Loki: ma è davvero cattivo o lo hanno solo disegnato così?

Disney prosegue con le serie dedicate agli Avengers.

Anche i non particolarmente appassionati del genere dei supereroi, avevano salutato con gioia l'entrata in scena di un personaggio come Loki, l'infido fratello di Thor, folgorante apparizione nel film del 2011 e comparso poi in altri sei episodi.

In essi è passato dal cercare di impossessarsi del trono, sterminare l'umanità, vendicare la morte dell'amatissima matrigna, ingannando tutto e tutti, diventando con il suo comportamento uno di quei "cattivi" che piacciono più dei buoni.

Se in Infinity War finiva ucciso da Thanos, lo avevamo ritrovato in Endgame, in cui da prigioniero quale era riusciva a dileguarsi rubando al volo il Tesseract, nella colluttazione causata dal tentativo di recuperarlo da parte di Iron Man, Ant Man e Hulk, tornati indietro nel tempo per annullare il fatale Blip.

Si era così creata una nuova linea temporale, come spiegava l'Antico (Tilda Swinton) in Endgame. Da quel preciso momento prende il via la nuova serie, in cui vediamo Loki che da NY si materializza dall'altra parte del mondo, catturato dalla TVA (Time Variance Authority), "agenzia" responsabile della salvaguardia della Sacra Linea Temporale, creata dai Custodi del Tempo.

Messo alle strette da Mobius, un impiegato dell'agenzia, che garbatamente lo costringe a una seduta quasi psicanalitica, dovrà presto rivedere molte delle sue certezze. Il padrone di sé stesso, artefice del proprio destino e mai pedina di altri poteri, potrebbe prendere atto di ricoprire un ruolo complementare in un gioco più grande di lui (bel discorso sul quale ci sarebbe da riflettere, adattandolo alle nostre vite: esistiamo per noi stessi o per provocare conseguenze nelle vite di altri?).

Quindi per il grande narcisista non resta che mettersi al lavoro, al fianco di Mobius, affrontando un percorso inatteso, messo a contrastare altri violatori del tempo che in epoche diverse stanno provocando gravi anomalie.

Da nominare agli Oscar come Miglior Scelta di casting vorremmo colui che ha scelto Tom Hiddleston per questo ruolo, un attore che ha una sua foltissima schiera di appassionati ma che, al di fuori degli Avengers, interpreta film che mai gli avrebbero dato tanta notorietà, per quanto sia stato protagonista anche di un blockbuster come Kong: Skull Island, e abbia partecipato a film d'autore come Midnight in Paris di Woody Allen o Solo gli amanti sopravvivono di Jim Jarmusch (e non dimentichiamo la serie tv di successo The Night Manager).

L'attore dai biondi riccioli era allora poco noto ma con il look del personaggio aveva acquistato maggiore fascino, attirando su di sé molta attenzione. Un'attenzione tale da fare di Loki per molti uno dei personaggi preferiti degli Avengers.

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Una divinità mai paga di auto-affermazione.

Logica quindi la sua ripresa come protagonista di uno spin-off tutto suo, nel filone in cui abbiamo già visto Wandavision e The Falcon and the Winter Soldier. E diverte vederlo alle prese con la TVA, in balia di uno spersonalizzante universo super-burocratico, dove viene insopportabilmente trattato come l'ultimo dei mortali.

Ma Loki proprio non ce la fa a smettere di essere quello che sappiamo essere, arrogante, supponente strafottente, e nel primo episodio questo provoca diverse risate. Al suo fianco troviamo il gentile Owen Wilson, un analista della TVA che lo apprezza e cerca di farlo ragionare (il suo aspetto da anonimo burocrate si dice sia ispirato a Mark Gruenwald, uno dei massimi esperti dell'Universo Marvel).

La sua collega, il severo Giudice Renslayer, è interpretata da Gugu Mbatha-Raw, mentre la maestosa Wunmi Misaku (Lovecraft Country, Luther, Fearless) si cala nell'armatura dell'intransigente cacciatrice di "varianti". Kate Herron dirige tutti gli episodi, ideati da Michael Waldron (Rick and Morty), sotto la supervisione dell'onnipresente Kevin Feige.

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Una nuova strana coppia: il dio e il burocrate

Spassosa poi la raffigurazione dell'Agenzia di controllo, un luogo senza tempo dalla tecnologia super-sviluppata ma con ambienti e oggetti dal design antiquato, un mix fra un vecchio ente statale dell'Est Europa e Brazil di Terry Gilliam.

Loki appartiene alla categoria secolare del "simpatico mascalzone", l'ingannatore, il manipolatore, l'anaffettivo, quello che proprio non riesce a tenere le dita fuori dal barattolo della marmellata (che per lui è il Tesseract e il potere che ne deriva), che mai si pente delle sue azioni, e se capita accetta la punizione come inevitabile in attesa di sottrarsi con un altro inganno.

Che però, arrivato sull'orlo della vera malvagità, non riesce ad andare fino in fondo. Loki infatti muta aspetto, muta intenzioni, crea illusioni. Ma dà allo spettatore una sola certezza: nel momento estremo non riesce mai a far soccombere l'amato/detestato fratellastro Thor, spesso sbeffeggiato per la sua eccessiva correttezza.

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I diversi look dei dipendenti dell'Agenzia che preserva le linee temporali

Loki gli è inferiore quanto a forza fisica, ma superiore grazie a una mente brillante affinata di una vita meno agevolata di quella dello statuario Thor. Per tutto ovviamente c'è una spiegazione. Loki è rimasto irrimediabilmente segnato dall'abbandono subìto quando era in fasce, con il rifiuto da parte dei suoi veri genitori, quindi psicanalizzando si potrebbe definirlo afflitto da un disturbo borderline della personalità, con un rifiuto a legarsi emotivamente con qualcuno, per evitare di finire nuovamente deluso. Meccanismo assai ben noto anche ai non divini.

Segnaliamo che su Disney+ si può guardare la miniserie Marvel Studios: Legends, composta da brevi episodi riassuntivi dedicati a ciascun personaggio, per fare un veloce ripasso utile ai meno addicted.

Vedremo ogni mercoledì se e come questo percorso porterà Loki a inserirsi nel proseguimento della saga. Come anche annunciato dai trailer, la serie sembra promettere assai bene.

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Giuliana Molteni

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