Timothy and the Mysterious Forest - recensione

Un accorato ma spigoloso omaggio a Zelda.

Il primo impatto con Timothy and the Mysterious Forest, titolo di origine totalmente italiana, è del tipo "ehi, quanto assomiglia ai vecchi Zelda". Il secondo impatto invece viaggia sulle note del "ma dai, è esattamente uguale a Zelda per Game Boy".

Poi passano i minuti e ci si accorge che Kibou Entertainment ha volutamente omaggiato la celeberrima serie con buona parte degli asset grafici del suo gioco, ma in termini di gameplay ha provato qualcosa di diverso non disdegnando una dose di scoppole al giocatore.

Nel gioco dovrete partire per un'avventura volta a trovare un fungo magico nascosto in una misteriosa foresta incantata, nelle cui spore risiede la cura per il brutto male che ha colto il nonno di Timothy. Senza troppi preamboli, vi troverete ad affrontare un'avventura che sembra uscita fuori da un libro di fiabe. Questo inizio un po' ingenuo vi porterà a pensare di trovarvi di fronte ad un giochino semplice, ai limiti dell'ingenuità, ma ben presto il notevole livello di difficoltà vi farà tornare velocemente e pesantemente con i piedi in terra.

In Timothy and the Mysterious Forest si muore tanto e basta il singolo tocco di un nemico o un passo falso in una delle tante trappole disseminate un po' ovunque, per costringervi a ripartire dall'ultimo punto di salvataggio. La progressione poggia sulla meccanica "trial and error" che richiede la memorizzazione dei percorsi da seguire, l'assimilazione dei pattern dei nemici e l'utilizzo molto cauto e preciso dei pochi strumenti di attacco a disposizione.

La frustrazione si ha fatto capolino in più di un'occasione durante la nostra prova, soprattutto quando alcune serie di morti abbastanza lunghe hanno stimolato la voglia di recuperare il tempo fin lì speso e, di conseguenza, allungato ulteriormente il counter dei trapassi.

A tal proposito ci permettiamo un consiglio: il confronto diretto non è mai un'opzione consigliabile in quanto non avrete a vostra disposizione armi, fatta eccezione per qualche roccia o vaso da tirare in testa ai bersagli che pattugliano la zona. Anche in questi casi però è bene osservare le singole schermate alla ricerca di percorsi alternativi perché, se doveste sbagliare la mira, diventereste una minaccia da eliminare nel più breve tempo possibile.

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Il gioco possiede finali multipli di varia durata, capaci di allungare una longevità che si assesta sulle 4 ore per finire la prima run.

Esistono anche meccaniche stealth in Timothy and the Mysterious Forest, ma non aspettatevi la raffinatezza di un Metal Gear Solid. L'unica opzione a vostra disposizione è quella di passare alle spalle dei nemici per evitarne le loro attenzioni, cosa facile quando ci si trova di fronte ad uno o due di loro ma, se l'inferiorità numerica si dovesse fare ancora più accentuata, non esitate a darvela a gambe verso la prima via d'uscita disponibile.

Di tanto in tanto vi troverete di fronte anche a piccole variazioni sul tema esplorativo/stealth, rappresentate da semplici enigmi ambientali e da piccole quest secondarie all'interno di piccoli dungeon. Tutto in Timothy and the Mysterious Forest ha una dimensione "piccola", ma la semplicità fa parte proprio dell'obiettivo primario di questo gioco: dare al giocatore un'avventura breve ma capace tenere impegnate le sue sinapsi. La longevità di base è piuttosto bassa ma le molte insidie nascoste allungano non poco il primo playthrough e i finali multipli invitano ad ulteriori run.

Il fattore nostalgia di Timothy and the Mysterious Forest può essere agrodolce. Il chiarissimo omaggio alla storica saga Nintendo, in particolare ai suoi capitoli 2D, verrà visto da molti come qualcosa di piacevole mentre altri potrebbero non gradire il notevole dispendio di assets già visti.

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L'esplorazione è libera ma per poter procedere verso le location chiave bisogna trovare determinati oggeti... in puro stile Zelda, ovviamente.

Nel giudizio finale però è impossibile non tenere in conto il fatto che Timothy and the Mysterious Forest sia stato sviluppato da un team i cui componenti si contano sulle dita di una mano, con un budget che in altre realtà viene probabilmente utilizzato per le pause pranzo.

Spazio per miglioramenti ce n'è. In primis sarebbe necessario eliminare alcuni bug in cui ci siamo imbattuti durante l'avventura, come la mancata sparizione di alcuni nemici o un paio di cadute non previste in trappole chiaramente più distanti.

Vista l'alta difficoltà del gioco inoltre sarebbe stato opportuno curare con maggiore attenzione il posizionamento dei checkpoint, spesso eccessivamente distanti tra loro o, al contrario, inutilmente vicini.

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I checkpoint sono stati posizionati senza la dovuta cura, e spesso sono troppo distanti o vicini tra loro.

Malgrado ciò dobbiamo ammettere di aver apprezzato lo sforzo di Kibou Entertainment, che ha dimostrato una passione encomiabile per il videogioco, inteso come medium. Per il futuro tuttavia attendiamo titoli un po' più curati nella rifinitura delle meccaniche e che, soprattutto, tirino fuori una personalità più spiccata.

6 /10

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Riguardo l'autore

Daniele Cucchiarelli

Daniele Cucchiarelli

Redattore

Lavora nel giornalismo videoludico da oltre 11 anni. Anche se tutti quelli che lo conoscono gli hanno consigliato di "trovarsi un lavoro serio", resta sempre fedele al suo primo amore.

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