Olija - recensione

L'ignoto non è mai stato così dolce. 

Persi nel vuoto e nel tempo, afflitti nell'animo e insicuri nelle azioni. Non è una storia struggente di qualcuno che parte per un'ultima avventura e non torna più, come Frodo Baggins ne "Il Signore degli Anelli".

L'albero maestro si spezza, il ponte della nave scricchiola, le onde del mare sono impetuose e il vento soffia gelido mentre scopriamo un cielo plumbeo per nulla confortante, che ci appare come un nemico da affrontare.

Se non fosse il preludio di Olija, la nuova avventura platform in 2D del team giapponese Skeleton Crew Studio, sarebbe uno dei tanti naufragi di cui abbiamo letto in passato sulle pagine dei libri d'avventura più iconici della letteratura mondiale.

Stavolta però non vestiamo i panni di un ipotetico Robinson Crusoe, bensì dell'avventuriero Faraday, di certo più silenzioso e malinconico rispetto al vivace personaggio creato dal celeberrimo scrittore britannico Daniel Defoe.

Il suo non è un viaggio per tornare alla civiltà, né uno per trovare la pace interiore: Faraday vuole tornare a casa, sebbene non ci sia nessuno ad aspettare il suo ritorno dal misterioso arcipelago di Terraphage, luogo in cui è naufragato e dove deve sopravvivere armato di un arpione leggendario.

Per l'appunto non passano due secondi che facciamo immediatamente la conoscenza del barcaiolo, che ci conduce a un molo da cui inizia la nostra avventura e in cui incontriamo altri sfortunati naufraghi.

Raccogliendo le mappe sparse nel mondo di gioco, abbiamo accesso a foreste misteriose e a caverne pronte a darci il benvenuto con trappole letali nascoste dall'erba alta, dalla sterpaglia e dai resti umani di qualche malcapitato.

L'arpione può essere sfruttato per superare ostacoli all'apparenza insormontabili o per teletrasportarci in un luogo sopraelevato, che può nascondere un forziere con un tesoro inestimabile.

Con gli oggetti scoperti nelle nostre esplorazioni per le isole di Terraphage possiamo creare dei copricapo dal cappellaio attraverso un crafting che abbiamo trovato semplice ma poco intuitivo, in parte anche a causa dell'assenza della localizzazione in Italiano di cui abbiamo sentito la mancanza.

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Salvati dal barcaiolo, un intero mondo si apre davanti a noi, con le sue isole ispirate alle più importanti leggende del mare.

Il buon lavoro svolto nel level design garantisce una formula originale dell'esplorazione, che abbiamo trovato godibile soprattutto nella raccolta delle monete d'argento utili a potenziare la vitalità, nonché fondamentali per acquistare dei proiettili per il moschetto, al contrario dei dardi della balestra che possiamo raccogliere direttamente sul campo di battaglia. Meglio perciò utilizzare le armi a distanza con parsimonia, per evitare di ritrovarci senza alternative in situazioni delicate che possono condurci a uno snervante game over.

Infatti sono proprio gli scontri ad averci sorpreso: frenetici, mai scontati, estremamente divertenti e con differenti approcci in un sistema di combattimento semplice ma appagante.

Possiamo iniziarne uno armati di moschetto e proseguirlo con il nostro rapido stiletto, o con la balestra e affondare i colpi con l'arpione, lanciarlo addosso a un nemico per prenderci un vantaggio e portare lo scontro dalla nostra parte, spostandoci rapidamente per non dare respiro a chi stiamo incalzando.

Sebbene Olija possa sembrare il solito roguelike con contaminazioni prese dai capisaldi del genere, ha il grande pregio di mantenere un bilanciamento nella difficoltà che ben pochi titoli vantano. A offrire un buon livello di sfida sono le bossfight, che sono riuscite a convincerci sia nei semplici ma ben strutturati pattern da imparare, sia nelle diverse situazioni che possono presentarsi.

