Biomutant - recensione

Il kung-fu ai tempi dell'Apocalisse.

The Legend of Zelda: Breath of the Wild ha modificato per sempre il modo di concepire gli action-RPG a mondo aperto. Il titolo di Nintendo ha fatto scuola e dalla sua uscita i tentativi di imitazione si sono moltiplicati, alcuni con ottimi risultati come nel caso di Immortals: Fenyx Rising, altri... molto meno.

Se la memoria non ci inganna, Biomutant venne presentato per la prima volta durante una GamesCom di qualche anno fa e fece subito sgranare gli occhi a giocatori e addetti ai lavori. Poi sparì totalmente dai radar e con il tempo le speranze di vedere quella meraviglia in forma giocabile si affievolirono sempre di più. La pressoché totale mancanza di comunicazione da parte di THQ Nordic si è interrotta qualche mese fa, con la pubblicazione di un lungo filmato di gameplay che mostrava sì un comparto tecnico meno pompato, ma potenzialità comunque interessanti.

Altre settimane sono passate e finalmente abbiamo messo le mani sul gioco, ci siamo avvicinati a esso con le dovute cautele, timorosi che le aspettative accumulate in questi mesi potessero venire deluse. Abbiamo passato un bel po' di tempo insieme al proto-roditore creato dai ragazzi di Experiment 101, ennesimo eroe dell'ennesima era post-atomica digitale. Lo abbiamo creato e cresciuto come preferivamo, coccolato e gli abbiamo insegnato a cavarsela anche in situazioni critiche, ma alla fine la sua epopea si è dimostrata molto meno interessante di quanto speravamo. Vediamo perché.

Biomutant è un gioco open world che ambiva a racchiudere in sé le caratteristiche dei migliori action-RPG in circolazione. Ciò che questo genere ci insegna è che se la storia di fondo e il gameplay non sono ben amalgamati, ma soprattutto se il design generale non ha un focus ben preciso, il prodotto finale rischia di essere un piatto insipido. Magari abbondante ma senza sapore. Il problema del gioco pubblicato da THQ Nordic è proprio questo: mette tanta carne al fuoco, prendendo in prestito pezzi di altri celebri giochi, ma non fa nulla per cuocerli e soprattutto condirli a dovere.

Per buona parte del gioco abbiamo passato in rassegna nella nostra testa le possibili fonti d'ispirazione e ce ne sono venute in mente davvero tante, incluse le serie Batman Arkham e Devil May Cry, che hanno influenzato differenti aspetti del sistema di combattimento rendendolo piacevolmente dinamico. Il piccoletto infatti ci sa fare sia con le armi bianche, sia con quelle da fuoco, e voi potrete alternarle nel corso degli scontri alle tecniche di Wung-fu, per dare vita a divertenti combo.

Non solo, in base alla classe che avrete scelto e alle mutazioni a cui andrete incontro, potrete anche disporre di poteri psionici, che poi alla fine non sono altro che magie. Con il tempo potenzierete il vostro arsenale e amplierete le vostre conoscenze, allargando di conseguenza il range di possibili tecniche di attacco. Divertenti e discretamente scenografici, nonostante alcuni problemini con le inquadrature e con il sistema di lock-on, ma il problema maggiore è che gli scontri in Biomutant non hanno "peso". Colpire un nemico con uno spadone, con un fulmine globulare o crivellarlo di colpi, non produce quel feedback che ci si aspetterebbe. Il sistema di combattimento rimane comunque l'elemento migliore dell'intera produzione, capace di divertire maggiormente il giocatore in mezzo ad un mare di derivatività.

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L'editor iniziale è davvero ottimo. Permette di determinare le statistiche e la razza del protagonista, per poi passare a classe e abilità.

Andando avanti saranno molti altri i titoli del passato più o meno recente che vi verranno in mente. Non citiamo neanche la banalità del discorso pseudo-ecologista sull'Albero della Vita dal quale dipende il destino del mondo, perché sarebbe troppo facile. Possiamo invece posare l'occhio sul design generale dei personaggi e dei nemici, che in base alla zona della mappa che esplorerete assomiglieranno alle bestie meccaniche di Ratchet & Clank o alle creature antropomorfe che hanno reso celebri gli Oddworld Inhabitants... avete presente Stranger's Wrath? Questi sono alcuni esempi di quello che dicevamo poco fa: il carattere di Biomutant è totalmente disomogeneo e, di conseguenza, non lascia più di tanto il segno.

Lo stesso open-world in cui vi muoverete presenta sì alcuni scenari decisamente piacevoli da vedere, e in alcuni casi un apprezzabile livello di dettaglio, ma è fin troppo vasto per la quantità e varietà di attività che propone. Le aree segrete non mancano ma quasi sempre trovarle significa venire in possesso di nuovo loot o di qualche collezionabile. È molto raro imbattersi in missioni secondarie degne di nota e il risultato è che ben presto ci si stanca di andare in giro alla ricerca di sorprese. Un vero peccato, anche perché il team di sviluppo si è dato un bel da fare per ideare un bel po' di mezzi di locomozione utili ad esplorare ogni angolo della mappa.

Il mission design è dunque uno degli elementi su cui gli sviluppatori dovrebbero lavorare maggiormente in vista di un ipotetico sequel, anche per dare una maggiore valenza a dinamiche di gioco potenzialmente interessanti come il crafting (profondo e tutto sommato divertente, ma fine a sé stesso vista la difficoltà bassa del gioco) e le scelte morali, che in Biomutant fin da subito acquisiscono una valenza quasi impalpabile visto che le conseguenze possono essere modificate anche radicalmente più e più volte. Fortunatamente, almeno sul fronte della longevità il team di sviluppo non ha voluto esagerare. Biomutant si può tranquillamente portare a termine in meno di 20 ore e questo contribuisce a rendere meno pesanti i difetti sopra citati.

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La localizzazione italiana che oscilla tra il favolistico e il grottescosi adatta male al tono post-apocalittico del gioco... e la voce fuori campo è a dir poco irritante.

Abbiamo giocato Biomutant in retrocompatibilità su PS5. Sulla console di Sony il gioco gira ad una risoluzione 4K "upscalata" dai 1080p nativi, con un frame rate discretamente stabile a 60 fps. Siamo quindi di fronte a un gioco old-gen adattato alla nuova piattaforma, dalla quale però non trae particolari benefici in termini di velocità nei caricamenti, resa grafica e feature legate al DualSense. Segnaliamo però che nel corso del test abbiamo purtroppo riscontrato una serie di glitch grafici che con tutta probabilità verranno corretti a breve con apposite patch.

La sensazione che Biomutant lascia alla fine è di essere un gioco già vecchio, un action-GDR appartenente ad un epoca passata che non ha i numeri per competere con l'agguerrita concorrenza di questi ultimi anni. Probabilmente sarebbe bastato ridurre la portata dell'intero progetto per salvarlo e renderlo maggiormente appetibile, renderlo più piccolo e focalizzato sulle poche meccaniche che funzionano, che alla fine sono quelle di combattimento.

Il già citato Ratchet & Clank o il vecchio Jak and Daxter (tanto per rimanere in tema di esseri antropomorfi) potevano essere i modelli giusti da prendere come esempio, ma magari sarà per la prossima volta. Se mai ci sarà.

6 /10

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Riguardo l'autore

Daniele Cucchiarelli

Daniele Cucchiarelli

Redattore

Lavora nel giornalismo videoludico da oltre 11 anni. Anche se tutti quelli che lo conoscono gli hanno consigliato di "trovarsi un lavoro serio", resta sempre fedele al suo primo amore.

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