Last Stop - recensione

Non la solita storia...  

Giusto perché lo sappiate, da Variable State ci si può aspettare di tutto. Non solo storie all'apparenza incomprensibili con una trama avvolgente e un'interazione limitata ma funzionale alla sua proposta, bensì trame che s'intrecciano le une con le altre, stralci di vita e sensazioni che mostrano uno spaccato del mondo che per il mercato indipendente è davvero oro colato.

Con Last Stop lo studio di sviluppo con sede a Londra sembra proprio percorrere la direzione intrapresa con Virginia, che il nostro Alessandro Baravalle ha recensito in passato sulle nostre pagine.

Stavolta impersoniamo tre personaggi differenti tra loro nella Londra del 1985, un periodo di grossi cambiamenti e importanti vittorie sociali. John è un padre single di mezz'età stanco e sfruttato dal suo datore di lavoro, che gli rende la vita impossibile; Meena è invece una donna ambiziosa e in carriera, mentre Donna è una liceale alle prese con una sorella iperprotettiva, pronta a tutto pur di rovinarle la vita e i suoi anni spensierati.

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Londra resta sempre affascinante...

Tre esistenze diverse ma legate dagli strani eventi paranormali che avvengono nel cuore della capitale inglese, in una cornice ispirata che regala degli ottimi spunti di riflessione intrattenendo dall'inizio alla fine.

La trama è il fulcro nevralgico dell'esperienza, la reale essenza del titolo pubblicato dagli Annapurna. Non annoia, non è scontata e non è la solita storia ambientata in uno dei luoghi più affascinanti e storici d'Europa. Last Stop è ricco di colpi di scena e momenti esaltanti, nonostante si prenda il proprio tempo per ingranare dandoci così modo di conoscere i tre protagonisti, diversi tra loro in tutto per via delle loro esistenze tormentate, stanche e monotone.

È infatti la loro scrittura ad averci impressionati, capace non solo di esaltare e catturare la nostra attenzione, ma di portarci a razionalizzare su quanto siano imperfette le nostre vite. Last Stop non si perde in troppi fronzoli: tiene alta l'asticella qualitativa preferendo di gran lunga prendersi i suoi tempi per lasciarsi scoprire, impreziosendo la narrazione con alcuni riferimenti ai lavori passati del team.

Senza fare spoiler che potrebbero rovinarvi l'esperienza, Last Stop è commedia drammatica forte di un british humour apprezzabile assolutamente ben implementato. Il rapporto dei tre protagonisti con il mondo che li circonda è verosimile, tanto da essere uno dei punti più riusciti della produzione. Quello che però non abbiamo apprezzato è il ritmo, lento e mal diluito in alcuni passaggi.

Last Stop è un'avventura grafica con un gameplay intuitivo, già rodato a sufficienza da Telltale Games prima che fallisse, in cui è più importante avere la risposta pronta piuttosto che sparare con un fucile a pompa o uccidere un mostro impersonando un cacciatore. Muoviamo i tre protagonisti nelle aree del gioco e interagiamo con l'ambiente, compiendo i gesti più semplici per sopravvivere alla fitta giungla della metropoli londinese.

Rispetto ad altre avventure grafiche, Last Stop offre però dei momenti in cui è necessario premere più tasti contemporaneamente per compiere un'azione, come mangiare dei cereali o bere del latte caldo, correre verso un obiettivo oppure nascondersi dallo sguardo severo di qualche nostro collega in procinto di metterci in difficoltà col nostro datore di lavoro.

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I nostri tre protagonisti, probabilmente annoiati dalla monotonia.

Avanzando nell'esperienza, si presenteranno situazioni differenti in base a quello che affronteremo. I dialoghi, rilevanti per l'intera produzione, riveleranno i segreti di ciascun protagonista. Ovviamente non mancheranno le occasioni in cui prenderemo parte a una discussione accesa con un personaggio secondario o una comparsa, se non con l'Estraneo stesso, una figura misteriosa e affascinante.