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Consigliamo di consultare spesso l'inventario anche solo per rendervi conto a che punto siete nell'avventura di gioco.

Considerate le arene che dobbiamo studiare prima di affondare la punta dell'arpione nei nemici, è sempre meglio buttare uno sguardo sotto di noi per evitare di cascare nel vuoto, oltre a porre attenzione a non azionare per sbaglio una trappola che danneggi la vitalità, compromettendo il combattimento e ogni possibilità di vittoria.

In tal senso ribadiamo l'importanza dell'utilizzo dell'arpione: oltre a sferrare attacchi simultanei, possiamo abbinare alle nostre combo dei colpi a mani nude o con lo stiletto (e la sciabola) in grado di aiutarci coi nemici che utilizzano delle armi rapide o a distanza.

Gli scontri risultano fluidi e divertenti, nonché esaltanti per la buona varietà di nemici che il gioco propone: passiamo da affrontare delle creature ignobili a degli scheletri portati in vita da chissà quale maledizione del mare, con la sola differenza che non c'è una luna in cielo a trasformarli in uomini privi di senno come nell'indimenticabile "Pirati dei Caraibi".

C'è da dire che il titolo non si discosta da altri platform, attingendo degli elementi vincenti e già visti altrove, in particolare nella raccolta delle chiavi utili a sbloccare delle imponenti porte di pietra che altrimenti resterebbero chiuse.

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Dal cappellaio possiamo personalizzare il nostro stile di combattimento, oltre ad affascinare Olija con cappelli all'ultimo grido.

I puzzle ambientali non richiedono un particolare impegno, sebbene non siano così vari come ci saremmo aspettati: sempre sfruttando il nostro fedele arpione e le armi che sblocchiamo nel corso dell'esperienza, possiamo superarli senza troppe difficoltà, per esempio servendoci della sciabola per attivare un meccanismo che ci apre la strada verso una nuova area.

Olija s'ispira all'Oriente nell'ambientazione e nei personaggi ma insiste con una chitarra che ci porta all'improvviso nel Mar dei Caraibi a bordo di una goletta spagnola. Altre volte invece Terraphage ricorda l'Indocina, con delle foglie di bambù che svolazzano nelle meravigliose cornici disegnate a mano. Chi adora la pixel art può solo dirsi contento del lavoro svolto da parte di Skeleton Crew Studio.

Se c'è però dell'altro ad averci affascinato, è l'indelebile storia di Faraday e Olija, che imparano a conoscersi in un mondo in rovina. La loro storia è meglio conoscerla da soli, senza anticipazioni poiché non vogliamo rovinarvi l'atmosfera onirica che li circonda.

È innegabile che le avventure di Faraday siano rivolte ai giocatori nostalgici e ai veri appassionati dei platform roguelike alla vecchia maniera, tagliando di conseguenza fuori una fetta di pubblico ora abituata ad altre produzioni più al passo coi tempi.

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Prima separati, ora uniti. Un amore gentile, pacato e delicato. Un amore intenso.

Oltre qualche rallentamento a causa di un framerate ballerino e a tempi di caricamento un po' più lunghi del solito, Olija di Skeleton Crew Studio è una produzione che si colloca nel mercato come un titolo capace di emozionare grazie alla sua semplicità e a un'originalità stimolante, pur rivolgendosi ai pochi estimatori del genere.

Sfortunatamente non riesce a scalfire con il suo arpione la nostra corazza come ci saremmo aspettati, ma confidiamo nel futuro dello sviluppatore poiché le idee non mancano e sono buone.

7 /10

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Riguardo l'autore

Nicholas Mercurio

Nicholas Mercurio

Redattore

Classe '95, Nicholas ama i videogiochi difficili e gli RPG, non disdegna gli indie e fa incetta di titoli ogni volta che può, per riempire la sua preziosa collezione. Uno scapestrato, in tutto e per tutto.

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