The Legend of Zelda Breath of the Wild, in Giappone arrestato un hacker che vendeva salvataggi modificati

Sconfiggere Ganon con qualche aiuto non è permesso!

La polizia giapponese ha recentemente arrestato a Tokyo un ragazzo cinese di 27 anni, accusato di vendere salvataggi modificati per The Legend of Zelda: Breath of The Wild.

Questi salvataggi includevano, stando al rapporto della polizia, abilità potenziate e oggetti rari non recuperabili facilmente in gameplay normali.

Non solo Zelda, tuttavia: l'uomo era in possesso di diversi salvataggi hackerati per numerosi videogiochi e molti di essi sono stati venduti tramite aste online ad un prezzo medio di 3500 yen (circa 26 euro). In totale, il furbetto ha ammesso di aver guadagnato oltre 10 milioni di yen (più di 76.400 euro) in un anno e mezzo.

Secondo i giornali locali, l'hacker si troverebbe in violazione delle leggi contro la concorrenza sleale vigenti in Giappone, le quali regolano anche casi in cui dati e informazioni protette dal segreto aziendale vengono diffuse o vendute illegalmente.

Considerando che stiamo parlando di salvataggi modificati, quindi manipolazione di software protetto da copyright, il nesso esiste. Inoltre, stiamo sempre parlando di Nintendo e di sicuro non è una compagnia che va tanto per il sottile quando si tratta di combattere gli hacker.

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In ogni caso, non si tratta del primo arresto legato alla vendita di salvataggi hackerati: lo scorso febbraio, le autorità giapponesi avevano fermato un 23enne impegnato nella vendita di Pokémon modificati per i giochi Pokémon Spada e Scudo. Un business che, in breve tempo, gli aveva fruttato più di un milione di yen.

Secondo voi è giusto che la vendita di certi file venga punita con l'arresto?

Fonte: Eurogamer

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