Variable State è riuscita a sviluppare dei rapporti umani concreti, leali e realistici, riuscendo a convincerci pienamente. Non abbiamo avvertito frettolosità né momenti morti, a parte un ritmo altalenante in alcune situazioni che abbiamo comunque trovato gradevoli.

Come in qualunque altra avventura grafica che si rispetti, anche stavolta possiamo scegliere quale risposta dare alla controparte che abbiamo di fronte. In tal senso, la scrittura è di altissima qualità e fattura, seppure il ritmo narrativo si evolva frettolosamente.

Se ci fosse da fare una critica, andrebbe proprio a quest'ultimo. I primi episodi, lenti ma comunque assuefacenti, sono apprezzabili e introducono con cura ciascuno dei personaggi. Dal capitolo cinque in avanti pensiamo che la storia abbia mancato di mordente, con un epilogo tuttavia sorprendente che ci ha fatto alzare dalla poltrona.

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Donna è uno dei nostri personaggi preferiti, una ragazza forte e decisa a risolvere ogni mistero.

Al contrario di tante altre avventure narrative presenti sul mercato, Last Stop non ha la stessa profondità che potremmo trovare in un Life is Strange o in un Detroid: Become Human, l'esclusiva PlayStation sviluppata da Quantic Dream. Sfortunatamente, il titolo non permette scelte multiple, se non alla fine, limitando in questo senso la sua rigiocabilità. Un vero peccato, considerate le buonissime premesse della storia principale.

In definitiva, il gameplay è godibile quanto semplice, ben inserito nelle dinamiche del titolo e non risulta noioso, riuscendo a funzionare egregiamente dall'inizio alla fine, pur non innovando abbastanza e limitandosi parecchio.

La direzione artistica è invece il fiore all'occhiello del prodotto, una meravigliosa rappresentazione della capitale inglese in tutto il suo fascino. Ve lo assicuriamo, la controparte virtuale di Londra è reale e viva, un quadro stupendo grazie ai suoi colori vivaci in grado di incantare regalando degli scorci impossibili da dimenticare. Siamo rimasti a lungo nel parco giochi in compagnia di Molly, la figlia di John, a osservare i passanti che percorrevano rapidamente le strade londinesi, che abbiamo lasciato con una certa difficoltà.

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Last Stop segue le orme di altre avventure grafiche, giocando sul sicuro. Peccato che per scegliere si debba aspettare l'epilogo...

Sul lato tecnico non c'è nulla da eccepire, se non che il titolo sia fluido e giri a 30fps su Nintendo Switch Lite, la macchina su cui è stato testato per quasi dieci ore di gioco, una buona longevità. Ad averci convinto piacevolmente è il design dei personaggi, sebbene le espressioni facciali non siano particolarmente indimenticabili. A riguardo, avremmo preferito una maggiore cura di queste ultime, considerati gli standard odierni e di altri titoli simili.

Last Stop è un buon viaggio e una bella esperienza, un prodotto che si piazza nel mercato odierno con convinzione nonostante alcune piccole incertezze, causate probabilmente dalla grossa eredità rappresentata da Virginia, da cui Variable State sembra non riuscire a distaccarsi completamente. Qualora siate in possesso di una console Microsoft, sappiate che il titolo è presente nel fruttuoso catalogo GamePass.

Se però ne foste sprovvisti, il prezzo di base è fissato a 20,99 euro, un'acquisizione che potete fare in totale leggerezza. Se state cercando una buona avventura grafica che riesca a intrattenervi in attesa di un titolo blasonato o dello stesso genere, sappiate che Last Stop può fare al caso vostro.

7 /10

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Riguardo l'autore

Nicholas Mercurio

Nicholas Mercurio

Redattore

Classe '95, Nicholas ama i videogiochi difficili e gli RPG, non disdegna gli indie e fa incetta di titoli ogni volta che può, per riempire la sua preziosa collezione. Uno scapestrato, in tutto e per tutto.

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