Tony Hawk's Pro Skater 1+2 (Switch) - recensione

Ancora un'altra acrobazia nei vecchi, giovani Anni '90.

Quando agli albori del nuovo millennio Neversoft costruì Pro Skater, sotto la spinta di Activision, nessuno poteva immaginare che un semplice gioco sullo skateboard avrebbe racchiuso lo spirito di un'epoca intera. Di sicuro non ci si aspettava che anche i più allergici alle lezioni di educazione fisica si sarebbero appassionati ai grind, agli ollie e ai kickflip. Tony Hawk, e il merito è anche del videogioco che porta il suo nome, è oggi il volto più conosciuto dello skating estremo. Sport incredibilmente tecnico, eppure libero come pochi.

Un po' per la sua vena arcade, un po' per la colonna sonora (dai Rage Against the Machine ai Ramones), la prima trilogia di Tony Hawk's Pro Skater è un puro distillato di Anni '90, adrenalina e divertimento per hardcore e skater occasionali. Vicarious Visions, nel riportare in vita i primi due capitoli dell'IP, ha ricreato perfettamente la magia di Neversoft e s'è spinta persino più in là, con chicche che vanno ben oltre il remake nostalgico. Pensiamo al livello Mall, per esempio, ricreato in una versione invecchiata di ben vent'anni.

Dopo la parentesi di giochi sviluppati da Robomodo (da Ride a Pro Skater 5), Tony Hawk's Pro Skater 1+2 è stato un gradito ritorno alle origini. Una lezione di level e game design direttamente dal passato prossimo. Pro Skater, per chi non lo sapesse, pone di fronte al giocatore delle arene aperte, ricche di ostacoli, rampe e ringhiere da sfruttare. Lo scopo è quello di puntare all'high score, trick dopo trick, e raccogliere oggetti a seguito di acrobazie improbabili. Il tutto entro due minuti, se non si sfreccia in modalità libera o nelle sfide multigiocatore.

Siamo lontani dalla simulazione fedele: in Pro Skater bisogna avere riflessi pronti ed eseguire lunghe combo di comandi intricati, mentre la tavola a quattro ruote vi porta ad alta velocità sui tetti di una scuola desolata o sopra le tubature di un vecchio magazzino. Per ricreare questo comparto ludico così dinamico, la versione Nintendo Switch ha l'arduo compito di trovare il giusto compromesso tra grafica e framerate. Una bella gatta da pelare; anzi, una ripida rampa da scalare.

L'edizione Switch decide di mantenere il gioco quanto più fluido possibile. Il calo dai 60 ai 30 FPS è purtroppo inevitabile, ma quanto meno si parla di un framerate stabile. Il sacrificio grafico è evidente: i personaggi sono più sfocati e meno definiti, proprio come accade nella versione Wii U di Legend of Zelda: Breath of the Wild. S'è persa parte della bellissima illuminazione della versione originale e l'antialiasing è stato depotenziato. Infine, nonostante la buona quantità di abiti, tatuaggi e tavole personalizzate, nei mercati in-game le texture caricano molto lentamente.

Fare degli acquisti o consultare gli obiettivi secondari è quindi particolarmente fastidioso, perché bisogna attendere qualche secondo per capire cosa si ha di fronte. Giocare in dock risolve in parte questi limiti e per fortuna, una volta all'interno di un livello, i caricamenti quasi scompaiono. Vedrete il vostro personaggio così come l'avete personalizzato e riavviare una sfida è questione di pochi istanti.

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Tony Hawk si esibisce nel magazzino, primo stage di Pro Skater. Un trick nel tempo.

Come sempre, a questa spiacevole situazione fa da contraltare la possibilità di giocare ovunque. La portabilità, selling point indiscutibile di Nintendo, qui ha un valore aggiunto perché permette, innanzitutto, di giocare in wireless locale, oltre alle sempre presenti modalità split-screen e online. Inoltre, si sposa bene con la modalità di editor skate park.

Così come da tradizione, dai tempi di Pro Skater 2, potrete infatti costruire la vostra arena e cimentarvi al suo interno in sfide di ogni genere. Se sulle altre console l'editor di mappe non era certo una modalità così fondamentale, su Switch è tutta da riscoprire. Incrementa la longevità di un titolo che, goduto per l'appunto durante un viaggio o altre occasioni particolari, potrebbe aver bisogno di un po' di imprevedibilità in più.

Pro Skater 1+2, rispetto agli originali, aggiunge al suo cast di professionisti più donne e minoranze, vi farà utilizzare un Tony Hawk non più giovanissimo, mostra nuove sfaccettature delle sue mappe classiche, rendendole per esempio notturne. Nonostante sia possibile selezionare il moveset dei giochi originali, propone come standard un gioco diverso, con Manual, Reverse e altre acrobazie apparse da Pro Skater 3 in poi.

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I modelli sono meno definiti, ma ciò non intacca l'ampiezza dei livelli e la fluidità di gioco.

La colonna sonora è come sempre incredibile, con così tanti brani sotto licenza da far invidia a un Guitar Hero. Permette di mescolare soundtrack e arene dei due capitoli, così che non c'è mai il rischio di annoiarsi o arenarsi in un livello troppo ostico. Ci spiace soltanto che dei brani aggiuntivi (circa trenta) nessuno derivi da Pro Skater 3, scelta che avrebbe potenziato ulteriormente la componente nostalgica di questo nuovo Tony Hawk's Pro Skater, che è un remake ma ha anche una propria, forte identità.

In conclusione, su Nintendo Switch ci sono rallentamenti fastidiosi nel caricamento delle texture e un framerate ridotto, benché stabile. Ciò non intacca in nessun modo la giocabilità, ma ci impedisce di dare il bollino Essenziale anche a questa versione. Confermiamo comunque l'ottimo voto e, nel caso in cui non aveste mai giocato un gioco di skateboard, potrebbe essere l'occasione giusta per tentare le vostre prime acrobazie.

Tony Hawk's Pro Skater è proprio come il Superman cantato dai Goldfinger, nella canzone più nota del repertorio musicale della saga: con questo remake potrà pure sentirsi vecchio, ma in fondo è tornato giovane. È vero che con gli anni è diventato un franchise sempre più retrò, per atmosfera e stile temporalmente più lontano dal pubblico odierno. Ma grazie a Vicarious Visions riesce a ricordare quel che è, ad appigliarsi a quel che è stato. E chissà che qualche ragazzino, convinto da uno spettacolare Lip su Halfpipe di Tony Hawk, non compri la sua prima tavola da skate.

8 /10

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Riguardo l'autore

Antonino Fiore

Antonino Fiore

Redattore

Classe 1993, in squadra dal 2018. Ha scoperto i videogiochi con i floppy dell’Amiga e da allora vive, sbalzato temporalmente, una generazione indietro. Dalle avventure grafiche agli horror, è un accanito retrogamer e un vorace escapista. Con gli anni ha realizzato d’essere, più che altro, un semplice Homo Ludens. Megaman e Suikoden sono i suoi punti deboli.

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