Black Widow - recensione

La Vedova Nera č letale o la disegnano cosė?

Chi era, che vita ha avuto, com'è diventata Black Widow la giovane Natasha Romanoff (per la precisione Natalia Alianovna Romanova), nata nel lontano 1964 dalla penna di Stan Lee, N. Korok e Don Heck (ma evolutasi su grande schermo in direzione molto diversa)?

Femme fatale schierata nel campo avverso, divenuta poi intrepida alleata degli Avengers, si era mostrata pronta ad ogni sacrificio in nome di quel senso di famiglia che le era sempre mancato. E non dubitavamo della sua "educazione siberiana", essendo ben noti i metodi usati per fare dei propri soldati degli impassibili assassini, da innescare premendo un bottone psicologico come si accende un macchinario senz'anima.

La ritroviamo dopo gli eventi di Age of Ultron e Civil War mentre si prende una "vacanza" obbligata dalla sua nuova famiglia in crisi (gli Avengers, divisi e ostili fra loro). Il prequel annunciato si esaurisce nel veloce ma emozionante incipit, per poi proseguire lungo i titoli di testa che, sulle note dell'intrigante cover di Smell Like Teen Spirit rifatta da Violet Orlandi, ci portano ai nostri giorni, in cui Natasha va alla ricerca delle sue radici.

Ma molte sorprese la attendono e i ritorni non saranno esattamente prevedibili. La narrazione procede mescolando un po' le carte con il montaggio, passando da frenetiche sequenze d'azione, qualcuna più iperbolica da green screen, qualcuna a dimensione più umana, come il bell'inseguimento moto/auto per le strade di Budapest.

I corpo a corpo sono impostati per essere letali e sono quindi violentissimi, anche se spezzettati dal montaggio, come si usa oggi specialmente se a combattere ci sono attori ben allenati ma non proprio lottatori di professione. Ci sono poi parentesi più distese, con le solite punte da commedia per quanto riguarda la reunion famigliare, con le doverose spiegazioni e alcune sacrosante rese dei conti che riguardano la famigerata Stanza Rossa.

Scarlett Johansson si conferma un'ottima scelta per questo ruolo, qui alla sua ottava interpretazione del personaggio (nona considerando il cameo in Captain Marvel), con un cachet di livello maschile (si parla di 15 milioni di dollari). New Entry per Florence Pugh (la giovane e lanciata attrice può permettersi di versare l'anticipo per una casa più grande), che è la quasi sorella di Natasha, che ritroviamo anche nella scena alla fine dei titoli di coda, in cui compare a sorpresa un altro personaggio noto, che si riallaccia ad una serie tv vista di recente.

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La famosa mossa di Black Widow.

La figura paterna è interpretata da un simpaticamente corpulento David Harbour (Pan Am, The Newsroom, Stranger Things), uno di quegli attori che dalle serie tv hanno fatto il salto di qualità, dopo anni di carriera in ruoli minori su grande schermo. Rachel Weisz è una "mamma" non proprio tradizionale. Ray Winstone è il "cattivo", il super-malvagio manipolatore di eserciti di robot umani. Gli appassionati della serie Handmaid's Tale riconosceranno poi l'attore O. T. Fagbenle, che qui è un agente S.H.I.E.L.D, alleato di Natasha. Compare anche Olga Kurylenko.

Cosa si può dire di Black Widow, film introduttivo della fase 4 dell'MCU, che non sia quello pubblicato in tutte le sinossi ufficiali o mostrato nei trailer, per non svelare nulla della trama? Pochissimo, appunto.

Quindi riferiamo solamente le nostre impressioni. Non potendo dire di più sulla storia, pena il linciaggio, diremo cose tecniche. Che la storia, inizialmente commissionata alla brava Jac Schaeffer (autrice di Wanda Vision), è stata poi riscritta da Ned Benson (cui siamo debitori dei tre bei film La scomparsa di Eleanor Ribgy), con sceneggiatura di Eric Pearson, esperto di cose Marvel, autore di Agent Carter.

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Una nuova sorellanza…

A governare da regista la macchina miliardaria troviamo Cate Shortland, che arriva dalle serie TV. Onnipresente Kevin Feige, che figura come produttore esecutivo (che è sempre è una garanzia), così come la stessa Johansson. Tutta gente di rispetto, quindi, ma il risultato non ci ha rapiti, non ci ha emozionati.

Forse ancora presi dagli ultimi Avengers, che di spessore emotivo ne avevano davvero a paccate, ci aspettavamo qualcosa di simile. Sapevamo che sarebbe stato massicciamente presente il tema dei condizionamenti mentali cui siamo ormai abituati da Và e uccidi/The Manchurian Candidate e il vecchio Telefon in poi, metodi usata da KGB e CIA (ricordiamo la mini-serie Wormwood e la serie Treadstone, tratta dal personaggio di Jason Bourne) e da molti altri regimi e sette, per arrivare alla drammatica sorte toccata allo sventurato Bucky Barnes/ Winter Soldier.

Ma la ricerca della famiglia da parte di Natasha intrigava di più, lasciando spazio a qualche momento più coinvolgente (ci sono riusciti perfino con la killer psicopatica Villanelle nella serie TV Killing Eve), a uno scavo nell'anima più profondo da parte della protagonista, a qualche approfondimento in più (o almeno, a noi sarebbe interessato). E ripetiamo che le sequenze prima dei titoli di testa, con una situazione simil The Americans (serie TV) è davvero ben promettente.

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Solo dalle macerie si può ricostruire.

Black Widow però non riesce in questo aggancio emotivo, ammesso che volesse farlo, sciupando la riunione famigliare, che nell'incipit sembrava un momento molto inteso, con frequenti battute e siparietti che, pur simpatici, spezzano l'emozione.

Ci sembra insomma che Natasha fosse un personaggio abbastanza complesso da meritare qualcosa di più di un classico revenge/action, ovviamente spruzzato di girl power/metoo. Pur se il livello è il solito Disney/Marvel, quindi altissimo.

E invece stiamo trovando più interessanti e originali i trattamenti "laterali" di personaggi Marvel effettuati nelle serie TV che stiamo vedendo direttamente su Disney+...

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