Activision Blizzard tra molestie e discriminazioni: 'dobbiamo creare un sindacato con tutti gli sviluppatori'

Una lettera aperta al mondo videoludico di Jeff Strain di Undead Labs.

Jeff Strain, un ex-sviluppatore di Blizzard, co-fondatore di ArenaNet e fondatore di Undead Labs, ha recentemente scritto una lettera aperta all'industria videoludica, chiedendo agli sviluppatori di tutto il mondo di lottare per la formazione di un sindacato a protezione dei loro diritti.

Tutto questo, ovviamente, in risposta alle recenti turbolenze che stanno colpendo la società per cui lavorava: Activision-Blizzard è infatti nell'occhio del ciclone mediatico per la denuncia sporta dallo Stato della California, il quale accusa i creatori di Call of Duty per un clima di lavoro tossico, sessista e ricco di molestie ai danni delle impiegate.

Intitolata "It's Time", ovvero "È giunto il momento", la lettera di Strain racconta delle proprie esperienze presso Blizzard e di come le recenti accuse non costituiscono una sorpresa per lui, in quanto problematiche del genere erano percepibili anche ai suoi tempi.

"La faccenda Activision-Blizzard di questa settimana mi ha lasciato disgustato, ma non sorpreso. Mi sono unito a Blizzard come programmatore nel 1996 quando c'erano dozzine di dipendenti. Nel 1998, dopo un incontro catastrofico con uno dei fondatori, nonostante le nostre obiezioni ad avere parti di corpo femminili smembrate e impalate nella versione beta di Diablo, mia moglie ed io abbiamo iniziato a pianificare di lasciare Blizzard. Alla fine, mi sono unito ad alcuni colleghi che la pensavano allo stesso modo e mi sono allontanato mille miglia dalla sfera di influenza di Blizzard, per avviare uno studio indipendente.".

Strain prosegue:

"Il tempo trascorso a Blizzard ha lasciato un segno indelebile nella mia vita e nella mia carriera che continua ancora oggi. Ancora più importante, mi ha mostrato come le culture abusive possono propagarsi e auto-amplificarsi nel tempo; come "solo per giocatori hardcore" sia una cortina fumogena per la "bro culture"; come promuovere un senso di eccezionalità inibisca le persone dal parlare, perché dovrebbero solo accettarlo se amano la compagnia e i suoi giochi e come una leadership passiva che chiude un occhio può essere, in definitiva, la cosa più offensiva di tutte.".

Le parole di Strain sono sicuramente importanti e fanno da trampolino alla sua richiesta finale: la creazione di un sindacato per tutti i lavoratori dell'industria videoludica, inclusi anche i gradini più bassi della produzione.

Ricordiamo che Strain ora non è più un semplice sviluppatore, ma un dirigente, in quanto fondatore di Undead Labs: si tratta effettivamente del primo caso in cui un esecutivo chiede direttamente ai propri dipendenti di formare un'unione a difesa dei propri diritti.

"Accolgo con favore e con la mia piena approvazione e supporto la creazione e l'adesione ai sindacati per i miei dipendenti. Incoraggio inoltre la dirigenza delle aziende videoludiche, grandi e piccole, aziendali e indipendenti, a unirsi a me nel sostenere la sindacalizzazione come un passo concreto e attuabile verso il miglioramento del nostro settore. Come proprietario di uno studio, mi rimboccherò le maniche e lavorerò con gli organizzatori sindacali in uno spirito di collaborazione. Non vedo l'ora che arrivi il giorno in cui la gioia e l'amore per ciò che creiamo per i nostri giocatori, si rifletteranno anche nei nostri luoghi di lavoro.".

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La lettera aperta di Strain è lunga, ma merita la vostra attenzione: potete trovarla a questo indirizzo.

Voi cosa ne pensate? Secondo voi la faccenda Activision-Blizzard potrebbe diventare la prima pietra per un cambiamento epocale nella storia videoludica?

Fonte: IGN

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Marcello Ruina

Marcello Ruina

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