Guilty Gear Strive - recensione

Arc System Works colpisce ancora.

L'arte del combattimento può essere interpretata come metafora della vita stessa: spesso basta un solo colpo ben assestato per portare a casa la vittoria ed essere illuminati dalle luci della ribalta. Ed è un po' quello che è successo negli ultimi tempi ad Arc System Works, lo studio di sviluppo nipponico che, in oltre trent'anni di carriera, si è specializzato nella creazione fighting game profondi, calibrati al millimetro, ideati per un pubblico estremamente esigente e competitivo.

La strenua volontà di perseguire il tecnicismo più sopraffino, tuttavia, ha inevitabilmente innalzato una ripida barriera di ingresso nelle loro opere relegandole ad una ristretta nicchia di appassionati dotati del tempo, dell'abilità e della voglia necessari per padroneggiare sistemi di lotta così tanto complessi. E poi, all'improvviso, arriva quel colpo decisivo di cui vi parlavamo in apertura, un titolo capace di attirare i riflettori di un pubblico decisamente più ampio grazie anche all'innegabile potenza del marchio stampato in copertina: Dragon Ball FighterZ.

A differenza di tutte le incarnazioni passate delle avventure di Goku e compagni, FighterZ si presentava come un picchiaduro a incontri piuttosto tecnico e stratificato seppur dotato di una serie di automatismi che lo rendevano parecchio più accessibile rispetto alla media delle produzioni di Arc System Works ma comunque incredibilmente difficile da padroneggiare ai livelli più alti.

Il team giapponese, dunque, aveva trovato una formula riuscitissima che avrebbe permesso a chiunque di lanciarsi sui campi di battaglia ma a pochi di primeggiare nei furiosi scontri online con giocatori provenienti da tutto il mondo.

Una volta raccolto il consenso unanime di critica e pubblico e registrato un successo planetario da oltre sei milioni di copie vendute (il più grande dato della storia di ArcSys), è arrivato il momento di tentare di replicare quella filosofia vincente anche con il brand più amato tra i fan dello studio, quello che fin dal lontano 1998 ha saputo ritagliarsi un posto di rilievo nel cuore della community dei fighting game: Guilty Gear.

Guilty Gear rappresenta l'anima e lo spirito di Arc System Works, una serie dotata di un gameplay solidissimo e di contenuti talmente fuori dagli schemi da risultare irresistibile per gli appassionati dei giochi di lotta.

La storia della saga, per chi non lo sapesse, parte in un ipotetico 1999 in cui l'umanità ha scoperto una fonte di energia inesauribile che ha rapidamente associato al concetto di 'magia'. L'esistenza di una tale risorsa ha istantaneamente reso obsoleta tutta la tecnologia e i progressi scientifici dell'uomo, pertanto i governi di tutto il mondo hanno deciso all'unanimità di mettere al bando le industrie per abbattere l'inquinamento globale. Inizia quella che viene considerata come l'Età della Magia, un'era di assoluto splendore per l'intera razza umana.

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Dopo il successo di Dragon Ball FighterZ, Arc System Works torna all'opera sulla serie che l'ha resa celebre.

Purtroppo però, la pace è destinata a durare poco: un personaggio noto come 'Quell'Uomo' inizia a condurre esperimenti illegali per fondere il DNA umano con la magia in modo da creare una nuova razza chiamata 'Gears', persone dalle capacità sovrannaturali che avrebbero dovuto rappresentare il prossimo passo nell'evoluzione della specie.

Ben presto i Gears si ribellano all'umanità gettando l'intero pianeta in una guerra di oltre cento anni: le Crociate. Nel futuro, dopo aver sigillato il Gear Justice, sconfitto il terribile Universal Will e posto fine alle Crociate che stavano devastando il mondo, il pianeta Terra si sta godendo un momento di relativa quiete. Durante un congresso delle Nazioni Unite, tuttavia, Quell'Uomo fa nuovamente la sua comparsa ma, questa volta, dice di volersi arrendere agli Stati Uniti d'America per un motivo non meglio precisato. Quali saranno le sue reali intenzioni? Come reagirà Sol Badguy (il protagonista della serie) alla ricomparsa dell'uomo che ha causato tutta quella devastazione?

