WoW: The Burning Crusade Classic e la persistenza della memoria

Ritorna una delle espansioni più amate. E con essa le emozioni di un tempo.

Ogni giocatore di World of Warcraft ha memorie, emozioni ed eventi che hanno lasciato un segno indelebile. Il primo dungeon, la prima cavalcatura, il primo oggetto epico o la sconfitta di un boss incredibilmente potente. Gioielli preziosi in una corona che ognuno indossa con orgoglio, vantandosi, a ragione, con un "io c'ero".

Quando Blizzard rilanciò nell'estate del 2019 i server per giocare alla versione Classic, il successo cavalcò l'onda della nostalgia. Per molti fu un ritorno alle origini, per altri fu la scoperta di un gioco che ha visto parecchie primavere ed evoluzioni (e a volte involuzioni).

Server pieni, un'euforia che era palpabile e la popolarità di WoW riportata a galla con i giocatori ad osannare una scelta completamente azzeccata da parte di Blizzard, nonostante la famosa frase di J. A. Brack di qualche Blizzcon fa: "pensate di volerlo ma non è vero".

I picchi di utenza e le sottoscrizioni mensili hanno reso inevitabile la scelta da parte di Blizzard di proseguire in questa epopea del revival, riportando alla luce forse una delle espansioni più amate e iconiche (al pari di Wrath of the Lich King) per ambientazioni, raid e nemici leggendari: The Burning Crusade.

Quando cominciai a giocare a World of Warcraft, TBC era già uscito da qualche mese e per me sembrò un traguardo da raggiungere assai lontano nel tempo, visto un sistema di progressione non certamente veloce e una mancanza di esperienza da parte mia nell'ottimizzare tale processo.

In altre parole me la presi con comodo facendo ogni quest possibile, esplorando Azeroth in ogni angolo, come un bambino che visita Disneyland per la prima volta, vivendo una vita virtuale in un mondo che mi ha sempre affascinato per le sue storie e i suoi personaggi.

Imprese di guerrieri valorosi che venivano narrate sui forum, avventure in un mondo alieno ed ostile ricco di misteri e di minacce. Quando finalmente toccò a me attraversare quella soglia di energia verde demoniaca ed esplorare un mondo contorto e devastato, per porre fine ad una minaccia pronta a spazzare via la vita su Azeroth, fu emozionante, un nuovo viaggio e una nuova avventura.

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Il momento emozionante dell'apertura del Dark Portal. Per tutti i veterani è stato un momento indimenticabile.

Il cambio di panorama, da uno scenario prettamente fantasy a uno con influenze cosmiche, con continenti fluttuanti nel vuoto, fu incredibile. E specialmente il nostro approdo nella Hellfire Peninsula aveva qualcosa di epico, con entrambe le fazioni, Orda e Alleanza, a combattere contro un'orda infernale che sembrava senza fine proprio sugli scalini del portale. E noi, con il nostro eroe, a dare la carica gettandoci a testa bassa contro il nemico, cercando di farci strada il più possibile all'interno di questa terra ostile, per stabilire un avamposto e da lì lanciare il nostro assalto.

Esperienze queste che ho potuto rivivere grazie all'uscita di The Burning Crusade Classic, aggiungendo l'ulteriore emozione di attraversare il portale per la prima volta all'apertura, circondato da centinaia di altri giocatori, tanti veterani ma anche tanti, tantissimi nuovi eroi.

Il mondo, al di là del portale, è ovviamente lo stesso, stampato a fuoco nella mia memoria, ma allo stesso tempo differente; lo osservo ora con occhi diversi, occhi che sanno ciò che si nasconde dietro ad ogni angolo, occhi che hanno perso forse quel senso di scoperta che mi aveva accompagnato anni prima.

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Il primo incontro con il Fel Reaver è qualcosa che non si dimentica facilmente. Se le foto avessero il sonoro!

