Griftlands - recensione

Una partita a carte col destino.

Dopo essersi cimentati con i beat 'em up a scorrimento (Shank), gli action-stealth (Mark of the Ninja), gli strategici a turni (Invisible Inc.) e i survival a tinte horror (Don't Starve), i canadesi di Klei Entertainment imboccano una strada tutta nuova e a dir la verità non troppo battuta, quella dei card game con meccaniche roguelike.

L'ambizione è di ottenere gli stessi ottimi risultati dei giochi appena citati e confermarsi, quindi, come uno dei team di sviluppo più versatili del panorama indipendente.

Nonostante l'estrema particolarità delle meccaniche di gioco, Klei ha scelto comunque di non rinunciare alla componente narrativa e infatti Griftlands può vantare una trama discretamente articolata anche se non particolarmente originale. Il gioco è ambientato in un mondo che sembra nato dall'accoppiamento dimensionale tra il vecchio west e la fantascienza in stile Lucas. Il gameplay invece trae chiara ispirazione delle meccaniche deck-builder roguelike apprezzate nell'ottimo Slay The Spyre, seppure con qualche interessante bit di originalità.

I personaggi giocabili sono tre (anche se inizialmente solo uno sarà disponibile) e anche stavolta le sfide che affronterete verranno generate in modo procedurale. Stavolta però maneggerete mazzi di carte un po' particolari, due per la precisione, uno orientato alla diplomazia e l'altro al combattimento. L'assegnazione è come sempre casuale, ciò significa che la differenza tra trionfo e cocente sconfitta dipenderà unicamente dal vostro acume tattico e dal pizzico di intuito necessario per "vedere" le mosse dell'avversario. Ovviamente con il procedere del gioco i vostri mazzi andranno ampliati e accuratamente selezionati per non sbilanciare troppo le opzioni di attacco e difesa da una parte o dall'altra.

La cosa che differenzia Griftlands dalle sue fonti d'ispirazione consiste nella possibilità di portare a termine gli scontri anche in modi differenti dal solito, con le parole piuttosto che con la violenza digitale. Le partite "diplomatiche" sono nettamente più lente di quelle canoniche, meno brutali e più orientate alla strategia. Assomigliano più ad una partita a scacchi che ad una rissa, durante la quale dovrete imporre le vostre "argomentazioni" per smontare quelle dell'avversario. Purtroppo spiegare questa meccanica risulta nettamente più difficile del provarla sul campo, ma vi assicuriamo che funziona alla grande e si innesta nelle meccaniche più tradizionali in modo pressoché perfetto.

Le possibilità offerte sono molteplici e solo con il tempo imparerete a gestire il tutto con la dovuta perizia. Come spesso accade in questo tipo di giochi, con il passare dei match e del tempo scoprirete meglio le vostre attitudini e in un certo senso sarete voi a plasmare Griftlands alle vostre esigenze. Inizialmente potreste sentirvi un po' frastornati dalla quantità di opzioni che avrete sott'occhio scegliendo l'opzione diplomatica e la tentazione di passare alle battaglie più tradizionali sarà forte ma attenzione... percorrendo questa strada vi farete molti più nemici e aumenterete non poco il livello di difficoltà delle successive fasi di gioco.

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Al vostro fianco si alterneranno numerosi NPC, ma come nel vecchio west non saprete mai di chi potrete fidarvi.

Il consiglio che possiamo darvi è di sfruttare le prime ore per assimilare al meglio entrambe le meccaniche, per poi sfruttare quella più adatta in base all'esigenza. Possiamo assicurarvi che così facendo vi divertirete molto di più. La casualità del loot tra l'altro conferisce al tutto una costante di incertezza che funge da ulteriore stimolo, ma se proprio doveste trovarvi in difficoltà è presente tra le opzioni anche la possibilità di affrontare la campagna senza preoccuparsi troppo del gioco di carte. L'inserimento di una modalità del genere in un gioco di questo tipo fa capire forse più di tutto il resto quanto il comparto narrativo sia stato curato fin nei minimi dettagli.

Concludere le tre campagne dei protagonisti non vi porterà via un monte-ore troppo elevato, anche se molto dipenderà dalla vostra abilità, ma anche dopo essere arrivati ai titoli di coda Griftlands continuerà ad elargirvi cose da fare e da scoprire. Un livello di difficoltà più elevato vi metterà di fronte a sfide nettamente più ardue, con accesso a carte fino a quel momento inedite.

Sbloccherete anche una modalità tutta nuova, che toglierà di mezzo quasi tutta la componente narrativa per proiettarvi in un inferno di battaglie a suon di carte. A completare il pacchetto troverete anche sfide giornaliere e addirittura un Boss Rush Mode. Davvero niente male!

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Molte delle decisioni che prenderete si rifletteranno sullo svolgimento del gioco e soprattutto sulla costruzione dei vostri decks.

Abbiamo apprezzato molto lo stile grafico di Griftlands, volutamente poco raffinato per dare al gioco quel look "da frontiera" che gli calza a pennello. Il team di sviluppo ci sa fare con il pennello digitale ma ancora di più con la sceneggiatura. Per sostenere un gameplay "a doppio binario" come questo era necessaria una storia capace di avviluppare il giocatore per poi trascinarlo dentro e non lasciarlo più... e diamine se ci è riuscita! Ognuno dei tre personaggi ha un background semplicemente incredibile, se si pensa che non stiamo parlando di un vero e proprio RPG. Ben presto quasi vi dimenticherete che questo è un "gioco di carte" e inizierete ad implorare affinché Klei Entertainment decida di ampliare questo mondo verso nuove forme d'espressione.

8 /10

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Riguardo l'autore

Daniele Cucchiarelli

Daniele Cucchiarelli

Redattore

Lavora nel giornalismo videoludico da oltre 11 anni. Anche se tutti quelli che lo conoscono gli hanno consigliato di "trovarsi un lavoro serio", resta sempre fedele al suo primo amore.

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