Un estraneo a bordo - recensione

Anche e soprattutto nello spazio profondo vale mors tua vita mea.

Quando si parla di mettersi a tavola, si usa dire che dove si sta in tre si sta anche in quattro. Ma questo ragionamento non vale per i viaggi nello spazio. Nella stazione spaziale che depositerà su Marte un equipaggio composta da tre addestratissimi membri, per due anni di esperimenti, viene ritrovato un quarto membro, un soggetto che per un incidente è rimasto dimenticato e bloccato a bordo dalla missione precedente. L'uomo viene soccorso con umanità ed efficienza e inizia un veloce corso di inserimento nel gruppetto.

Ma dopo pochissimo si evidenzia un problema enorme. Un organismo vivente in più non è tollerabile da un sistema calibrato al millimetro per i tre soggetti previsti, per ovvi problemi di cibo, aria, acque e perfino carburante. Come eliminare il problema, senza eliminare materialmente la sua origine? E la situazione peggiora, per una serie di azioni commesse per trovare un rimedio, quando la base dalla Terra si è ormai arresa e non sa che proporre soluzioni improponibili.

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Anna Kendrick un medico che le vite le vuole salvare.

I tre astronauti vanno diversamente in crisi. Sono tre persone civili, con una preparazione a livello altissimo. Toni Collette, attrice dalla lunga e varia carriera, è il Comandante della missione, anche lei devastata dalle conseguenze morali delle decisioni che dovrà prendere. Anna Kendrick è il medico di bordo, attrice portata alla notorietà dalla saga Twilight, anche se poi ha avuto qualche ruolo in film drammatici (End of Watch, Cake, The Voices, The Accountant), fa venire in mente commedie leggere come la serie Pitch Perfect, Mike & Dave o le serie tv Dummy e Love Life. Qui sobriamente interpreta un personaggio del comportamento decisivo. Daniel Dae Kim, noto per Lost e Hawaii Five 0, è il biologo di bordo, responsabile di un progetto su cui ha fondato la sua intera esistenza. Shamier Anderson è l'incomodo ospite. L'attore è una faccia nota visto in qualche film e molte serie tv.

Sono ben descritti, sempre sobriamente, i diversi rovelli morali che si sviluppano in base alle tre personalità ma anche alle diverse responsabilità e ai ruoli svolti nella missione. La storia è scritta e diretta da Joe Penna (la regia insieme a Ryan Morrison), già autore di Arctic, con Mads Mikkelsen, altra storia di emozioni controllatissime, di esseri umani che in circostanze estreme devono prendere decisioni che potrebbero essere estreme anche loro. Per un film di questo livello sono anche belle le scene nello spazio, con attenta ricostruzione dell'interno della stazione spaziale senza eccessi scenografici.

Un estraneo a bordo, in originale Towaway, è una storia edificante di eroismo, di valori morali, temi che oggi quasi fanno sbuffare, ma sul dilemma terribile che i protagonisti si trovano a dover affrontare si potrebbe ben fare una riflessione. Come ci comporteremmo noi? Il film propone un'assunzione delle proprie responsabilità coerente e coraggiosa, senza eccessi melodrammatici perché siamo fra gente altamente razionale e composta. Del resto, andiamo in giro per l'Universo in cerca di posti dove l'Umanità potrebbe vivere. Ma l'Umanità intesa come insieme di persone va preservata se priva dell'umanità, intesa come senso morale?

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