Per molti certo questo non è il caso e ci sono davvero tanti giocatori nuovi e vecchi che hanno deciso di tornare più giovani e forse, ancora una volta, esploratori dell'ignoto, fermandosi di tanto in tanto a ricordare vicende avvenute anni prima proprio in quel posto o quel combattimento particolare: un viale dei ricordi che fa comunità e che accomuna tutti.

Per molti altri, invece, un'esperienza di questo tipo è solo un motivo in più per un'altra speed run, per dimostrare chissà quale abilità di saper livellare velocemente, senza godersi per un secondo ciò che il gioco può offrire.

Dopo meno di 24 ore, infatti, il primo gruppo di 5 persone ha raggiunto il level cap di 70, semplicemente ripetendo all'infinito lo stesso dungeon per ore, e dopo quasi 48 ore dal lancio, la stessa gilda di cui sopra, ha completato i primi 3 raid (Gruul's Lair, Maghteridon's Lair e Karazhan) senza troppa difficoltà.

Un'impresa questa che sarebbe stata impossibile nel 2007 per via della mancanza dei tool di cui abbiamo a disposizione oggigiorno in WoW; una guida in-game che ci descrive ogni boss e le loro abilità, applicazioni che migliorano la qualità della vita con opzioni aggiuntive ed avvertimenti per ogni aspetto dei combattimenti, migliori software di comunicazione vocale e migliori connessioni internet, ma soprattutto, 14 anni di esperienza sul gioco.

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L'albero dei talenti, una feature che è stata rimossa col tempo ma che in molti ancora richiedono a gran voce.

Il che ci porta davvero a pensare se WoW fosse difficile allora, o se eravamo noi a non essere bravi abbastanza, ma questo sentimento si era insinuato nelle nostre menti già con l'uscita di Classic, quando Molten Core (un raid composto da 40 persone di livello 60) fu completato a meno di una settimana dal lancio, e con un party composto solo da poco più della metà dei giocatori a livello massimo.

Siamo sicuramente cambiati noi come giocatori; siamo diventati più veloci ad adattarci all'ignoto, a un combattimento che non conosciamo, abbiamo imparato metodi di progressioni che ottimizzano il nostro tempo online, abbiamo sviluppato qualità da leader per dirigere una moltitudine di giocatori di etnie e linguaggi diversi.

E mi rattrista pensare come molti di noi abbiano perso quel senso del meraviglioso, della scoperta, e di come tutto si sia ridotto a una corsa, una gara. Ma, allo stesso tempo, gioisco per tutti coloro che si affacciano per la prima volta in questo mondo ignoto, ed esplorano per la prima volta queste terre così aliene, imparando a conoscere uno dei personaggi forse più amati dell'intero lore del gioco.

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L'opera hall di Karazhan, uno dei raid più intensi ed atmosferici dell'intero gioco, secondo solo forse dopo Ulduar.

Burning Crusade Classic sarà sicuramente un successo per i mesi a venire, e certamente darà un po' di respiro anche a chi gioca principalmente la versione retail di WoW (Shadowlands), vista l'attesa interminabile per la nuova patch che porterà nuovi contenuti e attività da svolgere.

Certo, la monetizzazione aggressiva di TBC: Classic ha macchiato forse l'esperienza per i veterani, ma siamo convinti che verrà dimenticata a breve, lasciando spazio ad ore di gioco con amici, e sessioni interminabili all'interno di Karazhan.

E per una volta, mio caro Illidan Stormrage, noi siamo pronti!

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Riguardo l'autore

Alberto Naso

Alberto Naso

Redattore

Appassionato di videogiochi fin dall'infanzia, non sembra voler smettere da adulto. Streaming, articoli e la gestione di un negozio di giochi riempiono le sue giornate, col desiderio di giocare sempre un'altra partita. Potreste incontrarlo molto probabilmente nelle vaste terre di Azeroth.

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