QT8 - The First  Eight

Quentin Tarantino: “ La violenza  Opera”.

QT, aka Quentin Tarantino, 8 come otto film (più uno) da lui finora realizzati, pensando di arrivare a 10, limite che ha posto come tetto massimo alla sua produzione. Otto film prodotti da Harvey Weinstein, perché la storia di Tarantino è legata a quella dell'uomo che ai tempi de Le iene si era entusiasmato per lui, appoggiandolo poi per anni con tutto il suo enorme potere.

Il documentario QT8, scritto e diretto da Tara Wood, autrice anche di un documentario simile su Richard Linklater, di questo racconta, dell'irresistibile ascesa di un personaggio unico, un "savant" che, come è nella leggenda che lo circonda, dagli scaffali di un negozio di noleggio video, dal divano di casa sua dove questi film se li divorava in compagnia di amici fidati e fanatici quanto lui, ha costruito una carriera che lo ha fatto entrare nella storia del cinema, rivoluzionando i generi, riscrivendoli e influenzando tantissimi emuli.

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Le iene, un cast irripetibile.

Sulla base di una cultura sterminata dei generi di cinema da lui prediletti, dal 1987 inizia a scrivere delle sceneggiature, che diventeranno film con altri registi solo anni più tardi: True Romance (Una vita al massimo), poi Natural Born Killer e Dal tramonto all'alba (dove comincia il suo rapporto con Robert Rodriguez, altro self made man assoluto). Quando arriva la prima regia, gli viene concessa dalla produzione perché si tratta di un film a budget bassissimo, Reservoir Dogs ovviamente, Le iene, anno di grazia 1992, seguito da Pulp Fiction, Palma d'oro a Cannes e Oscar per la sceneggiatura nel '95.

QT8 passa poi a raccontare la seconda parte della carriera, gli anni dal '97 al 2007, con i grandi personaggi femminili (Jackie Brown, Kill Bill, Grindhouse) e poi la parte conclusiva quella 2009/2015, con Bastardi senza gloria, Django Unchained e Hateful Eight. E l'ultimo film, C'era una volta a...Hollywood, unico prodotto da Sony e distribuito da Warner.

Questo percorso umano e artistico, tutte queste storie, quelle della vita vera e quelle dei suoi personaggi, ci vengono narrate attraverso il consueto mix fra scene dei film, immagini di repertorio, fotografie e anche divertenti parti in animazione che illustrano visivamente la narrazione verbale dei vari personaggi intervistati, dietro le quinte e sui set. Chiacchiere in libertà, insomma, e tanto materiale virtuosamente raccolto, che altrimenti sarebbe rimasto sparso negli archivi, nella rete. Una delizia per gli appassionati dei suoi film ma una vera gioia per qualunque amante del cinema.

Forse non tutto è nuovo, specie per il fan più accanito, ma il documentario resta assai godibile nella sfilata dei suoi interpreti più fidati, un bunch of friend che negli anni ha diviso con lui molti set, amandolo e stimandolo a dispetto di tutte le sue intemperanze, affezionato all'atmosfera elettrica delle sue produzioni, con le infinte ripetizioni di una scena già venuta bene, perché così "era più divertante". Alcuni gli devono proprio la carriera o un rilancio tardivo e per questo dichiarano gratitudine eterna. Vedi la bella stuntwoman Zoe Bell, controfigura delle Thurman, che Tarantino ha voluto fra le protagoniste di Grindhouse - A prova di morte. Vedremo Samuel L. Jackson, Kurt Russell, Tim Roth, Christoph Waltz ma anche i produttori Stacey Sher e Richard Gladstein, e l'amico e sceneggiatore Scott Spiegel.

Nella narrazione c'è posto per un omaggio a Sally Menke, suo alter ego, la montatrice fidata dai tempi delle Iene fino alla sua prematura morte nel 2010 per cause mai del tutto chiarite. E si nomina anche il direttore della fotografia Bob Richardson, altro collaboratore indispensabile. Dopo aver ripercorso la vicenda Weinstein (di cui si dice che era potentissimo e arrivava dovunque e quindi tutti lo temevano), con una parziale ammissione di colpa da parte di molti (tutti in fondo sapevano), si sottolinea l'immediata presa di distanza da parte di Tarantino, che non rinnega un rapporto artistico che però era diventato una vera amicizia, a posteriori davvero rischiosa.

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Cannes 1992, la gloria.

Trova spazio anche un'ironica polemica sulla fissazione per la correttezza politica imperante ai nostri giorni ma che già serpeggiava ai tempi di Django, accusato di abuso del termine nigger o nigga, tollerato se usato da un regista considerato "arty" come Steve McQueen in 12 anni schiavo, stigmatizzato se a farlo era il "commerciale" Tarantino, come diranno con sarcasmo Jamie Foxx e Samuel L. Jackson, prendendo anche in giro Spike Lee.

Ci piacerebbe sapere cosa ne pensa adesso Quentin, della situazione attuale, dei cinema chiusi e dei film a casa in streaming, lui che amava girare su pellicola in 70 mm e aveva un suo cinema dove proiettare copie perfette dei film più amati, da gustare con riti collettivi di folla, dei vari Quibi che rimpiccioliscono e frantumano una narrazione a misura di fermata d'autobus. Ma forse è meglio di no, temiamo che la risposta conterrebbe più parolacce dei suoi film.

QT8 si può vedere in streaming a pagamento sulla piattaforma Mio cinema, nata con l'intento di affiancare in futuro anche la proposta cinematografica nelle sale, quando un giorno, forse, chissà, riapriranno.

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