La trama di Guilty Gear: Strive, il quarto capitolo canonico della serie, parte proprio da queste domande e si sviluppa tramite uno story mode che assume le sembianze di un vero e proprio anime, realizzato interamente col motore grafico del gioco. La storia, infatti, viene narrata per mezzo di lunghe cutscene non interattive suddivise in episodi, proprio come se si trattasse di una tipica serie animata giapponese, graziata da una realizzazione tecnica di eccellente fattura.

Se da una parte dispiace di non poter prendere attivamente parte agli eventi come accadeva, ad esempio, nella campagna degli ultimi Mortal Kombat, dall'altra la magnificenza della direzione artistica del maestro Daisuke Ishiwatari e un intreccio narrativo pieno di colpi di scena rendono la storia di Guilty Gear: Strive una vera gioia sia per gli occhi che per l'intelletto.

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La storia del gioco viene narrata attraverso lunghe cutscene non interattive, quasi come se fosse un vero e proprio anime shonen.

E se è il primo titolo della serie a cui vi approcciate non avete nulla di cui preoccuparvi: Arc System Works ha ben pensato di includere un'intera enciclopedia sulla ricchissima lore della saga con tanto di glossario e timeline che permettono di avere un quadro preciso degli eventi che hanno condotto fino a questo momento. Davvero un ottimo lavoro sotto questo aspetto, ulteriore riprova di quanto gli sviluppatori volessero rendere inclusivo e accessibile questo quarto capitolo di Guilty Gear.

Sotto il profilo del gameplay, invece, Strive è stato costruito sulle già solide basi del precedente episodio ma alcune meccaniche sono state alleggerite per rendere il gioco più adatto ad un pubblico più vasto. Con questo non vogliamo dire che il nuovo Guilty Gear abbia rinunciato al suo consueto tecnicismo, anzi, vogliamo solo reiterare quanto Ishiwatari e il suo team abbiano lavorato duramente per consegnare ai giocatori un prodotto valido sia per i neofiti che per i veterani più incalliti.

In sede di prova del gioco avevamo espresso la nostra perplessità sul tutorial di Guilty Gear: Strive, evidentemente troppo approssimativo e striminzito rispetto all'enorme quantità di manovre che è possibile eseguire in battaglia. Fortunatamente, la versione completa del gioco include una modalità denominata 'Missioni' che consente di apprendere ogni sfaccettatura del complesso sistema di combattimento grazie ad oltre cento lezioni chiare e intuitive che possono aiutare le nuove leve a comprendere le basi del gioco ma anche i combattenti più rodati a rinfrescarsi la memoria.

Il risultato è una struttura ludica adamantina, profonda e galvanizzante come poche altre attualmente presenti sul mercato. Sul controller troviamo due tasti collegati ai pugni e ai calci (rispettivamente utili per assestare colpi rapidi o per creare spazio tra i lottatori) più altri due assegnati agli Slash, gli attacchi più potenti in dotazione ai personaggi che consentono di infliggere danni piuttosto ingenti.

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L'agente segreto Giovanna è una delle nuove aggiunte all'universo di Guilty Gear.

Ciò che salta subito all'occhio è che Strive sacrifichi le lunghe catene di combo viste in titoli concorrenti come il mai troppo lodato Killer Instinct o lo stesso Dragon Ball FighterZ per proporre una contesa più ragionata ma ugualmente appagante. C'è anche un tasto speciale dedicato alla meccanica Dust che, usato in combinazione coi pulsanti direzionali, consente di eseguire le prese, un'utile spazzata per mandare al tappeto l'avversario oppure un launcher verticale che dà inizio ad una spettacolare sequenza di colpi.

In aggiunta a questo, ovviamente, tornano anche altre tre tecniche tradizionali di Guilty Gear che sarà necessario apprendere per poter competere ai livelli più alti: la Faultless Defense, lo Psych-Burst e il temutissimo Roman Cancel. La prima è una mossa difensiva che permette di sacrificare una porzione della barra Tension (quella usata per eseguire le mosse speciali) per creare uno scudo attorno al nostro personaggio in modo da proteggerlo dai più violenti attacchi nemici; lo Psych-Burst, invece, è una mossa esplosiva che può essere usata per guadagnare terreno rispetto all'avversario.

E poi c'è il Roman Cancel, una delle tecniche più complesse e difficili da padroneggiare della storia dei picchiaduro. Si tratta di una meccanica unica di Guilty Gear che consiste nella cancellazione delle animazioni sia in fase offensiva che in quella difensiva per cogliere di sorpresa gli avversari e impostare una nuova strategia d'attacco. Ovviamente è di vitale importanza calcolare correttamente il tempismo del Roman Cancel (disponibile in quattro versioni differenti a seconda del tipo di situazione) per evitare di spendere risorse preziose senza sortire reali effetti nell'economia della contesa.

