso giorno uscirà la Nioh Collection, esclusivamente su PlayStation 5, che avrà proprio tutto: Nioh e Nioh 2 insieme, completi. È importante sottolineare che chiunque avesse già acquistato i giochi su PlayStation 4 avrà diritto, gratuitamente, all'upgrade. L'operazione cerca di richiamare i vecchi giocatori e attrarne di nuovi, magari desiderosi di recuperare il tutto con il minimo sforzo. Ma sa un po' di pesca con la rete, o di espediente frettoloso per imbucarsi nella next-gen prima che le danze comincino davvero: il rischio è quello di sparire come i ninja, tra Demon's Souls ed Elden Ring.

Abbiamo provato il gioco su PC, e quest'impressione ci è data da alcune sbavature per quanto riguarda la compatibilità con i controller. Utilizzando un gamepad Microsoft è straniante ritrovarsi, nei tutorial su schermo, i comandi tipici di Sony (quadrato, cerchio e così via).

Niente di grave, specialmente perché il controller resta comunque responsivo, e al contrario di quanto accaduto con il porting del primo Nioh nel 2017, questa volta mouse e tastiera sono già customizzabili senza alcuna difficoltà.

Il puntatore, anche disattivando il mouse in-game, ogni tanto sovrasta le scene, e bisogna nasconderlo attivamente agli angoli. Non manca qualche momento di stuttering e non sono stati risolti i problemi di clipping degli equipaggiamenti, presenti già nel gioco base. Se sono limiti legati ancora a una build da ultimare, se ne ridiscuterà sicuramente nella recensione finale.

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L'editor personaggio è molto dettagliato e dà parecchie soddisfazioni.

Per quanto riguarda l'illuminazione i passi in avanti sono visibili, ma confrontati a Nioh non ancora così vistosi come si potrebbe desiderare, colpevole anche il riutilizzo di moltissimi asset (già un difetto all'interno dello stesso predecessore). È uno di quei giochi dove il ray tracing farebbe faville, così incentrato com'è sulla bellezza dei tramonti, sullo scintillio delle lame e sulle luci inquietanti emanate dagli Yokai coperti di fiamme. Nella versione di prova non abbiamo potuto attivare HDR e DLSS, di cui parleremo a tempo debito.

I 120 FPS sono utili per afferrare i moveset degli enormi demoni furiosi che incontrerete tempio dopo tempio. In un gioco come questo sono un'aggiunta ben gradita, anche se rispetto ai 60 FPS non segnano il confine tra vita e morte e non sempre si può cogliere la differenza. Capita che il giocatore abbia la sensazione di avere le ali sotto i piedi e la schivata infallibile. Si colgono con più immediatezza alcuni elementi scenici di contorno: per esempio lo stormire delle foglie, lo scampanellio dei sonagli giapponesi mossi dal vento, o ancora le danze contorte dei fuochi fatui e delle anime perdute.

Nioh 2 è un titolo validissimo per chi ama gli action e il gameplay dei soulslike, ma è carente per quanto riguarda la trama, narrata con brevissime scene di intermezzo e file di testo che riscrivono mitologia e storia del Giappone. Le novità rispetto al primo Nioh riguardano per lo più il battle system, migliorato e leggermente più facile da padroneggiare. C'è anche un editor del personaggio, che rende apprezzabile e per niente secondaria la fatica spesa nella personalizzazione.

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È possibile apprendere tecniche dagli Yokai sconfitti.

Avrete a disposizione nuove tipologie di armi, come l'agile coppia di accette, il Bo composito utile alle build magiche, i guanti Tekko e le falci. Ciascuna ha il suo albero di abilità e tre stili di utilizzo (impugnatura in alto, in basso o a media altezza), e può essere potenziata dal fabbro. Sono state introdotte le armi corrotte e benedette, che una volta caricata una barra interagiscono con il giocatore in modo imprevedibile.

I punti per potenziare le skill si ottengono automaticamente, in base al vostro stile di gioco: un miglioramento netto rispetto al primo Nioh e che permette di sperimentare senza paura di rovinare la progressione del personaggio. Ne guadagnano le build basate sul Ninjutsu e sulla magia Onmyo, che spostano il gioco verso la padronanza di status alterati, elementi (fuoco, fulmine, acqua) e tecniche che aumentano la furtività o danneggiano il Ki avversario.

L'esperienza si assesta sui canoni imposti dai Souls: stamina (Ki), peso degli equipaggiamenti, checkpoint per livellare, punti esperienza che la morte spazza via. Una novità sostanziosa è la forma demoniaca: potrete rubare tecniche ai demoni sconfitti, trasformarvi in tre varianti di Yokai capaci di utilizzare tecniche potentissime per un breve lasso di tempo, o ancora contrattaccare gli "attacchi pericolosi" degli avversari, segnalati da un'aura rossa e molto simili a quelli visti in Sekiro.

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Il Bo composito è la seconda tipologia di armi introdotte in Nioh 2, adatto alle build magiche.

Le regioni sono suddivise in livelli e non ci sarà nessuna hub interconnessa alla Dark Souls. Questo è un espediente per aumentare la dose di missioni secondarie e riutilizzare le aree cambiando la disposizione di risorse e nemici. Serve anche ad orientare il farming e il multiplayer, fino a tre giocatori, indicando i requisiti di livello di ogni area. Le zone sono diverse per level design, ma visivamente troppo simili. Anche i mostri, salvo qualche nuovo boss, sono per lo più trasposti dal primo Nioh: un limite che rende l'ambientazione più generica e ripetitiva di quanto dovrebbe.

Nella Complete Edition, si può iniziare la partita con il set del Demone Incarnato, forte ma non tale da rendere una passeggiata le prime ore di gioco e il superamento dei primi mid-boss, che picchiano come treni. La curva di difficoltà è un muro, superato il quale il gioco si assesta su una difficoltà leggermente inferiore al primo Nioh, ma comunque elevata.

Tra gli oggetti più utili in regalo spicca il Netsuke Kodama, che permette di individuare sul radar di prossimità gli omonimi spiriti benefici, che una volta raccolti forniscono bonus passivi utili ad accumulare cure, denaro ed esperienza. Sarà poi possibile utilizzare l'avatar di William, il protagonista di Nioh, l'esploratore irlandese finito nelle grazie dei Daimyo. Steam aggiunge alcuni oggetti unici, di sola estetica, come l'elmo della Valve.

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La trasformazione in Yokai può cambiare le sorti di una boss fight.

Ma al di là di queste piccolezze, una Complete Edition è la promessa di un gioco compatto e unitario, e per raggiungere questo scopo è bene che le imperfezioni del porting su PC vengano risolte. Dopotutto, questa versione di Nioh 2 non solo deve confrontarsi direttamente con Sekiro e con gli altri soulslike, per quanto riguarda il gameplay, ma anche con Ghost of Tsushima, se pensiamo alla trasposizione del Giappone feudale. La via del samurai richiederebbe quindi di sfoderare katane un po' più affilate, e di non sottovalutare i propri "avversari".

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Riguardo l'autore

Antonino Fiore

Antonino Fiore

Redattore

Classe 1993, in squadra dal 2018. Ha scoperto i videogiochi con i floppy dell’Amiga e da allora vive, sbalzato temporalmente, una generazione indietro. Dalle avventure grafiche agli horror, è un accanito retrogamer e un vorace escapista. Con gli anni ha realizzato d’essere, più che altro, un semplice Homo Ludens. Megaman e Suikoden sono i suoi punti deboli.

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