Heist: rapine incredibili - recensione

Rapine assurde e dove trovarle.

Chi non vorrebbe una rapida e facile ricchezza, evitando anni di sudato lavoro, di sacrifici vani, che avrebbero permesso a stento una sopravvivenza faticosa? Peccato che la ricchezza rapida, a parte eredità improvvise o vincite alla lotteria, passi quasi sempre per un fatto criminoso, che non è privo di inconvenienti di vario tipo. La serie tv Heist: rapine incredibili su Netflix, ci racconta tre casi, tre furti, il primo da 3 milioni di dollari, il secondo da 100 e il terzo di valore minore ma non precisato (circa un milione forse).

Casi non celeberrimi, che non sono assurti a particolare evidenza mediatica, che ci raccontano il percorso attraverso il quale personaggi diversi si sono trovati nell'occasione di partecipare a un'azione criminosa, senza stare troppo a soppesarne le conseguenze. Certo tutti pensavano di cavarsela e non hanno considerato fino in fondo quello che poteva andare storto. Perché tutte le tre storie finiscono con la punizione del colpevole del crimine.

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Un classico, il bagno fra i bigliettoni.

Si tratta di personaggi diversi, una ragazza irretita da un delinquente incallito, coinvolta nella rapina di un blindato a Las Vegas nel 1993, dopo essere stata assunta con grande leggerezza come autista, con contorno di superstizioni varie e condizionamenti ipnotici pure. Poi si passa ad un colpo all'aeroporto di Miami nel 2005, messo a segno da un gruppo di mezzi balordi, su ideazione di un ex profugo cubano, che in fondo voleva solo rastrellare abbastanza soldi da adottare un bambino (così almeno ha detto).

Il colpo e poi le strategie seguenti erano stati messi a punto con una professionalità acquisita con la visione delle tante serie tv poliziesche. Colpo da 7 milioni e passa di dollari (ma ce n'erano di più), custoditi senza la minima misura di sicurezza. Il terzo caso è il più bizzarro, si tratta del più grosso furto di Bourbon della storia, commesso nel 2013 nel Kentucky, si inizia con 200 bottiglie di Pappy Van Winkle, che misteriosi motivi di marketing avevano portato all'incredibile valore di 4000 dollari a bottiglia, per poi proseguire per anni con intere botti sottratte con l'aiuto di complici interni.

E tanti clienti felici, che ovviamente non hanno subito nessuna conseguenza. Ma se i colpevoli scelgono sempre male i loro complici, anche gli investigatori non ci fanno una gran figura perché riescono a risolvere i casi solo grazie alle loro imprudenze. Insomma, la vita non è un film e sicuramente non è Ocean's Eleven.

Produce la casa Dirty Robber, Oscar nel 2021 per il corto Due estranei diretto da Derek Doneen, che qui è regista dei primi due episodi. Ogni caso occupa due episodi, che ricostruiscono l'accaduto con materiale di finzione, grazie all'impiego di attori, con interviste con alcuni dei veri protagonisti (quando si sono prestati), poliziotti, famigliari, alcuni dei criminali proprio, e altro materiale di repertorio, video e foto.

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Soldi, soldi tanti soldi, chi ha tanti soldi vive come un pascià e a piedi caldi se ne sta (cit.)

Non sappiamo se l'intento fosse moralistico, ma in questi casi il delitto non paga, il diavolo si dimentica sempre di fare qualche coperchio. Vero è che i protagonisti non sembrano delle grandi cime (e nel secondo e nel terzo caso siamo anche in presenza di una quantità incredibile di personaggi assai sovrappeso). Sarebbe stato più interessante raccontare storie di colpi riusciti, con una ricostruzione plausibile dell'accaduto, fin dove fosse stato possibile arrivare a capire le meccaniche. Perché quando un colpo riesce e i responsabili si volatilizzano, è arduo ricostruire tutto il piano.

Non perché ci piaccia tifare sempre per i cattivi, ma con tutte le "rapine" che avvengono solo schiacciando i tasti di un computer, vedere gente che ci mette anima e corpo fa quasi tenerezza (va detto che in nessuna delle rapine raccontate ci sono state vittime). Inoltre i colletti bianchi raramente scontano pene severe e invece i nostri protagonisti sono stati castigati duramente.

Il successo di La casa di carta e degli infiniti film dedicati all'argomento, seri o faceti, sta a dimostrare che ogni tanto tifare per i cattivi ci piace, certo devono essere carismatici, scritti bene. E nella vita vera raramente succede.

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