Soulmates (prima stagione) - recensione

“E per amore sarņ, sarai, saremo”.

Fin da quando andiamo all'asilo ci affibbiano un fidanzatino. Cresciamo e, se femmine, ci fanno una testa così col principe azzurro, se maschi col cavaliere e la sua dama da salvare. Tutta una vita per mirarci all'ideale della coppia felice, che poi porta alla famiglia, massimo metodo di controllo sociale, ma questo sarebbe un altro discorso.

Tutto comunque è confezionato per farci pensare all'amore, al partner che, lui unico, sarà in grado di darci la felicità. Quella felicità che non può arrivare che dal perfetto amore. Circolo chiuso, siamo rovinati. Un tempo i metodi per trovare l'anima gemella, l'altra metà del cielo, e così via inventando poetiche definizioni, erano complessi, visti i moralismi imposti dai tempi. Poi sono arrivati anni più felici in cui ci si piaceva e ci si sceglieva in libertà. Nessuno dei vari metodi garantiva però che si fosse fatta la scelta esatta. Poi è arrivata internet, sono arrivati i social. Siamo più felici? Mah.

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Una coppia già bella, potrebbe essere migliore?

Nella serie Soulmates si immagina un ulteriore passo in là. Siamo solo 15 anni avanti nel futuro e un'azienda, la Soul Connex, ha messo a punto un algoritmo, sul quale è stato modellato un complesso test capace di individuare con totale certezza la vera anima gemella (sempre se inscritta al programma ovviamente). Così i due che si corrispondono, finalmente sanno come e dove ritrovarsi, e possono partire, anche dall'altro capo del mondo, per raggiungere la persona che finalmente li farà felici. E se nel frattempo ci siamo messi con uno trovato con il vecchio sistema e magari con lui va anche bene? Non importa, con quello scelto dall'algoritmo andrà ancora meglio. E poi la curiosità, la tentazione sono fortissime.

Ma possiamo davvero fidarci delle scelte di un freddo algoritmo, ne saprà più lui di noi, dei complessi meccanismi che regolano l'attrazione, che ne sa lui di uno sguardo, di un odore, del suono di una voce? Tutte cose impalpabili, che contribuiscono a far scattare la molla dell'innamoramento. L'algoritmo però si ammanta di scientificità, solo lui può trovare la tua soulmate, quella con la quale dividerai un'intera esistenza. E verrebbe da fidarsi, perché si sa che spesso ingannevole è il cuore, più di ogni altra cosa... ben lo sappiamo, meglio allora affidarsi al cervello. Anzi a un cervellone... E infinite sono le variazioni di scenario possibili e su questo tema la serie Soulmates imbastisce una serie di storie tutte diverse, alcune più drammatiche, altre più lievi, altre malinconiche, una anche buffa, qualcuna meglio riuscita di altre, ma nel complesso tutte piacevoli e capaci di interessare.

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La coppia più improbabile

La serie si definisce antologica perché sul filo dello stesso tema si raccontano storie tutte diverse e con diversi protagonisti, che sono un gruppo di facce note o notissime, viste in molte serie tv di qualità o film e che continueremo a rivedere. Citiamo i nomi più noti: Bill Skarsgård (It), Sarah Snook (la serie Succession), David Costable (la serie Billions), Malin Akerman (Billions anche lei e diversi film), Kingsley Ben-Adir (One Night in Miami). Ideatori della serie sonoWilliam Bridges, che è uno degli autori di Black Mirror e Stranger Things, e Brett Goldstein, noto anche come attore (è nel cast di Ted Lasso, serie Apple Tv da lui anche scritta).

Quindi cosa farà, come si comporterà chi si troverà fra le mani il risultato del test? E il test quali dubbi instillerà, quali certezze farà vacillare, quali scontenti acuirà, quali speranze nutrirà? E soprattutto cos'è esattamente l'anima gemella, quel "match" che compare sullo schermo a chi corrisponde, corrisponderà davvero a quello che sognavamo? E i nostri erano sogni o incubi? Non resta che sperimentare, affrontando le conseguenze, o rinunciare e rimanere per sempre nel dubbio. Che vale per tante cose della vita e non solo per l'amore.

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