Ottima anche l'introduzione del Wall-Break, una speciale animazione che si attiva quando si mettono a segno diversi colpi su un avversario all'angolo e che si traduce in una rottura della parete ed in un reset delle posizioni dei due contendenti. Ciò è dovuto alla chiara volontà di Arc System Works di evitare situazioni già viste nei precedenti episodi della saga in cui un giocatore più esperto poteva esercitare una pressione eccessiva sul malcapitato di turno impedendogli di reagire.

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Il sistema di combattimento è accessibile ma comunque profondo e stratificato.

Insomma, si tratta di un sistema di combattimento calibrato alla perfezione, un'autentica gioia per il pubblico più hardcore ma anche un ottimo punto di ingresso per i neofiti. Arc System Works ha fatto centro ancora una volta.

Per quanto riguarda il roster, Guilty Gear: Strive può vantare una selezione di quindici personaggi tutti estremamente diversificati tra loro che garantiscono un'incredibile varietà di stili di combattimento e manovre offensive. C'è il potente Sol Badguy con le sue mosse di fuoco, il rapido spadaccino Ky Kiske, l'enorme brawler Potemkin ma anche le nuove proposte come l'agente segreto Giovanna con il suo spirito Lupo o il samurai vampiro Nagoriyuki dotato di una meccanica peculiare legata al sangue.

Sebbene si tratti di un numero di combattenti alquanto esiguo rispetto alla media, l'opera di caratterizzazione minuziosa condotta da Arc System Works rende ciascun lottatore unico a suo modo e più adatto in determinate situazioni: occorreranno diverse ore di gameplay per padroneggiare le loro mosse e capire quale di essi sia più adatto al nostro stile di gioco.

Ottimo anche il lavoro per il multiplayer online con l'introduzione del Rollback Netcode, una tecnologia che potrebbe delineare un netto punto di svolta per i giochi di lotta a incontri tramite internet. Quest'ultimo è un algoritmo che tenta di prevedere in tempo reale i movimenti dei giocatori in modo da limare i fenomeni di lag che da sempre rappresentano un vero e proprio incubo per questo tipo di giochi. Solo il tempo potrà dirci se la scommessa di Arc System Works sarà stata vincente ma, per il momento, possiamo affermare con assoluta certezza che il Rollback Netcode ci ha permesso di giocare senza problemi anche contro giocatori provenienti dall'altra parte del globo anche su una connessione non eccellente.

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Il roster di personaggi conta 15 combattenti, tutti caratterizzati nei minimi dettagli.

Infine resta da trattare il comparto tecnico, la vera punta di diamante dell'ultima fatica di Arc System Works. Il sempreverde Unreal Engine è stato utilizzato per dare vita ad un mondo di gioco vivo e vibrante fatto di modelli poligonali in cel-ceding che si danno battaglia su sfondi animati in 3D con un frame-rate granitico a 60fps. La palette cromatica dai toni pastello adottata per i costumi dei personaggi e per i fondali rende ancora più efficace l'aspetto da anime shonen che è stato conferito alla produzione mentre le animazioni sono tra le più belle che si siano viste in tempi recenti in un fighting game.

Menzione d'onore per l'epica soundtrack heavy metal curata personalmente da Daisuke Ishiwatari che include alcuni brani come la splendida 'Smell of the Game' che vi ritroverete a canticchiare di frequente dopo aver provato il gioco.

In conclusione, se siete amanti dei picchiaduro a incontri, non potete farvi sfuggire Guilty Gear: Strive. Il quarto capitolo della serie di Arc System Works, oltre ad essere bellissimo da vedere in movimento, è semplicemente uno dei migliori fighting game dell'ultimo decennio grazie ad un sistema di combattimento accessibile ma allo stesso tempo incredibilmente stratificato.

L'attesa è stata ampiamente ripagata.

9 /10

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Riguardo l'autore

Riccardo Cantù

Riccardo Cantù

Redattore

Nato nel 1993, Riccardo ha coltivato, negli anni, una passione smodata per tutto ciò che è entertainment. Videogiochi, cinema, fumetti, musica e letteratura sono il suo pane quotidiano e ama le lunghe discussioni riguardanti queste tematiche.

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