Golden Force - recensione

Mercenari allo sbaraglio.

Golden Force è una strana creatura. È come se Wonder Boy fosse catapultato nei mondi di Super Mario, per poi sfociare nei laboratori di Megaman. Lunghi tragitti, irti di nemici e trappole, conducono all'incontro con un poderoso boss, annunciato da allarmi futuristici a tutto schermo. Lo stile retro e la pixel art deliziosa nascondono un mondo fatto di abomini e tanta difficoltà, a tratti impietosa.

Nel fantastico arcipelago Muscle, governato da un re demone, mostri grotteschi e tesori attendono i coraggiosi giocatori. Golden Force è una caccia all'oro, a opera di un gruppo di mercenari che temono soltanto la bancarotta e non hanno paura di fare esplodere i propri nemici in comiche pozze di sangue. Non c'è niente quindi del senso di esplorazione e meraviglia che caratterizza saghe come Shantae; niente della virtù che contraddistingue l'idraulico più famoso del mondo e il blue bomber.

Qui finisce il plot, tutto il resto è gameplay arcade, side scroller, in 22 livelli che senza sosta sfidano e puniscono i riflessi del giocatore. L'ironia di fondo del gioco, firmato Storybird Studio, ha vita breve perché non costruisce ulteriormente su queste premesse narrative, ma basta a far tremare tutti coloro che s'erano aspettati una passeggiata all'insegna dei primi anni '90. In apparenza siamo di fronte all'ennesimo titolo che prova a seguire la scia tracciata dai successi di Shovel Knight e Cuphead.

Ma Golden Force ha qualcosa da insegnare: la nostalgia è una brutta belva. Nonostante sia relativamente corto, è per giocatori hardcore (o molto pazienti). È di quel difficile un po' artificioso, fatto di scelte di game design non sempre giustificate e hit box da azzeccare al millimetro. È tosto e sa di esserlo. Per intenderci, l'avventura comincia con una boss battle su un mare burrascoso: cadere, sbagliare un attacco dash, basta a perdere i miseri 5 punti vita di cui si dispone nelle fasi iniziali di gioco. In caso di morte, si perdono anche tutti i soldi raccolti nel livello, si ricomincia da capo (o da uno dei rari checkpoint).

Quando diciamo difficoltà artificiosa, non intendiamo quel tipo di difficoltà da masocore che trovereste in Super Meat Boy, né quella più coerente e calibrata di Celeste. Il gioco si regge su alcuni espedienti un po' datati, come spawn continui alla Ghost'n'Goblins (addirittura sulla stessa hitbox dei personaggi) o mancanza di una telecamera dinamica per osservare al meglio i burroni e i passaggi sottostanti (con un eccesso di salti della fede). Niente che non si possa superare con concentrazione e parecchio sangue freddo.

Oltre agli attacchi di base e al già citato dash (anche aereo), potrete eseguire scivolate e colpi caricati. Sui colpi caricati si basano alcune chicche di gameplay: un nemico scagliato via in questo modo può essere usato per danneggiare tutti gli altri, attivare interruttori distanti o raccogliere tutti i collezionabili nei dintorni (in un simpatico effetto palla pazza).

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Lo scontro con il Kraken, per quanto complesso, è quanto di più vicino a un tutorial troverete in Golden Force.

Le aree di gioco nascondono tre monete speciali e una conchiglia, che serviranno ad acquistare bonus per i punti vita o allungare la combo di attacchi fisici. In alcuni casi ci sono più percorsi, in altri l'unico modo per procedere è non sbagliare un salto. Ci sono checkpoint, rari oggetti curativi, e tanti soldi che serviranno ad acquistare bonus momentanei, da utilizzare come oggetti veri e propri, durante i livelli. Tra questi strumenti rientrano gli attacchi di gelo, che bloccano i nemici sul posto, o la pozione dell'invincibilità. L'economia del gioco non convince a pieno: per un titolo così incentrato sulla raccolta di tesori e denaro, le ricompense sono decisamente scarne e deludenti.

La pixel-art è di qualità e lo stesso si può dire delle animazioni, che donano ai personaggi una sorta di solidità. Su Switch abbiamo riscontrato cali di framerate in momenti a dire il vero molto delicati, come durante gli scontri contro orde di avversari in piena area sottomarina. Un problema che complica un titolo già, di per sé, punitivo. La colonna sonora è ben fatta e allegra, ma non al punto da infastidire durante i momenti più delicati.

La rigiocabilità è data soprattutto da un sistema di valutazione che premia tempo d'esecuzione, quantità di combo e oro raccolto. Purtroppo manca un catalogo che memorizzi i risultati delle run, o una qualche classifica online. Gli scontri con i boss sono tra i momenti più felici del gioco: spesso sono mostri giganteschi rispetto a quanto affrontato solitamente nel corso dell'avventura e nascondono qualche asso nella manica niente male. Tendono a essere spugne, con moveset che evolvono con frequenza, a seconda dell'energia residua.

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L'arcipelago Muscle è diviso in ventidue livelli. Nella nave potrete potenziarvi e acquistare potenziamenti consumabili.

Infine, ci sono quattro personaggi (incluso un clone di Shantae). Sono equivalenti in termini di gameplay. Sceglierne uno è una questione di gusto, in funzione soprattutto della modalità cooperativa. Giocando in due, in locale, vien da pensare ancora a Super Mario: c'è una bolla che teletrasporta il giocatore 2 (e soltanto lui) nel caso in cui finisca fuori dalla telecamera, monopolio del giocatore 1.

Al netto di qualche scelta infelice nel level design, che pecca sostanzialmente di inesperienza, siamo di fronte a un indie discreto. Consigliato a chi non teme una difficoltà priva di attenuanti e per chi ama i platform di precisione. Tutti gli altri, tengano a mente che nonostante la grafica vivace e accogliente, il gioco non è per tutti. Purtroppo, come già evidenziato, nella sua globalità Golden Force è un po' anonimo e poco approfondito. Aleggia (pesante) l'impressione di un gran concept sprecato, di un cult mancato.

6 /10

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Riguardo l'autore

Antonino Fiore

Antonino Fiore

Redattore

Classe 1993, in squadra dal 2018. Ha scoperto i videogiochi con i floppy dell’Amiga e da allora vive, sbalzato temporalmente, una generazione indietro. Dalle avventure grafiche agli horror, è un accanito retrogamer e un vorace escapista. Con gli anni ha realizzato d’essere, più che altro, un semplice Homo Ludens. Megaman e Suikoden sono i suoi punti deboli.

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